La denuncia dell'Unicef

Guerra a Gaza, 600mila bambini sfollati e altri 128 morti

Netanyahu ribadisce: “La guerra non finisce finché non avremo eliminato i leader di Hamas”. E boccia la trattativa per la tregua: “Il rapporto di scambio tra detenuti e ostaggi non va bene”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli - 6 Febbraio 2024 alle 15:30

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Guerra a Gaza, 600mila bambini sfollati e altri 128 morti

Pensate ad una città italiana medio-grande, con 600mila abitanti. Pensatela popolata da 600mila bimbi sfollati. Circa 1,3 milioni di persone – tra cui 609.700 bambini – si trovano ora a Rafah e vivono sulle strade, nelle vie o ovunque trovino spazio. Molti sono esposti al freddo e all’umidità senza un riparo adeguato.

Così su X l’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia. «La situazione è indescrivibile», ha detto Said Hamouda, un palestinese fuggito dalla sua casa per Rafah. Con lui i suoi 4 bambini. L’altra notte l’esercito israeliano ha bombardato Rafah: uccise 128 persone, per lo più donne e bambini.

Netanyahu: «La guerra non finisce se non uccidiamo i leader Hamas»

«Dobbiamo uccidere la leadership di Hamas», la guerra nella Striscia di Gaza non può finire prima che ciò accada. Così, secondo quanto riporta Haaretz, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è rivolto ai membri del Likud durante una riunione del partito.

Secondo Netanyahu, l’obiettivo richiederà tempo, ma serviranno «mesi e non anni». Sempre secondo Haaretz, il deputato Danny Danon ha invitato Netanyahu a «cambiare approccio» e ha chiesto di vietare ai residenti di Gaza di trasferirsi nel nord della Striscia di Gaza. «Questo è l’unico risultato che abbiamo ottenuto nella guerra», ha detto.

Il premier israeliano: “Non accettiamo le richieste di Hamas per gli ostaggi”

“Hamas ha delle richieste sugli ostaggi che non possiamo accettare. Il rapporto di scambio fra ostaggi e detenuti palestinesi deve essere simile a quella dell’accordo precedente”. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu ribadendo che non farà un accordo “ad ogni prezzo”. Nei precedenti accordi il rapporto è stato di un ostaggio per tre detenuti palestinesi.

Israele, la Knesset boccia la mozione di sfiducia al governo

Il plenum della Knesset ha respinto la mozione di sfiducia al governo presentata dal partito di opposizione Yesh Atid. I ventuno membri dell’opposizione hanno votato a favore della mozione e nessuno ha votato contro, ma per l’approvazione della mozione sono necessari 61 voti.

Unrwa, in 4 mesi 100mila palestinesi uccisi, feriti o dispersi: “Si tratta del 5% della popolazione di Gaza”

“In 4 mesi di guerra, circa 100.000 persone a #Gaza sono state uccise, ferite o risultano attualmente disperse”. Lo ha scritto sul suo profilo X il Commissario Generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini.

Questo rappresenta quasi il 5% della popolazione. Puoi facilmente capire cosa significherebbe nella tua città o paese….”, ha scritto ancora Lazzarini, aggiungendo che “inoltre, circa 17.000 bambini sono non accompagnati o separati dalle loro famiglie. Oltre l’80% della popolazione è stata sfollata, nella maggior parte dei casi più volte”. “Un cessate il fuoco è in ritardo, è necessaria una traiettoria diversa per il bene delle persone a Gaza, in Israele, in altre parti della regione e oltre”, ha concluso.

La Spagna garantirà un finanziamento urgente di 3,5 milioni alla Unrwa

“La Spagna garantirà un finanziamento urgente di 3,5 milioni di euro all’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Palestina (Unrwa) per il mantenimento della sua attività a Gaza”. È quanto ha assicurato ieri il ministro degli Esteri, Jose Manuel Albares, in dichiarazioni riprese da Rtve, che ha informato dello stanziamento il commissario generale di Unrwa, Philippe Lazzarini.

Albares ha insistito sulla “situazione disperata” che si vive nella Striscia e sul rischio che in poche settimane Unrwa debba interrompere l’attività per i sei milioni di rifugiati palestinesi a causa della mancanza di fondi, sospesi da numerosi Paesi fra i quali l’Italia dopo le accuse di terrorismo nei confronti di nove dipendenti dell’agenzi

Per i bambini feriti a Gaza le associazioni chiedono un corridoio umanitario

La guerra a Gaza colpisce ogni giorno migliaia di bambine e bambini. E alcuni stanno arrivando in Italia in queste ore per curare le loro ferite, con degli adulti che li accompagnano. Le bambine e i bambini andranno negli ospedali italiani che hanno dato la disponibilità a prendersene cura.

Il governo italiano ha chiesto alle organizzazioni che promuovono i corridoi umanitari (Arci, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio e Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) di ospitarli, in attesa che sia attivato l’iter del loro riconoscimento come rifugiati.

“Le nostre organizzazioni, impegnate da sempre sul fronte dell’aiuto umanitario, hanno dato la disponibilità nell’immediato a questa azione umanitaria attivando la loro rete territoriale per trovare soluzioni che si facciano carico dei bambini e dei loro familiari”, si legge in un comunicato congiunto di Arci, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio e Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

“Auspicando un immediato cessate il fuoco e una risoluzione permanente del conflitto, ribadiamo al governo la nostra disponibilità e la necessità di attivare con urgenza un corridoio umanitario dalla striscia di Gaza per le persone in condizione di vulnerabilità che necessitano di interventi urgenti”, aggiunge la nota.

Missione militare in Mar Rosso: la denuncia dei pacifisti

“L’eventuale affidamento alle Forze Armate italiane del comando tattico della missione militare europea Aspides nel Mar Rosso è una pessima notizia. L’innalzamento del livello del coinvolgimento italiano nella missione aumenta il pericolo che il nostro Paese rimanga coinvolto, senza nemmeno poterlo scegliere, in una escalation militare non voluta o decisa altrove, che sia a Washington, a Teheran, a Tel Aviv, o in altro luogo.

La missione che dovrebbe essere approvata formalmente dal Consiglio Europeo il 19 febbraio si svolge senza un mandato dell’Onu e senza che sia stata tentata una azione diplomatica volta a proteggere davvero la navigazione, che invece viene messa ulteriormente a rischio proprio dalla militarizzazione. La partecipazione italiana si svolge quindi in contrasto con il dettato costituzionale.

Desta inoltre forte preoccupazione il fatto che il Governo ritenga di poter disporre una missione militare di tale portata senza una discussione e un voto parlamentare, costituendo un pericoloso precedente. Salutiamo con favore che tale discussione e voto sia stato chiesto anche dalle forze di opposizione e nel Parlamento e ci auguriamo che su questa strada si insista”. A sostenerlo è Rete Italiana Pace Disarmo (Ripd).

6 Febbraio 2024

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