I fondi per l'accoglienza

Il decreto razzista anti-migranti del governo colpisce i bambini: nessun diritto per i ‘negri’ minorenni

E' evidente che dietro alle scelte c’è un’ideologia secondo la quale gli esseri umani non sono tutti uguali, e di conseguenza per fare una politica moderna bisogna adattarla alla gerarchia degli esseri umani.

Editoriali - di Piero Sansonetti - 12 Dicembre 2023

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Il decreto razzista anti-migranti del governo colpisce i bambini: nessun diritto per i ‘negri’ minorenni

Il governo ha cancellato l’esistenza dei ragazzini immigrati. Quelli che vari giornali di destra chiamano “negri”. Non esistono più. E questa semplice e da tempo auspicata decisione ha permesso un risparmio secco di 45 milioni, che sono stati spostati dal capitolo di bilancio relativo all’accoglienza dei profughi al capitolo relativo al rafforzamento della polizia.

Giusto rafforzare la polizia (soprattutto se ci si decide ad aumentare gli stipendi da fame che oggi ricevono i poliziotti) meno giusto negare l’esistenza degli adolescenti che arrivano dall’Africa. Però le due cose sono legate. Cosa ha fatto il governo? Innanzitutto un decreto che stabilisce che i “negri” raggiungono la maggiore età prima dei bianchi e dunque a 16 anni sono già maggiorenni e possono essere reclusi nelle stesse celle dove vengono rinchiusi gli adulti.

Mossa politica agile e di immediato effetto. A quel punto il numero dei ragazzini “negri” non accompagnati diventa molto esiguo e si possono tagliare di netto i fondi che erano stati stanziati per la loro accoglienza. L’atteggiamento della maggioranza di centrodestra nei confronti dei migranti fa davvero tremare i polsi.

Si vede chiaramente che le misure anti-immigrato sono adottate non sulla base di scelte poco meditate, come succede spesso a questo governo. Stavolta è evidente che dietro alle scelte c’è un’ideologia secondo la quale gli esseri umani non sono tutti uguali, e di conseguenza per fare una politica moderna bisogna adattarla alla gerarchia degli esseri umani.

Ci sono i borghesi, o comunque i ricchi e le persone benestanti, che sono classe dirigente e di conseguenza è giusto che dispongano di diritti speciali, che permettano loro di arricchirsi, accumulare denaro e reinvestire in modo di dare una buona dinamica alla società. Poi ci sono i lavoratori, che devono avere una certa quantità di diritti, purché questi diritti non finiscano per attenuare o ledere i privilegi delle classi superiori.

I lavoratori servono allo sviluppo e perciò devono essere in qualche modo protetti, a condizione che accettino di essere in vario grado sfruttati, altrimenti il loro lavoro è del tutto inutile. E dunque non possono avanzare richieste salariali pericolose per l’economia, come – ad esempio – il salario minimo.

Al di sotto dei lavoratori ci sono i disoccupati, ai quali è giusto togliere il reddito di cittadinanza, perché il reddito di cittadinanza non risponde alle leggi del mercato. Le leggi del mercato stanno sopra i diritti: se mettiamo i diritti al di sopra del mercato danneggiano il mercato e dunque l’interesse collettivo. Qual è l’interesse collettivo? L’interesse delle classi dirigenti, che rappresentano l’intero paese (la Nazione).

Infine ci sono i migranti, ai quali è bene mantenere un livello minimo di diritti, e che dunque possono essere arrestati anche senza che sia loro contestato un reato, e che è necessario inquadrare in misura adeguata in condizione di clandestinità, perché – appunto – il mercato ha bisogno di un serbatoio anche se non grandissimo, di lavoratori clandestini, molto ricattabili e sottopagati.

Perciò è assurda una politica che conceda il visto e il diritto d’asilo a chiunque fugga dal proprio paese. È esattamente questa l’ideologia di fondo che ha tenuto insieme, fin qui, il governo. Un sistema di orientamento politico che oscilla tra il liberismo estremo e la società delle caste che fino a qualche anno fa era alla base della politica indiana.

Capite bene che uno stato di diritto a “scale”, cioè gerarchizzato e relativo, è molto funzionale al rafforzamento delle classi dirigenti e al funzionamento di una società che vuole finalmente affrontare il problema della propria crescita economica, che è ferma, o addirittura arretra, da almeno 25 anni. Le condizioni per realizzare questa politica ci sono tutte.

Un’opposizione debole debole, e impegnata essenzialmente sul terreno della cosiddetta questione morale (ieri uno dei capi dell’opposizione, Giuseppe Conte, ha scritto una lunga e impegnata lettera a “Repubblica” nella quale al governo non rimproverava la sua ultra-reazionaria politica sociale, ma semplicemente la presenza al suo interno di figure considerate inadeguate, come quelle di Delmastro, Santanché, Lollobrigida e qualcun altro: persino Gasparri, che pure del governo non fa parte).

Una stampa completamente schierata a suo favore in questo campo (ad esclusione del nostro giornale, dell’”Avvenire” e del “manifesto”). Una parte della stessa chiesa cattolica (come dimostra la campagna del “Giornale” della “Verità” contro la Cei e Bergoglio) ben decisa ad usare la lotta all’immigrazione come arma per la lotta interna alla gerarchia ecclesiastica.

In queste condizioni non è sbagliato parlare di regime. E non si tratta semplicemente di un regime volto al rafforzamento di una “casta “politica. È la sedimentazione di un regime politico, ideologico e reazionario. Poi decidete voi se volete usare o no la parola fascismo. Non cambia molto.

12 Dicembre 2023

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