Mattanza di Stato

Suicidio in carcere a Pisa, detenuto in semi libertà si è tolto la vita: è il 19esimo dall’inizio dell’anno

La nota di Francesco Oliviero, Segretario regionale per la Toscana del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). Se consideriamo anche il suicidio avvenuto nel Cpr di Ponte Galeria a Roma, ci troviamo di fronte alla 20esima persona in custodia dello Stato che si è tolta la vita nel 2024

Cronaca - di Redazione Web - 14 Febbraio 2024

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Suicidio in carcere a Pisa

Un detenuto si è suicidato ieri pomeriggio nel carcere di Pisa. lo rende noto il sindacato Sappe. Il detenuto, italiano, spiega in una nota Francesco Oliviero, segretario regionale per la Toscana del Sappe,”era sottoposto al regime di semilibertà, ossia aveva la possibilità di trascorrere parte del giorno fuori dall’istituto per poter espletare l’attività lavorativa. Era rientrato in istituto nel primo pomeriggio adducendo che non si sentiva bene. Verso le 17 il personale si recava nel reparto per prelevarlo ed accompagnarlo alla visita dal medico e lo trovava impiccato con un lenzuolo nel cortile dei passeggi. Inutili i tentativi di soccorso da parte del personale di polizia penitenziaria e dei sanitari“.

Oliviero ricorda che “il reparto dove sono ristretti i ‘semiliberi’ è all’interno dell’istituto ma staccato dalle sezioni detentive e considerato il regime detentivo non vi è una presenza stabile del personale di polizia. Un detenuto che decide di togliersi la vita è sicuramente una sconfitta per le istituzioni e non sono chiare le motivazioni di tale gesto considerato sia il regime della semilibertà a cui era sottoposto nonché il fine pena al 25 febbraio 2027“.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappechiunque, ma soprattutto chi ha ruoli di responsabilità politica ed istituzionale, penso in primis ai sottosegretari alla Giustizia Delmastro e Ostellari, ognuno per quanto di competenza per delega ministeriale, dovrebbe andare in carcere a Pisa a vedere come lavorano i poliziotti penitenziari. L’ennesimo suicidio di un detenuto in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono. È fondamentale dare corso a riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale“.

Il carcere Don Bosco di Pisa è purtroppo noto per le sue caratteristiche drammatiche. Come denunciato dal Presidente della Corte d’Appello di Firenze Alessandro Nencini durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, si tratta di una struttura nella quale vi è una, “situazione di sovraffollamento assai elevata, ben al di sopra del dato nazionale, stando alla data del 30 giugno 2023“. Il penitenziario è al secondo posto in Toscana anche per il numero di eventi autolesionistici (31) e per il numero delle aggressioni al personale della polizia penitenziaria (22  a giugno 2023). Ad ottobre scorso, dopo una relazione stilata dal Garante per i diritti dei detenuti della Regione Toscana Giuseppe Fanfani, il Consigliere comunale di Pisa Ciccio Auletta ha dichiarato:

Il sovraffollamento è un problema cronico – ha spiegato – oggi ci sono 260 persone detenute in un istituto che potrebbe contenerne 198: lo spazio vitale a persona è inferiore a 3 metri quadri. Sempre più drammatico, poi, il quadro delle carenze strutturali: nelle celle del piano terra le persone dormono inserendo bottiglie nei bagni alla turca per evitare che risalgano i topi durante la notte. Il garante – ha continuato Aulettalo ha detto a chiare lettere e ha parlato di un sistema di tutela assolutamente non idoneo – ha proseguito – così com’è carente la presa in carico delle persone che hanno problemi di dipendenza, che richiederebbe una più assidua presenza degli operatori del Serd. Eppure, dice il garante, in carcere girano un sacco di sostanze.

Il garante infine ha sottolineato un dato preoccupante: la maggior parte delle persone detenute ha tra 20 e 30 anni – ha affermato – questo deve allarmarci, anche per la presa in giro sulla struttura di accoglienza che il Comune dovrebbe approntare per dare ricovero alle famiglie in attesa dei colloqui, che da sempre fanno la fila in strada. L’abbiamo chiesta 10 anni fa e stiamo ancora aspettando. Per abbattere la recidiva bisogna costruire cittadinanza e l’unico modo per arrivarci sono i servizi per l’inserimento sociale e per l’accesso al lavoro e alla casa, ma l’amministrazione ha deciso di non considerare i detenuti come abitanti – ha concluso Aulettadenunciamo la latitanza del Comune dal 2014, quando presentammo alcune proposte d’intervento: l’atto è stato approvato e l’allora Giunta Filippeschi non ha fatto nulla; nel 2017 l’ha nuovamente approvato e ha continuato a fare nulla. Una tradizione che tristemente continua con la destra“.

14 Febbraio 2024

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