La coalizione di sinistra

Opposizioni unite, destra e Travaglio scatenati: fa paura l’alleanza di sinistra

Bisogna fare i conti con Conte, che la politica non l’ha mai conosciuta. E con Renzi, che la conosce benissimo ma ha sempre pensato che sia solo ed unicamente manovra e gioco tattico. A chi tocca fare questi conti? Soprattutto a Elly Schlein.

Editoriali - di Piero Sansonetti - 4 Luglio 2024

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Opposizioni unite, destra e Travaglio scatenati: fa paura l’alleanza di sinistra

C’è una favola di Esopo – forse la conoscete – che riassumo in poche righe. Un padre e un figlio si mettono in viaggio con un asino. Il figlio in sella all’asino, il padre a piedi. E la gente gli mormora dietro: “Che vergogna, quel ragazzo pigro e arrogante lascia il padre a piedi…”. Allora il figlio scende dall’asino e sale il padre. E la gente gli mormora dietro: “Che vergogna, il vecchio se la gode e lascia il ragazzetto a scarpinare…”. Allora il figlio sale anche lui sull’asino. E la gente gli mormora dietro: “Che vergogna, in due sulla gobba di quel povero asino, così lo stroncano..”. Allora tutti e due scendono. E la gente gli mormora dietro: “Che cretini, hanno un asino e vanno a piedi…”.

Più o meno Esopo, 2600 anni fa, fotografava l’atteggiamento attuale della stampa e degli opinionisti di vario genere nei confronti della sinistra e in particolare del Pd. Dopo le elezioni del 2022 rasero al suolo Letta colpevole di non avere fatto l’accordo coi 5 Stelle e con Renzi. Prima avevano raso al suolo Zingaretti colpevole di avere fatto l’accordo con i 5 Stelle e con Renzi. Hanno attaccato a palle incatenate la Schlein nelle elezioni amministrative e regionali dove non ha fatto l’accordo con i 5 Stelle e con Renzi. Ora mitragliano la Schlein, Conte, Magi e Fratoianni e tutti gli altri per avere fatto una riunione e persino una fotografia a Bologna lasciando intendere che un accordo tra i partiti e i gruppi di opposizione è possibile. Qual è il punto? Beh le ipotesi sono due (e in alcuni casi convivono). O i giornalisti, gli opinionisti, i politologi capiscono poco e niente di politica (e questo è molto probabile), oppure sono in malafede e lavorano per Bessarione. Cioè – mutatis mutandis – per Giorgia Meloni.

Il giornale di Travaglio ieri intitola: “Allons enfants dell’ammucchiata” ponendosi alla testa dei mormoratori di Esopo. È da un po’ di tempo che il Fatto si mostra molto più amico di Giorgia Meloni che dei leader dell’opposizione. Diciamo che lo fa da quando è risultato chiaro che il suo politico preferito (politico è una esagerazione voluta) Giuseppe Conte ha perso ogni probabilità di diventare il capo di una coalizione di sinistra. La sua idea, fino a qualche mese fa, era quella: costruire una coalizione raggruppata intorno al presunto carisma di Conte, che essendo uomo del tutto estraneo ad ogni cultura e convinzione politica poteva ben rappresentare una istanza populista e giustizialista in grado di ridimensionare il Pd e dare forma a una sinistra quasi uguale alla destra ma un pochino più statalista.

Poi le posizioni di Conte sono a mano a mano smottate, e oggi sono diventate quasi marginali. E di conseguenza Travaglio ha cambiato idea. Scrive quasi soltanto per prendere a sassate il Pd, che in pochi mesi ha conquistato la leadership dell’opposizione e questo a lui non piace. Naturalmente il tema delle differenze tra i vari partiti di opposizione esiste eccome. Ed è uno degli scogli che frenano la nascita di una sinistra nuova moderna e forte. Nello schieramento di opposizione ci sono quattro componenti. Una componente moderata e liberale, quella di Renzi e Calenda. Una componente tradizionalmente radicale, libertaria e granatista, anche se piccola, quella di Più Europa. Una componente socialista e di sinistra, quella della Schlein e di Avs. E infine una componente ibrida, in parte di sinistra in parte fortemente qualunquista che è rappresentata dai 5 Stelle.

Possono stare insieme? E’ chiaro che i programmi e anche le ideologie sono molto diversi, e che occorre trovare una mediazione. Ed è chiaro che questa mediazione deve trovarla il partito guida, che è il Pd, e che ha il diritto di dettare gran parte del programma ma evitando che questo sia incompatibile con le idee degli alleati. Le alleanze funzionano così. Si fondano sui compromessi. Sono indispensabili in due occasioni. Nel caso che il paese si trovi di fronte a una crisi drammatica che richiede una forma di unità nazionale. O nel caso che una legge elettorale fortemente maggioritaria consigli la formazione di due blocchi in grado di competere. Alle ultime elezioni politiche si formò solo il blocco della destra, gli altri partiti andarono in ordine sparso votati alla sicura sconfitta.

Ora si tratta di vedere se i partiti sconfitti riescono a costruire una alleanza. Non bastano le differenze a impedire un’alleanza. Alla fine degli anni ‘70 l’Italia fu governata da una coalizione dentro la quale c’erano Pietro Ingrao insieme a Forlani e Piccoli e Gava. la sinistra della sinistra del Pci e la destra democristiana. Quella coalizione realizzò il più clamoroso piano di riforme mai neppure immaginato da nessun altro governo italiano. E modernizzò l’Italia. Il problema è sempre lo stesso: per fare queste cose serve la politica e servono i politici. Oggi scarseggiano. Bisogna fare i conti con Conte, che la politica non l’ha mai conosciuta. E con Renzi, che la conosce benissimo ma ha sempre pensato che sia solo ed unicamente manovra e gioco tattico. A chi tocca fare questi conti? Soprattutto a Elly Schlein.

4 Luglio 2024

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