L'intervista

Crisi del Mar Rosso, il broker De Simone: “Un danno per l’import di componenti tecnologici e per l’export dei cereali verso l’Asia”

La sua ditta, di Napoli, è presente sul mercato alimentare da oltre 20 anni. "Mettiamo in contatto venditori e compratori. La guerriglia scatenata dallo Yemen è un problema ma ha fatto calmierare i prezzi del grano proveniente da Est: Cina, Corea e Giappone costrette a rifornirsi di più in Usa e in Sud America. Tuttavia sono aumentati i costi dei prodotti finiti, come farina e pasta, che sono esportati in Asia. Il fronte ucraino da questo punto di vista va normalizzandosi"

Economia - di Andrea Aversa - 25 Gennaio 2024

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La crisi nel Mar Rosso sta causando gravi problemi al commercio globale. Gli attacchi degli Houthi che dallo Yemen hanno preso di mira le navi dirette allo stretto di Suez, ha costretto UsaGran Bretagna a guidare una coalizione che in più occasioni ha bombardato le postazioni dei ribelli sciiti. Il nuovo conflitto è scaturito come conseguenza, guidato dall’Iran per ‘procura’, della guerra esplosa tra Hamas Israele. Un duro colpo per l’economia mondiale dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Rispetto a questo contesto caotico e bellicoso, cosa sta accadendo all’import / export nazionale ed europeo e quali possono essere le prospettive sul lungo-medio periodo?

La crisi del Mar Rosso: ultime notizie

Ne abbiamo parlato con il Dottor Raffaele De Simone, titolare dell’omonima ditta che da oltre 20 anni svolge il ruolo di broker nel settore delle materie prime alimentari. Nello specifico in quello dei cereali, destinati sia alle industrie che producono mangimi, sia a quelle che li trasformano in cibo. “Mettiamo in contatto i venditori e i compratori – ha spiegato De Simonel’Unità – Il nostro compito è quello di trovare un prezzo più basso rispetto al mercato e ovviamente al rapporto tra domanda e offerta“.

Perché gli Houthi in Yemen attaccano le navi nel Mar Rosso

L’attività imprenditoriale di De Simone ha origine da quella familiare, iniziata con il nonno. La società è ben radicata a Napoli e in Campania. “Il porto di Napoli, insieme a quello di Bari e Ravenna – ha dichiarato De Simone – è uno dei fulcri per lo sbarco della merce“. Oltre a fornire un servizio in ambito commerciale, la sua ditta – su esplicita richiesta del cliente – può occuparsi anche di organizzare e sbrigare le pratiche di sosta e sbarco del cargo in arrivo. Per il broker napoletano la guerra in Medio Oriente ha fatto calare i prezzi dei cerali per il mercato europeo e aumentare quello dei prodotti finiti venduti in Asia.

Quali sono le conseguenze per i mercati

Ciò che sta accadendo nel Mar Rosso – ha affermato De Simone – sta creando un danno per le importazioni di materiali tecnologici e dei componenti automobilistici. Conseguenze ci sono anche per l’esportazione dei cerali verso i mercati asiatici. Ed è stato questo fenomeno che ha consentito l’abbassamento dei prezzi per l’Europa. Infatti, Cina, Corea e Giappone, hanno dovuto ridurre, per ora, l’acquisto della materia prima da Russia e Ucraina a causa dei costi raddoppiati. Questi paesi sono stati costretti a rivolgersi a Stati Uniti e Sud America“. In pratica, la domanda per il cereale ucraino è diminuita (quello russo non è in pericolo, le navi di Mosca – alleata di Teheran – non sono un obiettivo degli Houthi), l’offerta è aumentata e i costi per i paesi membri dell’Unione Europea sono calati. Ma non è tutto oro ciò che luccica, infatti, i prezzi dell’esportazione, ad esempio, di farina e pasta sono in rialzo.

Import, export e l’inflazione

Ma quali sono state le conseguenze logistiche causate dalla crisi del Mar Rosso? In pratica le navi container dirette da Occidente verso Oriente e viceversa, non possono più passare per Suez ma sono costrette a circumnavigare il Capo di Buona Speranza, in Sud Africa. Essendo questo un percorso molto più lungo, non solo l’attesa per l’arrivo delle merci è aumentata, ma sono lievitati i costi del nolo, ovvero del trasporto (più ore in mare vuol dire più consumi, più spese in generale), della sosta e dello sbarco.

Il fronte ucraino

E se il fronte medio orientale è al momento una polveriera, quello ucraino è in via di ‘normalizzazione’. “Già nell’ultimo anno – ha detto De Simone – i prezzi dei cerali sono calati. Piano piano il mercato sta tornado ai valori precedenti allo scoppio della guerra. La situazione è più sotto controllo perché la Russia ha smesso di bombardare porti e silos. Il Mar Nero è più sicuro. Quando era impossibile trasportare il cereale via mare, il commercio veniva fatto via terra, con i tir che da Est entravano nel cuore dell’Europa. Ma questo ha causato un’impennata dei costi, in quanto la quantità di cereali che puoi portare a bordo di una nave non è la stessa che puoi caricare su camion e treni. C’erano anche grosse difficoltà logistiche“.

Materie prime alimentari: i cereali in Europa, pasta e farina in Asia

Non è possibile, ad oggi – ha concluso De Simone – fare stime e prospettive rispetto al Medio Oriente, in quanto al momento quella zona è al centro di un conflitto. Qualche novità potrebbe esserci a novembre, con le elezioni Usa, soprattutto se dovesse vincere Donald Trump. Di sicuro c’è da augurarsi che l’inflazione non salga più del dovuto: per ora i tassi resteranno alti almeno fino a giugno, la Fed e la Bce non faranno altri tagli. Poi la speranza che inizino a calare è più che concreta. Già i costi di energia e carburante nell’ultimo periodo sono diminuiti“.

Una proposta di legge per l’Unione Europea

Infine, una notizia. L’Unione Europa potrebbe approvare una proposta di legge sostenuta dai paesi nei quali è molto forte la lobby degli agricoltori. Tra questi ci sono ItaliaPoloniaUngheria. Il provvedimento prevede un tetto massimo, fissato a 1 milione di tonnellate, per l’esportazione del grano tenero oltre il quale bisognerà versare una tassa. Se si resta al di sotto del milione, il dazio per l’import non dovrà essere pagato.

25 Gennaio 2024

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