Il caso di Dexter Reed

Il dramma di Dexter Reed, trucidato dagli sceriffi con 96 colpi di arma da fuoco perché guidava senza cintura

È morto ridotto a brandelli da 96 colpi di rivoltella sparati uno dopo l’altro da cinque poliziotti nel corso di 42 secondi. Meno di un minuto per il massacro.

Esteri - di Carlo Forte - 11 Aprile 2024

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Il dramma di Dexter Reed, trucidato dagli sceriffi con 96 colpi di arma da fuoco perché guidava senza cintura

Era un ragazzo di 26 anni. Nero. Abitava a Chicago. Si chiamava Dexter Reed. È morto ridotto a brandelli da 96 colpi di rivoltella sparati uno dopo l’altro da cinque poliziotti nel corso di 42 secondi. Meno di un minuto per il massacro. Non era ricercato, non era della mala, non era accusato di delitti. Cioè, di un delitto sì, ma uno di quelli che spesso ciascuno di noi commette: guidava senza cintura. Una pattuglia di polizia in borghese, a bordo di un’auto privata, gli ha tagliato la strada, i poliziotti sono scesi, hanno circondato la macchina di Dexter e gli hanno gridato che doveva scendere.

Puntandogli le rivoltelle. Lui probabilmente ha avuto paura. Nulla dimostrava che quelli fossero poliziotti, Ha detto che non scendeva. Ha messo la sicura. Secondo la polizia avrebbe estratto una pistola per difendersi e avrebbe sparato un colpo. Uno. La risposta è stata immediata. I proiettili hanno distrutto il finestrino e hanno ferito il ragazzo, lui è sceso dalla macchina a quel punto. Non aveva più la pistola in mano, era ferito gravemente ed è finito a terra. Loro hanno continuato a sparare, almeno altri 50 colpi.

È successo il 21 marzo. Ma solo ieri è saltato fuori un filmato ripreso proprio dalla telecamera di un poliziotto. Dal filmato non si capisce se davvero Dexter Reed abbia sparato un colpo. Si capisce che non c’era nessun motivo per ucciderlo. E anche che forse non c’era bisogno di circondare con le rivoltelle in mano un’auto solo perché il guidatore era senza cintura. Se vuoi amare l’America può farlo. Molti di noi la amano. Però devi saperlo che loro sono fatti così. Che c’è una parte vasta della popolazione americana che ritiene che la violenza, la furia, la sopraffazione, siano il sale della civiltà. E magari non guardano più i film western, ma nel vecchio west ancora vivono.

Tra loro, ad esempio, c’è il governatore del Missouri Mike Parson, 68 anni, repubblicano. Il quale l’altra sera si è trovato di fronte alla richiesta di clemenza di un detenuto cinquantenne, Brian Dorsey il quale stava per essere portato alla camera della morte. Brian ha trascorso 18 anni in prigione, si era pentito, aveva mantenuto un atteggiamento da detenuto modello, lavorava in carcere, era disperato per avere ucciso, tanti anni fa, sotto l’effetto della droga.

A suo favore si erano pronunciate settanta guardie carcerarie, un vescovo, molti educatori e persino uno dei giudici che lo aveva condannato. Tutti chiedevano al governatore di risparmiargli la vita. Il governatore ha detto no. No, non firmo la grazia. E allora hanno preso Mike, l’hanno legato a un lettino e gli hanno detto se voleva dire qualcosa. Lui ha rilasciato una breve dichiarazione di amore per tutti. Poi ha sorriso e loro gli hanno infilato un ago nella vena del braccio e lo hanno imbottito di barbiturici. È morto alle 18 e 15 dell’altra sera poco dopo la mezzanotte italiana. Il governatore Parson è stato informato. Era soddisfatto. È andato a cena. Cena leggera. Poi ha dormito tranquillo.

11 Aprile 2024

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