La rubrica

Gli agricoltori e il ministro Lollobrigida

L’ineffabile Lollobrigida, che è ministro per le note ragioni, cerca persino di stornare le proteste, inventando la favola che riguardano l’Europa e non il governo italiano. E dimentica bellamente che gran parte degli agricoltori, ormai fuori dall’orbita della filogovernativa Coldiretti, chiede le sue dimissioni per manifesta incapacità.

Editoriali - di Mario Capanna - 11 Febbraio 2024

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Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare se stessi.
(Gandhi)

Grande è l’eco suscitata dalle mobilitazioni… trattoristiche degli agricoltori. Persino al festival di Sanremo. Gli applausi dei cittadini al passaggio dei mezzi indicano una significativa condivisione degli obiettivi rivendicati dai lavoratori della terra. Ma la stessa sensibilità non sembra trovare riscontro nelle sedi istituzionali.

Vero è che la presidente Ursula von Der Leyen ha fatto una parziale autocritica circa l’impostazione della politica agricola europea, dato che le parole non costano nulla. A Roma Meloni ha convocato le sigle sindacali, contestate dai trattoristi, elargendo briciole al fine di dividere, con scarso risultato, il movimento degli agricoltori.

L’ineffabile Lollobrigida, che è ministro per le note ragioni, cerca persino di stornare le proteste, inventando la favola che riguardano l’Europa e non il governo italiano. E dimentica bellamente che gran parte degli agricoltori, ormai fuori dall’orbita della filogovernativa Coldiretti, chiede le sue dimissioni per manifesta incapacità.

Il ministro dell’Agricoltura dovrebbe prendere l’unica iniziativa sensata in questo momento: convocare intorno a un tavolo, insieme, gli agricoltori e i rappresentanti della grande distribuzione (da Coop a Esselunga, Conad ecc.).

E dire : “Signori, non si può andare avanti così, qui bisogna darsi una registrata. Tra il prezzo dei prodotti pagati in campo ai coltivatori – dal grano, al latte, alla frutta, agli ortaggi ecc. – e quello della loro vendita finale ci sono, mediamente, ricariche che vanno dal 300 al 450 per cento. La cosa non è sostenibile, né per gli agricoltori né per i consumatori, soprattutto le fasce di reddito medio-basse. Dunque bisogna calmierare i prezzi, ponendo un freno alla speculazione lungo la filiera della trasformazione e della vendita. E consentire un reddito onesto ai coltivatori. Ricordo a tutti che, in economia, l’agricoltura è definita, non a caso, settore primario. E’ la fonte originaria del cibo. Conclusione: il governo proporrà al Parlamento domani stesso una legge, come c’è ad esempio in Spagna, che impedisca di imporre agli agricoltori prezzi inferiori ai costi di produzione. Beninteso: la proposta di legge dovrà essere discussa con priorità veloce. E mi dimetterò, se non venisse approvata”. Accadrà mai un simile miracolo?

11 Febbraio 2024

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