Il film a Cannes

Limonov, Serebrennikov dà voce a chi dissente: “Il cinema smuove le coscienze”

Il regista Serebrennikov riceve 7 minuti di applausi per il suo “Limonov” storia dell’attivista politico nemico di Putin. “Il cinema smuove le coscienze”

Cinema - di Chiara Nicoletti - 21 Maggio 2024

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Limonov, Serebrennikov dà voce a chi dissente: “Il cinema smuove le coscienze”

Doveva essere una ballata, una trasposizione fedele del romanzo di Emmanuel Carrère, edito da Adelchi ma Limonov, film in concorso alla 77esima edizione del Festival Cannes, è diventato un manifesto contro la guerra in Ucraina.

Co-prodotto dall’Italia con la Wildside di Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa e prossimamente in uscita in Italia con Vision Distribution, Limonov è un progetto commissionato al regista russo Kirill Serebrennikov con l’inglese Ben Whishaw nei panni del dissidente, scrittore e attivista politico russo Ėduard Limonov pseudonimo di Ėduard Veniaminovič Savenko, scomparso nel 2020.

Nato nella piccola cittadina di Dzerzhinsk, al confine con l’Ucraina, Limonov ha fondato il quotidiano nazionalbolscevico Limonka e nella sua vita, come il film racconta, è stato un militante rivoluzionario, un delinquente, uno scrittore underground e persino il maggiordomo di un miliardario a Manhattan.

È stato anche un poeta, un amante delle belle donne, un guerrafondaio, un attivista politico e un romanziere che ha scritto della propria grandezza. La storia della vita di Eduard Limonov è un viaggio attraverso la Russia, l’America e l’Europa durante la seconda metà del XX secolo.

7 minuti di applausi nella sala più grande del Palais de Festival dopo la visione del film e subito un messaggio da Serebrennikov al popolo del cinema e non solo, là fuori: “grazie … grazie per gli applausi… grazie per essere qui e per aver invitato il nostro film, che dopo un lungo, lungo, troppo lungo viaggio, finalmente è arrivato qui. Purtroppo il cinema non può fermare le guerre. Ma l’arte può aiutare le persone a capire e a fermare la violenza che travolge oggi il mondo. Probabilmente sono un romantico, ma credo ancora in questo”.

È ottimista il regista di La moglie di Tchaikovsky, nonostante la guerra in Ucraina abbia bloccato le riprese del film previste a Mosca. “Eddie” Limonov nel film dice ad un certo punto: “La Storia non è morta e tornerà a colpirvi a calci nel sedere”.

Mai frase fu più profetica sui corsi e ricorsi storici e la ripetitività dei conflitti. “Non sapevamo che sarebbe diventato così importante raccontare la storia di Limonov – sottolinea Serebrennikovabbiamo iniziato con la storia di un ribelle punk e contraddittorio, ma durante i quattro anni di lavorazione del film, è cominciata la guerra ed è stata un evento enorme e doloroso per me. Mi ha fatto lasciare il mio paese, ho dovuto cambiare la mia vita completamente e la guerra ha impattato nel nostro progetto e ha trasformato questo film in qualcos’altro. Dico sempre che non siamo noi che abbiamo fatto il film ma è il film che si è realizzato da solo”.

La presenza del regista e queste sue parole lo fanno sembrare in grado di darci delle risposte sul perché degli avvenimenti che riguardano la sua terra tanto da chiedere lumi su cosa stia veramente accadendo in Russia, in Ucraina, in Georgia:Quello che sta succedendo in Russia sta peggiorando di giorno in giorno, la guerra è ancora in corso, gli oppositori al regime vengono eliminati. Due artiste, la regista e poetessa Evgenija Berkovič e la drammaturga Svetlana Petrijčuk sono state arrestate per aver messo in scena semplicemente uno spettacolo, non sono delle dissidenti, erano delle artiste libere.Capisco che l’arte non interessa a chi si occupa della guerra e di assassinare la gente, mentre il mondo intero non riesce a fermare questa gente. Tutti chiedono al governo russo di fermare la guerra, ma chi è al potere non ascolta. Dovremmo chiederci perché siamo così impotenti di fronte alla cattiveria”.

Scelta insolita quella di un attore inglese per un film su di uno scrittore russo. Le ragioni stanno nell’internazionalità del progetto. Ben Whishaw, in perfetta sintonia con Serebrennikov descrive il suo lavoro di preparazione: “Pensavamo di girare un tipo di film su un uomo, che poi è diventato altro. Per me è stato importante non giudicarlo, ma capire come attore che emozioni sentiva. Mi sono gettato anima e corpo dentro a questo ruolo. Ho letto il libro di Emmanuel Carrère, ho visto alcuni suoi video e sono reperibili materiali di quando era a Parigi e Mosca. Ho letto anche i suoi libri tradotti in inglese. Ho fatto molto affidamento sulla visione di Kirill e la sua regia. Visto che Carrère l’ha chiamata una ballata questo ci ha reso liberi di creare e interpretare il personaggio con libertà”.

Aggiunge concordando Serebrennikov: “Il film non rappresentata del tutto la vera vita di Limonov ma è un adattamento creativo del libro di Carrère”.

Limonov porta avanti il pensiero che “la rivoluzione sia bellissima” ed i suoi modi, come mostra il film, sono sempre stati orientati alla guerra ed alla violenza.

Commenta il regista: “mi associo al bisogno di rivoluzione però che sia non violenta, i fiumi di sangue non mi interessano. Per quel che riguarda la politica, attingo dalle stesse vostre fonti ma stiamo effettivamente avvicinandoci alla visione che voleva Limonov, il quale auspicava un ritorno dell’Unione Sovietica”.

21 Maggio 2024

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