Il sì del Senato

Premierato, la riforma eversiva della destra: il piano Gelli era un esempio di democrazia…

Ora bisognerà passare dalla Camera e poi passare alla seconda lettura. La Riforma prevede l’elezione diretta del premier, che resta in carica 5 anni, e un premio di maggioranza ai partiti collegati al premier.

Editoriali - di Piero Sansonetti - 19 Giugno 2024 alle 08:00

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Premierato, la riforma eversiva della destra: il piano Gelli era un esempio di democrazia…

Ieri il Senato ha approvato la riforma costituzionale più folle del mondo. Con 109 voti a favore e 77 contro. Ha votato a favore la maggioranza con 7 defezioni. Ora bisognerà passare dalla Camera e poi passare alla seconda lettura. La Riforma prevede l’elezione diretta del premier, che resta in carica 5 anni, e un premio di maggioranza ai partiti collegati al premier. Questo è l’aspetto più evidentemente eversivo, perché rompe il principio non solo costituzionale – perché è un pilastro dello Stato di diritto – che stabilisce la separazione dei poteri.

Esecutivo e legislativo devono essere distinti. Di conseguenza in democrazia può esistere il premio di maggioranza oppure può esistere l’elezione diretta del presidente: le due cose insieme e dichiaratamente collegate delineano una situazione di evidente autoritarismo che cancella le opposizioni e concentra tutti i poteri nelle mani di una persona sola. Molto peggio della legge Acerbo (che era solo una legge elettorale) varata da Mussolini. Non è solo questo il difetto della riforma fortemente voluta da Giorgia Meloni. Ci sono nel testo della legge molti altri pasticci.

Ma quel che ferisce quasi ottant’anni di storia della Repubblica è la privatizzazione del potere in perfetto stile “Lollobrigida”. Spesso si usa citare il piano di “rinascita” di Licio Gelli come esempio di tentazione autoritaria. Ma quel piano, in confronto alla riforma Meloni era un esempio di democrazia… Contro il colpo di mano si era pronunciata recentemente la senatrice Segre. Ieri alle obiezioni della senatrice si sono associati un numero pauroso di costituzionalisti. Il loro appello nelle pagine del nostro giornale.

19 Giugno 2024

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