Il bilancio fallimentare

Giustizia, nessuna riforma e molta repressione: è questa la ricetta del governo manettaro

Nessun ddl pensato a via Arenula è stato approvato. La “riformina” Nordio è al palo in commissione, come quella sulle intercettazioni. Della separazione delle carriere, dopo tanti annunci, neppure l’ombra.

Giustizia - di Paolo Comi - 15 Maggio 2024

CONDIVIDI

Giustizia, nessuna riforma e molta repressione: è questa la ricetta del governo manettaro

Il governo Meloni ha giurato al Quirinale il 22 ottobre del 2022 ed il bilancio in materia di giustizia, a distanza di circa un anno e mezzo dal suo insediamento, è sostanzialmente fallimentare. È inutile girarci tanto intorno. Ad oggi, infatti, non risulta essere stato approvato alcun disegno di legge pensato dagli uffici di via Arenula, un record negativo che non ha molti precedenti nella storia repubblicana.

Il ddl 808, intitolato pomposamente “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare”, meglio noto come “riforma Nordio”, è incagliato da mesi in Commissione giustizia a Montecitorio e, difficilmente, vedrà la luce prima delle prossime elezioni europee. Anzi, visto il clima all’interno della maggioranza, c’è il concreto rischio che venga tutto rimandato a dopo l’estate.

La norma prevede piccole riforme, come l’abolizione del reato d’abuso d’ufficio, la riscrittura di quello di traffico d’influenze, la modifica dei provvedimenti cautelari e dell’avviso di garanzia, la non appellabilità delle sentenze di assoluzione da parte del pm in alcuni limitati casi.

Nulla di particolarmente significativo e che apporti modifiche di sistema all’ordinamento giudiziario, come la separazione delle carriere fra pm e giudici, la riforma del Consiglio superiore della magistratura, l’istituzione di una Alta corte disciplinare per evitare che i magistrati si giudichino fra loro, o al codice di rito per garantire l’effettiva parità fra accusa e difesa.

Si tratta di riforme, va detto, più volte annunciate dallo stesso Nordio in questi mesi come fondamentali ma di cui nessuno ha però ancora letto una riga. Un’altra riforma di civiltà e quanto mai necessaria in questi giorni è quella delle intercettazioni, anch’essa incagliata nei meandri del Parlamento.

La riforma, definita “bavaglio” dai pm e dai loro giornali di riferimento, prevede il divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare e delle telefonate penalmente irrilevanti. Quindi la quasi totalità di ciò che si legge sui giornali a proposito del caso Toti.

In questo scenario da disfatta, in materia di giustizia sono stati comunque approvati tantissimi provvedimenti. Il problema, purtroppo, è che sono provvedimenti “pensati” al Viminale, e quindi in ottica puramente repressiva e finalizzata al controllo di polizia, che hanno prodotto una girandola di nuovi reati, tutti con pene altissime.

Il primo di questi provvedimenti è il decreto “Rave” del 31 ottobre 2022 che prevede la reclusione da 3 a 6 anni di prigione e la multa da 1000 a 10mila euro per chi “organizza o promuove l’invasione di edifici o terreni al fine di realizzare un raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento”.

A seguire, il 10 marzo 2023, il decreto “Cutro” che ha modificato il testo unico dell’immigrazione, il dlgs Turco-Napolitano, inserendo l’articolo 12bis: “Morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”, punito con la reclusione da 15 a 24 anni. La pena arriva 30 anni in caso di morte di più persone.

Poi c’è il decreto “Giustizia”, il 105 del 2023, con il reato di “abbandono di rifiuti”, punito con l’ammenda fino a 10mila euro, raddoppiata in caso di rifiuti pericolosi. Una attenzione particolare è rivolta all’orso marsicano. Il testo prevede infatti il carcere fino a 2 anni per chi lo “abbatte, cattura o detiene”.

Merita di essere ricordata la legge 138, sempre del 2023, che ha introdotto nell’ordinamento, dopo l’omicidio stradale, il delitto di “omicidio nautico e lesioni personali nautiche gravi o gravissime”, con pene da 2 a 7 anni che arrivano fino a 12 se ci si trova in stato di ebbrezza o dopo aver assunto degli stupefacenti.

Fra i decreti ‘ispirati’ da Matteo Piantedosi c’è anche il “Caivano” che ha modificato il codice penale prevedendo un nuovo reato, il 421-bis,Pubblica intimidazione con uso di armi”, e la legge sulle armi del 1975, con l’introduzione del divieto di “porto di armi per cui non è ammessa licenza”.

Le pene, anche in questo caso, sono altissime e vanno dai 3 agli 8 anni di prigione. Poi ci sono aggravanti se il porto illegale avviene vicino a scuole, banche, parchi e stazioni. Il decreto Caivano ha previsto anche il 570-ter codice penale,Inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori”, con pene fino a 2 anni. La pena è di un solo anno se il minore, pur andando a scuola, fa delle assenze che non sono giustificate dai genitori.

Lo scorso novembre, all’indomani del conflitto in Palestina, è la volta del dl “Sicurezza”. Altro reato: “Detenzione di materiale con finalità di terrorismo”, con la reclusione da 2 a 6 anni per chiunque si procura o detiene materiale finalizzato a preparare atti di terrorismo. La reclusione è da 6 mesi a 4 anni per chi distribuisce, diffonde o pubblicizza materiale contente istruzioni per la preparazione e l’utilizzo di materie esplodenti, al fine di attentare all’incolumità pubblica.

Il dl modifica per l’ennesima volta in un anno il codice penale. Fra i nuovi reati, il 634bis: “Occupazione arbitrarie di immobile destinato a domicilio altrui”. Pene, tanto per cambiare, altissime: da 2 a 7 anni di prigione. Quindi, il 600-octies: “Induzione e costrizione all’accattonaggio”, con la reclusione da 2 a 6 anni, aumentata se il fatto è commesso con violenza o minaccia o nei confronti di minori di anni 16.

Segue il 583 quater: “Lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni, nonché a personale esercenti una professione sanitaria o socio sanitaria”, punito con la reclusione da 2 a 5 anni. Che passano da 8 a 16 in caso di lesioni gravissime.

Fra i nuovi reati, come non segnalare infine quello di “Rivolta in istituto penitenziario”, con pene da 2 ad 8 anni per chi la organizza, e da uno a 5 per chi vi partecipa. La pena arriva fino a 10 anni se viene fatto uso di armi.

In caso qualcuno resti ferito durante la rivolta, la pena arriva addirittura a 20 anni. Stesse pene se le rivolte vengono organizzate all’interno dei centri di permanenza o accoglienza dei migranti. E per fortuna che Carlo Nordio aveva la fama di essere un liberale e garantista…

15 Maggio 2024

Condividi l'articolo