Il caso anche in Parlamento

Seif Bensouibat, l’educatore algerino rinchiuso in un Cpr e a rischio espulsione: colpa dei post pro-Palestina

Giustizia - di Carmine Di Niro - 20 Maggio 2024

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Seif Bensouibat, l’educatore algerino rinchiuso in un Cpr e a rischio espulsione: colpa dei post pro-Palestina

Seif Bensouibat è uscito dal Cpr romano di Ponte Galeria, ma sul suo futuro in Italia ci sono ancora grosse ombre, essendo ancora in piedi il processo di espulsione e di revoca dello status di rifugiato.

Il Tribunale di Roma, come reso noto dalla Garante dei detenuti di Roma Valentina Calderone, non ha infatti convalidato il trattenimento presso il Centro di permanenza per i rimpatri dell’educato algerino che da giovedì era rinchiuso nel Cpr romano.

Difeso dagli avvocati Arturo Salerni e Flavio Rossi Albertini, i due legali hanno annunciato ricorso contro la revoca dello status di rifugiato.

Seif in un Cpr per i post su Gaza

Seif, 30enne cittadino algerino e rifugiato politico in Italia dal 2013, da anni educatore del liceo romano Chateaubriand, è finito al centro di una vicenda a dir poco incredibile. Lo scorso 16 maggio l’avvocato Flavio Rossi Albertini aveva denunciato come Seif fosse stato raggiunto da un provvedimento di revoca dello status di rifugiato, con conseguente espulsione dal territorio nazionale perché ritenuto persona pericolosa per la sicurezza dello stato italiano, provvedimenti notificati dalla Digos. Per questo Bensouibat era stato trasferito nel Cpr di Ponte Galeria.

Provvedimenti dovuti alla pubblicazione da parte di Seif, nel gennaio scorso, di alcuni “post rabbiosi, carichi di risentimento per la potenza coloniale israeliana e noi confronti dei suoi alleati paesi occidentali” in riferimento a video provenienti dalla Striscia di Gaza, dove da ottobre è in corso un violento attacco dell’esercito israeliano come “risposta” all’attacco terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre.

Le indagini e la revoca dello status di rifugiato

Opinioni, spiega l’avvocato all’Ansa, pubblicate “su una chat chiusa alla quale partecipavano amici e colleghi dello stesso, mai su Facebook o su siti aperti. In conseguenza di tali esternazioni giunte a conoscenza dell’istituto francese e prontamente comunicate alla Digos, Bensouibat è stato dapprima sottoposto a perquisizione domiciliare alla ricerca di armi ed esplosivi, e successivamente a distanza di pochi giorni convocato in Questura e informato dell’avvio a suo carico di una indagine penale e del procedimento di revoca dello status di rifugiato con relativa convocazione innanzi alla Commissione Territoriale per il primo febbraio”.

Dopo circa due mesi “trascorsi in totale libertà nel corso dei quali ha proseguito a svolgere le sue ordinarie mansioni, tranne quella lavorativa essendo stato nel frattempo licenziato dal liceo francese sempre a causa dei post“, giovedì scorso gli agenti della Digos di Roma hanno raggiunto Seif nella sua abitazione per notificargli l’atto. “Il provvedimento motiva la pericolosità del Seif mediante una lettura comparata dei post con il pericolo del terrorismo religioso di matrice Jihadista, con il fenomeno dei lupi solitari, della radicalizzazione solitaria evidentemente ritenendo che i moti di sdegno, anche scomposti, urlati e rabbiosi per quanto avviene in terra palestinese possano essere ricondotti all’Isis e alla propaganda religiosa“, spiega Rossi Albertini.

Il “buco nero” del Cpr di Ponte Galeria

Domenica mattina Emanuela Droghei, consigliera regionale dem e coordinatrice della segreteria del Pd Roma, era riuscita ad entrare nel Cpr di Ponte Galeria e incontrare Seif Bensouibat. Droghei ha voluto accertare di persona le condizioni di Seif e del Cpr: “La situazione generale della struttura è drammatica. Le condizioni sono sempre le stesse: persone che non comprendono le ragioni per le quali sono detenute, stato di igiene compromesso, moltissime persone malate, mancano lenzuola (di carta) di ricambio. I cpr sono dei veri e propri buchi neri, luoghi vergogna del nostro Paese“, ha raccontato all’Ansa Droghei.

Quanto alla storia di Seif, per la consigliera regionale Dem il 30enne algerino “è finito in una situazione kafkiana. Mi auguro che la vicenda si risolva il prima possibile. Seif se per oltre 10 anni ha avuto lo status di rifugiato politico, evidentemente non può tornare nel proprio Paese di origine. È una persona integrata in Italia, un educatore. Credo che abbia diritto di tornare alla propria vita”.

Il caso di Seif in Parlamento

Sulla vicenda di Seif il vicepresidente di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, Marco Grimaldi, ha presentato una interrogazione al ministro degli Interni Piantedosi. Per Grimaldi quella dell’educatore algerino è “una vicenda scioccante, non possono accadere simili cose in un paese democratico”. “Conseguenze drammatiche e inaccettabili in uno Stato democratico per un educatore ‘colpevole’ di aver scritto un post Pro-Palestina. Seif Bensouibat, professore algerino che per dieci anni ha lavorato come educatore nella prestigiosa scuola francese Chateaubriand di Roma é stato licenziato e ha perso il suo status di rifugiato dopo aver commentato con rabbia, sui social e in alcune chat private, il genocidio in atto a Gaza. Dopo una perquisizione durante la quale non è stata riscontrata nessuna irregolarità, é stato considerato una persona ‘pericolosa’. Nonostante sia incensurato e non abbia mai avuto problemi con la giustizia nella sua vita”, la denuncia di Grimaldi.

20 Maggio 2024

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