Favorevole Schlein

Settimana corta a lavoro: cos’è e come funziona la proposta di legge Conte, meno ore a parità di stipendio

Proposta in 7 articoli, possibilità di ridurre a 32 le ore di lavoro settimanali a parità di salario. Schlein segue l'avvocato del popolo: "La scelta è tra passato e futuro"

Economia - di Redazione Web - 25 Febbraio 2024

CONDIVIDI

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 30-01-2024 Roma Politica Presentazione del libro “Perchè guariremo” di Roberto Speranza Nella foto Giuseppe Conte, Elly Schlein January 30, 2024 Rome (Italy) Politics Presentation of the book “Perchè guariremo” by Roberto Speranza In the pic Giuseppe Conte, Elly Schlein
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 30-01-2024 Roma Politica Presentazione del libro “Perchè guariremo” di Roberto Speranza Nella foto Giuseppe Conte, Elly Schlein January 30, 2024 Rome (Italy) Politics Presentation of the book “Perchè guariremo” by Roberto Speranza In the pic Giuseppe Conte, Elly Schlein

Il leader del Movimento 5 Stelle, l’ex premier e “avvocato del popolo” Giuseppe Conte ha presentato in Commissione Lavoro alla Camera la proposta per introdurre la settimana corta a lavoro in Italia. Conte ne ha parlato nella sua diretta Facebook spiegando che l’obiettivo “è di ridurre in via sperimentale l’orario di lavoro da 40 a 32 ore a parità di retribuzione”. La proposta è sempre più al centro del dibattito sul mondo del lavoro negli ultimi anni: secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico oltre un certo limite, lavorare di più comporta una drastica riduzione della produttività. La proposta ha trovato favorevole la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein: un altro punto di convergenza per quello che potrebbe diventare il campo largo o progressista.

La settimana corta consiste nell’introdurre un regime con un giorno in meno di lavoro a parità di salario. Punta a migliorare la conciliabilità tra vita personale e professionale, il benessere dei lavoratori, la wellness aziendale e il tempo libero come un altro valore aziendale. Nella proposta di legge si ricorda che “alcuni contratti aziendali, in Italia e non soltanto, stanno già prevedendo la possibilità di articolare la prestazione lavorativa su soli quattro giorni settimanali: è una prassi ancora limitata, ma che si rispecchia nella tendenza a lasciare ai lavoratori più tempo per sé, nel rispetto della conciliazione tra vita e lavoro e soprattutto nella consapevolezza della condivisione di progetti e della valorizzazione di risultati per il benessere delle persone, per cui la responsabilità, la fiducia e l’organizzazione sono riconosciute, al pari della paga oraria, come valori economici e professionali della prestazione lavorativa stessa”.

La proposta Conte sulla settimana corta a lavoro

La proposta è organizzata in sette articoli, prevede la possibilità di ridurre a 32 le ore di lavoro settimanali a parità di salario e un limite massimo di spesa pari a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026 (triennio sperimentale) con incarico all’Istituto nazionale della previdenza sociale di monitorare l’andamento della spesa. Conte ha parlato delle statistiche positive sul grado di soddisfazione dei dipendenti e della produttività dell’azienda oltre che dei risvolti positivi dal punto di vista ambientale. “L’obiettivo è fare anche dell’Italia il prossimo Paese in cui sperimentare questa riforma e siamo pronti a confrontarci, spero ci sarà un dialogo sereno con le altre forze politiche”. La settimana corta è già una realtà in altri Paesi europei come Spagna, Francia e Germania.

“La stipula di specifici contratti per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario è affidata alle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, nonché alle loro articolazioni territoriali o aziendali. In più, garantisce ai datori di lavoro che avvieranno la sperimentazione un esonero contributivo a valere sia in caso di trasformazioni di contratti in essere sia di nuove assunzioni”, ha spiegato la cofirmataria della proposta e capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera, Valentina Barzotti, in un’intervista a Tag24. “La Pdl prevede, altresì, un meccanismo che consenta la diffusione di forme ridotte dell’orario di lavoro qualora manchi un contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative: in tal caso, almeno il 20% dei dipendenti dell’impresa o il datore di lavoro possono proporre un’ipotesi di accordo, che sarà poi sottoposto a referendum interno”.

La convergenza Conte-Schlein sulla settimana corta

“La scelta è tra il passato e il futuro – ha commentato la leader Pd Schlein – L’Italia è uno dei pochi paesi dove non c’è alcuna iniziativa legislativa che incentivi la sperimentazione sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Lo hanno fatto in Gran Bretagna dove 61 aziende hanno ridotto l’orario di lavoro a parità di salario. Lo hanno fatto in Portogallo dove 46 aziende hanno sperimentato la settimana corta di quattro giorni. Stessa cosa in Germania, in Spagna e Belgio”.

“Noi facciamo una proposta molto semplice – ha affermato Elly Schlein su Fb -: allarghiamo il Fondo nuove competenze, cofinanziato dal Fondo sociale europeo, introducendo anche la sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Scommettiamo sul modello della contrattazione collettiva tra imprese e sindacati per incentivare la settimana corta. Un fondo che aiuti chi stipula contratti per la riduzione dell’orario di lavoro attraverso un esonero contributivo del 30 per cento dei contributi previdenziali che si allarga al 40 per le prestazioni lavorative usuranti e gravose”.

Il parere degli esperti

In realtà in Italia si stanno già sperimentando delle forme di settimana corta a lavoro sulla scia delle esperienze europee. Un esempio è Lamborghini che ha introdotto una settimana di quattro giorni lavorativi per gli operai con una riduzione fino a 31 giornate all’anno a parità di stipendio. In Germania alcune aziende hanno introdotto i premi annuali in ore di lavoro da scalare dagli orari per esigenze di cure o formative.

L’ordinario di diritto del lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia Michele Tiraboschi ha commentato a Il Sole24Ore che nuovi fattori potrebbero influenzare tempi e spazi del lavoro in maniera decisiva nell’immediato futuro, come l’intelligenza artificiale e lo smart working. “Tempo e luogo del lavoro perderanno progressivamente centralità rispetto a obbiettivi e risultati. Se ben costruiti e monitorati, questi nuovi modelli organizzativi potranno contribuire a dare slancio alla produttività che in Italia è inchiodata da quasi tre decenni”.

25 Febbraio 2024

Condividi l'articolo