La mattanza

Detenuto incappucciato e pestato nel carcere di Reggio Emilia, l’avvocato Cimiotta: “Silenzio e indifferenza lunghi un anno”

Il prossimo 14 marzo è prevista l'udienza preliminare del processo. Gli agenti indagati sono accusati di tortura, lesioni e falso ideologico

Cronaca - di Andrea Aversa - 16 Febbraio 2024

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Detenuto incappucciato e pestato nel carcere di Reggio Emilia

È stato nominato dal presidente dell’Associazione Yairaiha ETS onlus. Quest’ultima è un’associazione che da anni si occupa e si preoccupa dei detenuti, dando sostegno alle famiglie e intervenendo su questioni riguardati i diritti degli stessi. L’avvocato Vito D. Cimiotta, si occuperà di costituire l’associazione stessa come parte civile nel procedimento penale che vede coinvolti a vario titolo diversi agenti della polizia penitenziaria del carcere di Reggio Emilia. La vicenda è esplosa dopo che sono diventate virali le immagini registrate dal sistema di video sorveglianza del penitenziario che hanno immortalato scene di vera mattanza.

Detenuto pestato nel carcere di Reggio Emilia

Stiamo parlando del caso che ha visto vittima un detenuto tunisino di 40 anni, Khelifi Lofti, incappucciato, steso al suolo e colpito diverse volte in svariate parti del corpo. Gli agenti sono stati indagati per falso ideologico in atto pubblico, tortura e lesioni. Il prossimo 14 marzo, avanti il Gup del Tribunale di Reggio Emilia, avrà inizio il processo. “Mi chiedo come sia stato possibile che un episodio del genere avvenuto nel 2023, sia diventato noto dopo un anno. Ritengo che la partecipazione e soprattutto la costituzione di parte civile delle associazioni sia fondamentale per far sentire la vicinanza a tutti i detenuti delle carceri italiane – ha spiegato al l’Unità l’avvocato Cimiottiridotti ormai in condizioni a dir poco disumane. Probabilmente la partecipazione ai processi potrà servire a stimolare il Governo a cambiare rotta sulla questione carceri“.

Agenti indagati per tortura, lesioni e falso ideologico

Del tema, di cui in questi giorni impera – tra le altre – l’emergenza suicidi, non si parla abbastanza e per risolverne i problemi si fa ancora meno. “Delle belle parole al vento non abbiamo cosa farcene – ha affermato il legaleNon c’è più tempo per i sermoni ed i discorsi filosofici, c’è solo tempo per agire, con proposte immediate e funzionali. I suicidi in carcere sono ad oggi 19 e l’Italia batterà quest’anno ogni record negativo. Proveremo a farci sentire dentro e fuori le aule dei Tribunali. Speriamo che tutte le altre Associazioni per diritti dei detenuti vogliano aggregarsi e sostenere le scelte di Yairaiha onlus. Forse solo così riusciremo a dare speranze a chi ormai le ha perse o sta per farlo“.

16 Febbraio 2024

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