La polemica

Perché Giuliano Amato ha lasciato la Commissione algoritmi

In occasione di un'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, il politico e giurista ha spiegato i motivi della sua decisione. Lanciata anche qualche frecciatina alla premier che ieri in conferenza stampa ha accusato il Presidente emerito della Corte Costituzionale

Politica - di Andrea Aversa - 5 Gennaio 2024

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Perché Giuliano Amato ha lasciato la Commissione algoritmi

La Commissione algoritmi, presieduta da Giuliano Amato, “è una commissione della presidenza del Consiglio, e visto che la mia nomina non risulta essere un’iniziativa della presidente del Consiglio lascio senz’altro l’incarico“. Lo annuncia, in un colloquio con il Corriere della sera, l’ex premier, aggiungendo una battuta: “Peccato, ci perdono qualcosa…Ma a me semplificherà la vita. Io non ho assolutamente parlato dell’elezione dei giudici della Corte. Ho evidenziato un altro problema, come sa chi ha letto davvero l’intervista.

Ho parlato dell’accoglienza delle decisioni della Corte, chiunque l’abbia eletta, e ad oggi in Italia non è mai stata la presidente del Consiglio a porre questa questione. Hanno cominciato altri esponenti della sua maggioranza, ma non lei“. Amato nell’intervista commentata dalla premier aveva anche parlato del rischio che le Corti Costituzionali siano additate come nemiche della collettività, citando il caso della Polonia, e “ho pure detto che da noi quello che è accaduto lì ora è inconcepibile – sottolinea -. Certo potrebbe accadere perché non c’è nulla che lo impedisca, ma ora è ritenuto inconcepibile“.

Ma quali sono state le parole della premier che hanno infastidito il politico e giurista? La Meloni, in occasione della conferenza stampa di ieri – rispondendo alla domanda di un collega di Libero che le aveva chiesto di rispondere proprio alle parole di Amato in merito ad una possibile deriva illiberale delle istituzioni italiane – ha detto: “Sono rimasta particolarmente basita delle dichiarazioni del professor Amato sul tema della Corte costituzionale. Siccome entro il 2024 il Parlamento che oggi ha una maggioranza di centrodestra deve nominare quattro giudici della Consulta, ci sarebbe il rischio di una deriva autoritaria. Io penso semmai che sia una deriva autoritaria considerare che chi vince le elezioni, se non è di sinistra non abbia gli stessi diritti degli altri. Nella mia idea di democrazia questo non esiste, e il mondo nel quale la sinistra ha più diritti degli altri, per quanto mi riguarda, è fi-ni-to“.

Ma c’è stato anche un precedente. Esso risale a quando il sottosegretario a Palazzo Chigi Alberto Barachini (Forza Italia) aveva annunciato che Amato avrebbe presieduto il gruppo di studio sull’impatto dell’intelligenza artificiale su informazione e editoria. In quell’occasione sia Giorgia Meloni che il suo ‘braccio destro’, il sottosegretario Alfredo Mantovano, dichiararono di non saperne nulla di tale nomina. Proprio Barachini, venuto a conoscenza della decisione di Amato di dimettersi, ha affermato:

Prendiamo atto delle dimissioni del Presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Amato dalla Commissione AI per l’Informazione e andiamo avanti con rinnovata determinazione nel lavoro intrapreso, consapevoli di quanto sia cruciale il settore dell’informazione e della necessità di indagare l’impatto dell’intelligenza artificiale su ogni suo aspetto portando alla luce opportunità, rischi, delineando perimetri etici e possibili sinergie a tutela dell’occupazione e del diritto d’autore. Rinnovo la mia stima e la mia fiducia nei commissari che già da martedì prossimo, 9 gennaio, cominceranno a stendere la prima relazione da consegnare al premier Meloni che ha individuato nell’intelligenza artificiale una delle priorità della Presidenza italiana del G7“.

5 Gennaio 2024

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