Le ammissioni in aula

Cosa ha detto Impagnatiello, la confessione sull’omicidio di Giulia Tramontano: “Le ho dato il veleno per procurale l’aborto”

Cronaca - di Redazione - 27 Maggio 2024

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Cosa ha detto Impagnatiello, la confessione sull’omicidio di Giulia Tramontano: “Le ho dato il veleno per procurale l’aborto”

Interrogato per la prima volta in aula davanti alla Corte d’Assise difilano nel processo in cui è imputato per l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano, Alessandro Impagnatiello dice di essere cambiato. L’ex barman che il 27 maggio 2023 uccise a coltellate la compagna 29enne nel loro appartamento di Senato (in provincia di Milano), incinta e al settimo mese di gravidanza, parla per una coincidenza del sistema proprio ad un anno dalla morte di Giulia.

Davanti a Loredana Femiano, madre di Giulia, al figlio Mario e alla sorella Chiara, che esce dall’aula quando Impagnatiello inizia l’interrogatorio, l’ex barman confessa l’omicidio. “Sì, ho ucciso Giulia Tramontano. Ho occultato il suo cadavere. L’ho uccisa la sera del 27 maggio”, dice rispondendo alle domande dei pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo.

Accusato di omicidio volontario pluriaggravato, Impagnatiello ha parlato quindi della sua relazione clandestina e contemporanea con un’altra donna. Doppia relazione che faceva parte di quello che definisce “un infinito castello di bugie”.

Quando Giulia, il giorno del delitto, gli diede appuntamento all’Armani Caffè dove lavorava per un incontro a tre con l’amante, lui le aveva chiesto di rinviare alla domenica perché non voleva che tutto ciò avvenisse mentre lavorava: “Non volevo essere umiliato, tenevo alla mia immagine sul posto di lavoro. Sul lavoro avevo una certa responsabilità con lo staff, ci tenevo particolarmente all’immagine e alla stima che i colleghi avevano di me. Era il posto dove passavo la maggior parte del mio tempo”.

L’omicidio di Giulia Tramontano

Quindi il delitto. Impagnatiello racconta in aula di essere tornato a casa in attesa del rientro di Giulia, di aver fumato cannabinoidi: “Giravo per casa, sono sceso a camminare, ho fumato, credo di essermi fatto una doccia. Ho cercato di mangiare ma non ci riuscivo. Stavo facendo tutto e non facevo niente. Ero molto agitato per il trauma della mia vita distrutta, della mia immagine distrutta, dei familiari, di tutti”.

Quindi il faccia a faccia, ultimo e fatale, con Giulia. “È entrata in casa e c’era un clima distaccato. Abbiamo parlato un quarto d’ora senza toni accesi. In quel momento lì non potevo trovare più giustificazioni, non potevo più trovare altre verità. Giulia era la mia vita, mi disse che se ne sarebbe andata via di casa, che sarebbe tornata a Napoli e che io di quel bambino non avrei mai più avuto notizia, non avrei mai saputo se avesse avuto gli occhi chiari o castani. Tirava fuori la realtà dei fatti nel confermarmi che la nostra relazione era finita e che non avrei mai visto il bambino. Così, ha distrutto definitivamente ogni mia ancora di salvataggio, ogni appiglio a cui potere aggrapparmi”.

L’omicidio avviene nel salotto. Poco prima Giulia stava preparando qualcosa per sé in cucina, ferendosi leggermente ad un dito mentre tagliava un pomodoro. “Le ho domandato cosa si fosse fatta, non mi ha detto nulla. Continuava a non rispondermi come se non esistessi, era ciò che lei provava in quel momento. Ero invisibile ai suoi occhi”, racconta Impagnatiello. Giulia va nella sala in cerca di cerotti, è qui che scatta qualcosa: “Mentre lei era abbassata verso il cassetto, io ero in piedi. Sono rientrato in cucina e ho visto che c’era un coltello. Mi sono posizionato immobile alle spalle di Giulia in attesa che si rialzasse. L’ho colpita”. Ai magistrati spiega di non ricordare quanti siano stati i fendenti, 37 secondo l’accusa: “La colpii al collo. Non ho mai saputo quanti fossero i fendenti, l’ho saputo da un servizio televisivo. Il numero dei colpi non sarà mai una informazione a me disponibile”.

 “Giulia ha avuto modo di difendersi?”, chiede il pm, e Impagnatiello risponde: “Non ce n’è stata occasione. È caduta a terra”. “Nessuna difesa?”. “No”, il commento secco di Impagnatiello.

Il tentativo di disfarsi del corpo

Dopo l’omicidio, Impagnatiello spiega di esser stato “avvolto da uno strato di insensata follia”. Parla quindi di “azioni illogiche”, come il tentativo di far sparire il corpo di Giulia “cercando di dare fuoco al cadavere nella vasca da bagno. Ho trascinato il corpo dalla sala alla vasca”. Il corpo della fidanzata viene quindi spostato dalla casa alla cantina. “Era come se una parte di me cercasse aiuto, cercasse di essere vista da qualcuno. Perché ho spostato il suo corpo attraverso quattro rampe di scale, in una palazzina abitata da molte persone. Era come se sperassi che qualcuno mi vedesse, un vicino di casa, qualcuno che portava la spesa, come se volessi che qualcuno mi fermasse, mi scoprisse”.

Ma il corpo di Giulia continuerà a spostarsi. L’ex barman ammette in aula di aver “utilizzato l’auto con il cadavere a bordo” e di essere andato quel giorno “a pranzo da mamma con il cadavere di Giulia in macchina”.

Il veleno a Giulia Tramontano

Quindi la questione del veleno somministrato a Giulia. Anche qui Impagnatiello ammette di fronte alla corte di averlo fatto a partire dal mese di maggio, ma “in due occasioni, solo quelle”. I pm contestano invece una somministrazione iniziata ben prima, come confermerebbe anche l’esito dell’autopsia. Impagnatiello sul punto però conferma la sua versione: “Ho somministrato un singolo grano nel sonno, mentre Giulia dormiva. Era nel letto, andava a dormire molto presto. Ho preso questo granulo grande come un chicco di riso e l’ho depositato nella bocca di Giulia durante il sonno. Entrambe le volte. Non volevo far del male a lei, ero in totale trance, volevo provocarle un aborto”.

Le indagini hanno confermato le ricerche di Impagnatiello sul web sul tema “veleno”. A sottolinearlo in aula anche la testimonianza del luogotenente Giulio Buttarelli, in particolare ricerche come “ammoniaca feto”, “uccidere feto”, “veleno topi incinta.

di: Redazione - 27 Maggio 2024

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