La decisione

Perché Toti resta ai domiciliari, il Riesame boccia il ricorso: per i giudici “persiste la pericolosità”

Giustizia - di Redazione - 11 Luglio 2024

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Perché Toti resta ai domiciliari, il Riesame boccia il ricorso: per i giudici “persiste la pericolosità”

Giovanni Toti resta agli arresti domiciliari. Il presidente della Regione Liguria, tratto in arresto ormai lo scorso 7 maggio e accusato di corruzione e voto di scambio, si è visto respingere dal tribunale del Riesame l’istanza presentata dal suo legale, l’avvocato Stefano Savi.

Bocciatura completa, quella dei giudici di Genova, che aveva a disposizione anche delle “posizioni intermedie”: potevano, ed era probabilmente la speranza dello stesso Toti, applicare l’obbligo di dimora ad Ameglia, nella villa in provincia di La Spezia dove Toti vive, o il divieto di dimora a Genova, circostanza questa che avrebbe mantenuto in essere la sospensione dall’incarico di presidente della Regione come previsto dalla legge Severino.

Invece la pronuncia di giovedì mattina è durissima per il governatore, che ha trascorso ai domiciliari gli ultimi due mesi con ovvie ripercussioni per il governo della Regione. A nulla è valso anche l’annuncio della rinuncia alla candidatura per il terzo mandato in vista delle elezioni regionali in programma per l’autunno del 2025, data che appare comunque lontanissima.

Per Toti è il secondo “no” alla revoca dei domiciliari: prima del Riesame era stato il giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni a rigetta lo scorso 14 giugno la richiesta del legale del presidente ligure. Tra le motivazioni del gip c’erano quelle del pericolo di fuga e dell’inquinamento delle prove.

Perché Toti resta ai domiciliari

Nel documento di 33 pagine con il quale il Tribunale del riesame ha respinto oggi a Genova l’istanza di revoca degli arresti domiciliari, i giudici scrivono che è quella tecnico amministrativa e non quella “squisitamente politica” l’area in cui si inserisce “la persistente pericolosità di Toti al quale – non a caso – viene contestato di aver scambiato utilità economiche con l’adozione dei specifici provvedimenti amministrativi e non certo di aver adottato scelte ‘politiche’ nella sua veste di presidente della Regione“.

Secondo il collegio giudicante “persiste la concreta probabilità che l’indagato reiteri condotte di analogo disvalore confidando nel malinteso senso di ‘tutela del bene pubblicò cui ha ammesso di essersi ispirato all’epoca dei fatti nei rapporti che ha intrattenuto con Spinelli e Moncada e che, sulla scorta di un quadro gravemente indiziario nemmeno formalmente contestato, ad oggi risultano correttamente qualificate – sostengono i giudici del Riesame – in termini di corruzione”.

Per i giudici inoltre Toti potrebbe reiterare il reato “in quanto ha dimostrato di non aver compreso appieno la natura delle accuse“. Quanto alle ipotesi di corruzione, sono “sorrette da gravi indizi che Toti non ha inteso contestare“. E non riguardano “un illecito di natura veniale ove rapportate alle pubbliche funzioni di natura elettiva dal medesimo ricoperte, ma integrano un vulnus tra i più gravi che possano essere inferti al buon andamento dell’azione amministrativa, allo stesso rispetto della volontà popolare e ai diritti dei terzi“.

di: Redazione - 11 Luglio 2024

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