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Dino Grandi: chi era il gerarca fascista interpretato da Alessio Boni in “La lunga notte”, la caduta di Mussolini e del Fascismo

La storia del gerarca e degli ultimi giorni del Duce e del regime nella serie tv "La Lunga Notte - La Caduta del Duce" in onda su Rai1

News - di Redazione Web - 30 Gennaio 2024

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COLLAGE DA LAPRESSE + RAI
COLLAGE DA LAPRESSE + RAI

Dino Grandi era stato un fascista della prima ora, seguace di Benito Mussolini, ex ministro della Giustizia e degli Esteri. È interpretato da Alessio Boni nella serie tv in onda su Rai1 La Lunga Notte – La Caduta del Duce che ricostruisce le ultime settimane di vita nel fascismo, prima dell’arresto del Duce Mussolini nel luglio del 1943. “Sto andando alla riunione del Gran Consiglio dove, come sai, cercherò di rimuovere il Duce e ripristinare la Costituzione”, le parole pronunciate dalla voce di Boni e indirizzate in una lettera alla moglie di Grandi, Antonietta.

Chi era Dino Grandi

Era nato a Mordano, Romagna. Frequentò la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna e fin da giovane si appassionò alla politica, cominciando a seguire Mussolini anche prima degli anni Venti. Si iscrisse ai Fasci di Combattimento e divenne direttore del settimanale L’Assalto, organo del movimento. Nel 1921 divenne segretario regionale del partito. A livello governativo Grandi ricoprì gli incarichi di sottosegretario all’Interno e agli Esteri, ministro degli Esteri, ambasciatore d’Italia nel Regno Unito e ministro della Giustizia. Divenne nel 1939 anche presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Grandi sposò Antonietta Brizzi, la coppia ebbe due figli. Franco e Simonetta. Dopo la caduta del fascismo si trasferì in Spagna, in Portogallo e infine in America Latina, dove visse soprattutto in Brasile. Morì nel 1988 a Bologna, nella casa che aveva comprato in centro storico, poco prima di compiere 93 anni. È sepolto nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna.

L’ordine del giorno di Grandi e la caduta di Mussolini e del fascismo

Il 10 luglio 1943 erano sbarcati gli Alleati in Sicilia. Mussolini aveva promesso di fermarli sul bagnasciuga. E invece circa 160mila uomini in quattro giorni avanzarono in Sicilia. Grandi nel rimpasto di governo del febbraio precedente era stato estromesso dal ministero della Giustizia. Anche Galeazzo Ciano, genero del Duce, era stato silurato dagli Esteri. Alcuni gerarchi si convinsero a sollevare il dittatore. Anche una maniera per staccarsi dalla Germania di Adolf Hitler, seguita nella Seconda Guerra Mondiale con la velleitaria ambizione di raccogliere i frutti dell’alleanza con il potentissimo Terzo Reich e di condurre una campagna parallela nel Mediterraneo che invece si rivelò un disastro.

Grandi fu tra i gerarchi che non si mobilitò al richiamo del Partito Nazionale Fascista per organizzare adunate nelle principali città italiane. Il Re Vittorio Emanuele, capo dello Stato, esitava a sollevare il Duce. Il Gran Consiglio venne convocato nel pomeriggio del 24 luglio – l’ultima volta era stata nel dicembre 1939. A redigere l’ordine del giorno Grandi: il documento puntava a chiedere al Re di riassumere il comando delle forze armate. Una maniera per ristabilire la Costituzione, quel potere era stato delegato al Duce nel 1940. Di quell’evento non rimase un verbale ufficiale.

Il testo di Grandi passò con 19 sì su 28 presenti. Il giorno dopo il Re annunciò a Mussolini che sarebbe stato sostituito. All’uscita da Villa Savoia, il 25 luglio del 1943, Mussolini venne fermato dai carabinieri e il maresciallo Pietro Badoglio venne dichiarato nuovo capo del governo. Il Partito Fascista venne sciolto nel giro di pochi giorni. La Lunga Notte prova a ricostruire questa storia, i pochi e ultimi giorni convulsi di un regime e del suo Duce sconvolti e battuti dalla guerra e dalla storia.

La serie Rai “La Lunga Notte”

La serie tv è stata diretta dal regista Giacomo Campiotti. A interpretare i ruoli dei protagonisti Alessio Boni (Dino Grandi) e Duccio Camerini (Benito Mussolini). Nel cast anche Ana Caterina Morariu, Aurora Ruffino, Marco Foschi, Lucrezia Guidone e Martina Stella nei panni di Claretta Petacci. “Il racconto delle tre settimane precedenti la notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 in cui si svolse l’ultima riunione del Gran Consiglio e che segnò la fine del regime fascista. La serie ripercorre i fatti che condussero a quel momento cruciale, raccontando la Storia con la S maiuscola insieme alle storie di uomini e donne che agirono da protagonisti e misero in gioco il loro destino oltre a quello del Paese”, recita il comunicato dell’ufficio stampa Rai.

“Grandi è morto nel 1988 a 93 anni, considerandosi ancora fascista. Fino alla fine – ha dichiarato Boni in un’intervista a Repubblica –  Era anche un maschilista convinto, come tutti quelli della sua generazione, eppure teneva in grande considerazione l’opinione della moglie. Ma soprattutto era un uomo dalla schiena dritta, uno che non abbassò mai gli occhi davanti a Mussolini. Fin dall’inizio: non era neanche favorevole alla marcia su Roma. Quella notte del ‘43, per la riunione del Gran Consiglio, entrò a Palazzo Venezia con due bombe a mano in tasca. Era pronto al suicidio, pur di far voltare pagina all’Italia”.

30 Gennaio 2024

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