Qatargate

Parla Eva Kaili: “In cella in isolamento senza acqua corrente, metodi non degni di uno stato di diritto”

La giornalista e politica greca coinvolta nel Qatargate. Ha visto sua figlia di 2 anni solo un mese dopo l'arresto. "Ho sofferto il freddo gelido perché mi è stato tolto il cappotto. Le confessioni ottenute sotto minaccia"

Esteri - di Antonio Lamorte - 4 Giugno 2023

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Parla Eva Kaili: “In cella in isolamento senza acqua corrente, metodi non degni di uno stato di diritto”

Eva Kaili ha raccontato in una lunga intervista a Il Corriere della Sera di non aver mai pensato di avvalersi dell’immunità parlamentare. Era vicepresidente responsabile delle relazioni dell’Unione Europea con i Paesi del Medio Oriente. È stata scarcerata dopo quattro mesi in cella e due ai domiciliari, arrestata perché lo scorso 9 dicembre dopo che avrebbe chiesto al padre di portare via da casa una valigia con 700mila euro in contanti. Per i magistrati erano soldi incassati con il marito Francesco Giorgi. La coppia aveva raccontato che quei soldi erano dell’ex parlamentare europeo Antonio Panzeri. Era stata arrestata nell’ambito del cosiddetto Qatargate, la presunta rete di corruzione legata a Qatar e Marocco che avrebbe fatto capo a Panzeri. A luglio la polizia belga scriveva però che “non ci sono elementi per dire che facesse parte dell’organizzazione”. È libera da pochi giorni.

“Subito dopo l’arresto, al commissariato di polizia sono stata messa in isolamento in una cella con luci e telecamera di sorveglianza sempre accese, senza acqua corrente. Ho sofferto il freddo gelido perché mi è stato tolto il cappotto. Ero preoccupata per la mia bambina, perché i primi giorni non mi è stato permesso di chiamare un avvocato, né la mia famiglia. Il carcere, però, non cambia ciò che siamo, è il modo in cui reagiamo ciò che ci definisce”.

Kaili racconta di aver voluto parlare anche per denunciare la condizione delle carceri in Belgio. “Invece di chiudere i centri penitenziari e ridurre l’uso della detenzione preventiva, si stanno costruendo carceri più grandi e le vecchie carceri vertono in condizioni disumane e sono sovraffollate. Pene più estreme non rendono una giustizia più giusta“. Ha raccontato che dopo aver saputo dell’arresto di Panzeri è andata nel panico. Sapeva che Panzeri riceveva donazioni, “data la sua esperienza negli affari esteri e nei diritti umani, ha avuto contatti con diverse persone di paesi terzi e attraverso la sua ong Figth impunity promuoveva una causa nobile”. Ha detto di non essere coinvolta nelle attività di Panzeri in Parlamento.

“Dopo più di un anno di indagini i miei conti correnti e le mie proprietà sono state controllate e sono risultate cristalline. Sulle banconote trovate non ci sono le mie impronte digitali. Con i miei avvocati dimostrerò la mia innocenza”. Giorgi era stato assunto da Panzeri quando aveva vent’anni, gli ha fatto da assistente e traduttore personale. Sostiene che le dichiarazioni di Panzeri, che ha detto che 250mila euro erano destinati a Kaili, “siano state ottenute sotto minaccia. “Il messaggio era chiaro: se fai i nomi, ti offriamo un accordo e liberiamo tua moglie e tua figlia dalla prigione. Sono metodi non degni di uno stato di diritto. Hanno fatto lo stesso con me. Dichiarandomi colpevole o facendo nomi importanti sarei tornata subito da mia figlia, ma dato che avrei dovuto mentire, non ho mai nemmeno pensato che potesse essere un’opzione”.

La Presidente del Parlamento Roberta Metsola le ha revocato subito la vice presidenza, nessuna presunzione di innocenza. Kaili ha potuto rivedere la figlia di due anni soltanto un mese dopo l’arresto. “Separare una madre per 4 mesi dalla figlia di 2 anni non solo è considerata una forma di tortura nei paesi fondati sullo stato di diritto, ma è in piena violazione della Convenzione sui diritti dei minori delle Nazioni Unite ratificata dal Belgio. Un minore non dovrebbe mai essere separato dai propri genitori se non c’è pericolo per la sua incolumità fisica o mentale. È una tortura inutile perché le indagini avrebbero potuto procedere allo stesso modo con me agli arresti domiciliari”. Ha ringraziato per il supporto Amnesty International Italia, Massimiliano Smeriglio e Deborah Bergamini. Ha intenzione di tornare in aula lunedì 11 giugno. “Nel momento nel quale l’onorevole Kaili varcherà la soglia dell’aula di Bruxelles, in quel preciso momento potremo dichiarare a voce alta che il Qatargate era una bufala”, ha scritto sull’Unità il direttore Piero Sansonetti.

“Credo che le aspettative create dai media fossero alte e le fughe di notizie selettive e illegali sulla stampa hanno trasformato i dibattiti televisivi mondiali in aule di tribunale. I giornalisti avevano le informazioni prima dei miei avvocati, il che ha portato a speculazioni estreme. Dopo tutti questi mesi non è venuto fuori nulla di nuovo. Il Parlamento ha protezioni che nessun lobbista può abbattere. Tuttavia, c’è una cosa inquietante che vorrei sollevare. Dal fascicolo giudiziario i miei avvocati hanno scoperto che i servizi segreti belgi avrebbero messo sotto osservazione le attività dei membri della commissione speciale Pegasus (che indaga sulle intercettazioni di leader europei fatte illegalmente dal Marocco, ndr). Il fatto che i membri eletti del Parlamento siano spiati dai servizi segreti dovrebbe sollevare maggiori preoccupazioni sullo stato di salute della nostra democrazia europea. Penso sia questo il vero scandalo”

4 Giugno 2023

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