Inchiesta a rischio crollo

Qatargate, altro colpo all’inchiesta. Il capo degli investigatori sul ‘pentito’ Panzeri: “Sappiamo che mente”

Esteri - di Redazione - 5 Febbraio 2024

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Eva Kaili, Pier Antonio Panzeri e Francesco Giorgi
Eva Kaili, Pier Antonio Panzeri e Francesco Giorgi

Ci sono nuove ombre sulla inchiesta Qatargate, l’indagine della magistratura belga su un presunto giro di corruzione e mazzette al Parlamento europeo. Nel mirino in particolare l’attendibilità di Pier Antonio Panzeri, l’ex eurodeputato socialista e “pentito”, sulle cui dichiarazioni e accuse si fonda l’inchiesta realizzata dal giudice istruttore belga Michel Claise, poi costretto a fare un passo indietro per un serio conflitto di interessi.

A gettare ombre sul ruolo di Panzeri ma soprattutto sulle sue dichiarazioni sono i documenti depositati oggi dalla difesa di Francesco Giorgi, uno dei principali indagati dell’indagine, ex assistente di Panzieri e marito di Eva Kaili, già vicepresidente del Parlamento europeo finita in carcere per l’inchiesta e arrestata in “flagranza di reato” il 9 dicembre del 2022 con modalità a dir poco controverse.

L’audio del poliziotto contro Panzeri

Agli atti c’è un audio che l’avvocato di Giorgi, Pierre Monville, che in una lettera lo attribuisce al capo degli investigatori del Qatargate. “Non crediamo a niente di quello che dice. Sappiamo benissimo che ci sta prendendo in giro. Ma esploderà tutto. Devi essere pazzo per avere fiducia nella giustizia oggi. Avrò fiducia nella giustizia il giorno in cui giudici e pm non saranno nominati politicamente”, dice il poliziotto nell’audio registrato da Giorgi durante una conversazione intrattenuta a maggio parlando del “grande accusatore” Panzeri.

Il risultato di queste ennesime scottanti rivelazioni sul modus operandi con cui è stata condotta l’indagine da parte degli inquirenti belgi potrebbe essere devastante: se Panzeri avesse detto il falso tirando in ballo tra gli altri lo stesso Giorgi, Eva Kaili, ma anche l’eurodeputato italiano del Pd Andrea Cozzolino o il collega belga Marc Tarabella, l’inchiesta potrebbe crollare.

La perquisizioni a casa di Giorgi

Il Corriere della Sera ricostruisce nel dettaglio la questione dell’audio di Giorgi. Il 3 maggio scorso l’ufficiale di polizia si reca a casa dell’ex assistente di Panzieri per riconsegnargli uno smartphone che gli era stato sequestrato. Pochi giorni prima il 27 aprile, mentre Giorgi veniva interrogato la polizia perquisiva la sua abitazione sequestrando gli appunti destinati alla difesa che stava preparando il suo avvocato Monville.

Ora avete accesso alle mie note confidenziali che avevo preparato con il mio avvocato. Non è normale”, si lamenta Giorgi. Eppure il capo degli investigatori mostra a Giorgi di non credere affatto alle dichiarazioni degli indagati, motivo della perquisizione: “Non siamo stupidi. Quindi sappiamo che ci stai mentendo, sappiamo che ci sono cose che non ci dici. Allora abbiamo detto ok, vogliamo giocare, giochiamo. Abbiamo fatto la stessa cosa con Panzeri. Non pensare che, per il fatto che lui dica delle cose e che lo filmiamo, noi gli crediamo”.

di: Redazione - 5 Febbraio 2024

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