L'inchiesta di Firenze

Per Mario Mori continua la persecuzione, indagato per le stragi mafiose del 1993: “Vogliono farmi morire sotto processo”

Cronaca - di Redazione - 21 Maggio 2024

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MARIO MORI
MARIO MORI

A pochi giorni dall’anniversario della strage dei Georgofili avvenuta il 27 maggio del 1993, dove morirono cinque persone, e nel giorno del suo 85esimo compleanno, Mario Mori rivela di essere indagato per le stragi mafiose che segnarono quell’anno.

Nel giorno del mio 85esimo compleanno ho ricevuto, dalla Procura della Repubblica di Firenze, un avviso di garanzia con invito a comparire per essere interrogato in qualità di indagato per i reati di strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo internazionale ed eversione dell’ordine democratico”, scrive infatti in una nota l’ex generale dei carabinieri, sotto inchiesta per gli attentati mafiosi di Roma, Milano e Firenze del 1993.

Le accuse contro Mori

Mori spiega che i magistrati di Firenze gli contestano che “pur avendone l’obbligo giuridico, non avrebbe impedito mediante doverose segnalazioni e denunce all’autorità giudiziaria, ovvero con l’adozione di autonome iniziative investigative e preventive, gli eventi stragisti di cui aveva avuto anticipazioni“, poi verificatisi a Firenze, Roma e Milano, nonché il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma.

In sostanza per i pm di Firenze Mori, pur essendo a conoscenza degli attentati, non avrebbe fatto nulla per impedirli. Secondo l’accusa ad informare l’ex generale dei Carabinieri dei progetti stragisti di Cosa Nostra sarebbe stato “nell’agosto 1992 il maresciallo Roberto Tempesta informato dall’esponente della destra eversiva Paolo Bellini che gli avrebbe anticipato le bombe al patrimonio storico, artistico e monumentale e, in particolare, alla torre di Pisa”. Quindi, qualche tempo dopo, anche il pentito Angelo Siinodurante il colloquio investigativo – scrivono i pm – intercorso a Carinola il 25 giugno 1993, che gli aveva espressamente comunicato che vi sarebbero stati attentati al Nord”.

La persecuzione giudiziaria

Durissima ovviamente la reazione di Mori, che da comandante del Ros dei Carabinieri ha già dovuto affrontare i processi sulla presunta trattativa Stato-Mafia e per la perquisizione ritardata nel covo di Totò Riina, da cui è uscito assolto dopo anni di gogna.

Tema questo su cui Mori ritorna. “Dopo una violenta persecuzione giudiziaria, portata avanti con la complicità di certa informazione e durata ben 22 anni, che mi ha visto imputato in ben tre processi, nei quali sono stato sempre assolto, credevo di poter trascorrere in tranquillità quel poco che resta della mia vita”, spiega infatti l’85enne Mori. Ma “certi inquirenti continuano a proporre altri teoremi, non paghi di 5 pronunce assolutorie e nemmeno della recente sentenza della Suprema Corte che, nell’aprile scorso, ha sconfessato radicalmente le loro tesi definendole interpretazioni storiografiche. – aggiunge Mori – Per questo motivo, quei giudici della Cassazione sono stati duramente criticatati dal consesso dei lottatori antimafia nella totale indifferenza del Csm che, dinnanzi a questi violenti e volgari attacchi, tace a fronte di questo disegno che ha come unico obiettivo quello di farmi morire sotto processo”.

Tra l’altro l’invito a comparire è stato fissato per il prossimo 23 maggio, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci: Mori spiega che “verosimilmente verrà rinviato poiché il mio difensore ha comunicato alla Procura di Firenze di non poter essere presente per concomitanti impegni professionali a Palermo“.

di: Redazione - 21 Maggio 2024

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