L'inchiesta

Deportati nel deserto con furgoni forniti dall’Italia

Anche Marocco e Mauritania sbattono fuori ogni anno decine di migliaia di migranti nel deserto o in aree remote. Sia il Marocco sia la Mauritania hanno accordi con la Ue e con singoli Stati membri per bloccare i migranti prima che partano verso l’Europa. Le vittime sono sempre black people.

Cronaca - di Redazione Web

25 Maggio 2024 alle 14:23 - Ultimo agg. 6 Giugno 2024 alle 14:23

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Deportati nel deserto con furgoni forniti dall’Italia

Camminavano per strada, quasi sempre da soli. Sono stati rapiti, scaraventati in un furgone e fatti sparire. Deportati oltre confine. Nel deserto. I casi documentati sono avvenuti tutti in Tunisia, Marocco e Mauritania.

Ha passato al vaglio e trovato riscontri a ogni singola segnalazione un’inchiesta giornalistica compiuta da un gruppo di testate tra le quali El Pais, Der Spiegel, Le Monde e Washington Post.

Due soli particolari accomunano tutti i sequestri esaminati: tutti i deportati sono neri, tutte le deportazioni sono state effettuate in Paesi che ricevono valanghe di soldi dalla Ue per limitare le partenze dei migranti (ossia per evitarne l’arrivo in Europa).

Si legge nell’inchiesta svolta a da un gruppo di cronisti sul campo: “Nell’agosto 2023, l’Ufficio delle Nazioni Unite (unhcr) per i diritti umani ha messo sotto accusa il partenariato Ue-Tunisia perché quella che chiamava ‘la futura messa in atto’ della parte in merito alle intercettazioni in mare, alla gestione delle frontiere, alla lotta al traffico di migranti e alle politiche dei rimpatri – budget complessivo 100 milioni di euro per il primo anno – avrebbe potuto dar luogo, segnalava l’Unhcr, a eventuali violazioni del principio di non respingimento e dei diritti umani dei migranti, compresi i bambini”.

Il non respingimento è il principio della Convenzione di Ginevra secondo cui una persona che ha potenzialmente diritto alla protezione internazionale non può essere deportata in luoghi dove la sua vita è in pericolo, né gli può essere impedito di entrare in un Paese dove cerca protezione.

L’inchiesta dimostra, con documenti e tracciamenti satellitari consultabili, come sia infondata la difesa subito sfoderata di fronte al rapporto delle Nazioni unite dal Servizio europeo per l’azione esterna, il servizio diplomatico dell’Ue che, per bocca delle direttrice generale per gli affari globali, Belén Martinez Carbonell, ha subito assicurato: «La protezione e il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati sarà un elemento cruciale» della strategia del partenariato.

L’inchiesta fotografa invece con numeri e video quel che i sopravvissuti raccontano quando arrivano in Europa: le espulsioni di massa sono sistematiche, avvengono dopo veri e propri rastrellamenti e non riguardano solo la Tunisia.

Anche Marocco e Mauritania sbattono fuori ogni anno decine di migliaia di migranti nel deserto o in aree remote. Sia il Marocco sia la Mauritania hanno accordi con la Ue e con singoli Stati membri per bloccare i migranti prima che partano verso l’Europa. Le vittime sono sempre black people.

Si legge nell’inchiesta: “Vengono arrestati arbitrariamente dopo essere stati intercettati in mare o alle frontiere, presi nelle loro case o fermati per strada, poi abbandonati a centinaia di chilometri di distanza senza accesso ai beni di prima necessità. In Tunisia, come in Marocco e Mauritania, le nostre ricerche dimostrano che l’Unione europea è consapevole del fatto che queste operazioni vengano condotte sistematicamente e da anni, anche utilizzando equipaggiamenti donati dai Paesi europei nell’ambito di accordi di collaborazione internazionale”.

I cronisti hanno verificato che alcuni dei mezzi di trasporto usati dal governo tunisino per deportare i sequestrati neri nel Sahara sono quelli forniti dal governo italiano e dal governo tedesco.

“In Mauritania non esistono dati sulle espulsioni dei migranti alla frontiera in zone remote o desertiche – si legge nell’inchiesta – e in Marocco si stimano circa 57 mila migranti arrestati all’interno del Paese, ma non esistono numeri sulle espulsioni ai confini terrestri. In Tunisia, la Garde Nationale ha comunicato di aver intercettato alla frontiera algerina e libica, nel solo primo quadrimestre del 2024, 21.462 persone, circa il quadruplo dei fermati nello stesso periodo del 2023. Nella sola Tunisia, attraverso foto, video e testimonianze, nel periodo tra il luglio 2023 e maggio 2024 abbiamo verificato 11 casi in cui le forze tunisine hanno espulso gruppi di persone in zone remote o desertiche nei pressi dei confini con la Libia e con l’Algeria, due casi di espulsioni all’interno del Paese e una consegna di migranti dalle forze tunisine alle milizie libiche”.

25 Maggio 2024

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