La storia

Detenuto ha il permesso di andare dalla madre malata ma non c’è l’ambulanza: il corto circuito burocratico che nega i diritti

Cosma Palma ha 48 anni ed è affetto da diverse patologie. È detenuto a Milano a Opera ed ha sporto denuncia per trattamenti degradanti e disumani. Il magistrato di sorveglianza lo ha autorizzato di andare dal genitore. Ma il rimpallo delle responsabilità tra il Dap e l'autorità sanitaria lo sta penalizzando

Giustizia - di Andrea Aversa - 23 Gennaio 2024

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La storia di Cosma Palma detenuto malato a Opera

Cosma Palma, nato nel 1975 a Salerno, uscirà dal carcere nel 2039. Ha fatto il suo primo ingresso in un penitenziario a Secondigliano (Napoli) nel 2015. Deve scontare 24 anni in cella. Dopo un passaggio a Sulmona, oggi si trova detenuto a Milano, a Opera. Sua madre sta male, così tramite il suo avvocato Mauro Porcelli, ha fatto richiesta per ottenere un permesso e fare visita al genitore malato. La magistratura glielo ha accordato. Eppure, Palma ancora non è riuscito a tornare a casa per abbracciare la mamma e la sorella Paola. Il motivo? Non c’è la disponibilità di un’ambulanza che può trasportarlo dal capoluogo lombardo in Campania.

Il 48enne ha la necessità di essere trasportato con il mezzo di soccorso perché affetto da diverse patologie. Palma pesa 126 chili ed ha problemi polmonari e respiratori, soffre di cardiopatia, ipertensione, ansia, claustrofobia, diabete e arterite venosa. Il suo stato di salute è documentato all’interno di una perizia medica di parte. Per i sanitari il 45enne avrebbe bisogno di cure specifiche, di un’alimentazione ad hoc e di svolgere attività fisica. Tutte necessità che difficilmente possono essere soddisfatte in carcere. Non è un caso che all’interno di una lettera inviata alla sorella, Palma abbia espresso tutto il suo malessere.

Lo scorso mese di luglio, il detenuto ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica. A suo modo di vedere, sarebbe stato costretto a vivere in condizioni disumane e degradanti. In cella non starebbe ricevendo le cure necessarie e le istanze presentate dal suo legale, per accedere alle pene alternative, sono state respinte. Tale situazione, secondo i familiari di Palma, non farebbe altro che peggiorare il suo stato psicofisico. Già in passato, il detenuto ha compiuto gesti autolesionisti dovuti alla rabbia. La sorella Paola ha detto che il fratello avrebbe addirittura minacciato il suicidio.

Ed ora, oltre al danno la beffa. Contro una persona obesa, diabetica e cardiopatica, si è messa anche la burocrazia. Un paradosso fatto di norme contrastanti e di un continuo ping – pong giocato dalle istituzioni, incapaci di assumersi le dovute responsabilità. Così, c’è chi fa da scarica barile. Palma può recarsi dalla madre ma non c’è l’ambulanza. L’autorità giudiziaria non è colpevole perché il suo l’ha fatto: ha dato il permesso. E allora di chi è la colpa? Del Dap? Delle autorità sanitarie di Opera? Qualcuno dovrebbe rispondere. “Sto sollecitando la richiesta – ha spiegato l’avvocato Porcelli a l’Unitàal momento ci troviamo in una situazione grottesca, di stallo. L’unica certezza è il diritto negato al mio assistito“.

23 Gennaio 2024

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