La morte di Giulia Cecchettin

Intervista a Ritanna Armeni: “Il maschio è in crisi ma non facciamone un alibi”

La giornalista: “Molti editorialisti in questi giorni sembrano quasi giustificare l’uomo che, poverino, è schiacciato dalla rivolta femminile”

Interviste - di Graziella Balestrieri - 6 Dicembre 2023

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Autopsia Giulia Cecchettin: come è morta la giovane

Si sono svolti ieri i funerali di Giulia Cecchettin. Il padre di Giulia spera che la morte della figlia porti un cambiamento epocale nella coscienza e nella nostra cultura. Ma dopo la sua morte i femminicidi sono continuati e continueranno, perché non bastano una folla e una marcia a fermare una cultura dominante e peggio ancora una cultura dominante (quella del patriarcato) che vive una profonda crisi. Ne abbiamo parlato con Ritanna Armeni, giornalista, saggista, conduttrice tv e soprattutto femminista.

Il papà di Giulia ha detto che ci sono tante responsabilità ma quella educativa coinvolge tutti noi.
Il papà di Giulia ha detto la verità, una delle tante verità che sono venute fuori dalla famiglia di Giulia in questi giorni tristissimi e che l’educazione, il fatto educativo ci coinvolge tutti, con una precisazione secondo me, ovvero che quando si parla di fatto educativo non si intende soltanto quello che la politica ha detto fino a ora, cioè la famosa educazione sentimentale che dovrebbe essere impartita dalle scuole. Per educazione si intende un fatto a mio parere un po’ più vasto che coinvolge la famiglia, coinvolge la società, coinvolge ovviamente anche la scuola ma a scuola – dirò una cosa forse un po’ difficile – non si insegna l’educazione sentimentale, però a scuola si impara l’educazione sentimentale, che non è una materia di studio ma è l’esempio, la capacità di rapportarsi in un certo modo con gli insegnanti e con gli studenti, il modo in cui si vive la scuola, il modo in cui si affrontano i problemi della diseguaglianza, non solo di genere ma anche di classe. Da questo punto di vista è vero che nella scuola si può molto imparare, sono un po’ più perplessa sulla possibilità della scuola di fornire una materia che si chiami educazione sentimentale. Sarebbe come dire che attraverso l’educazione civica si crea un buon cittadino: no, si danno degli strumenti.

Altri femminicidi dopo la morte di Giulia: patriarcato? Post patriarcato? Crisi del patriarcato?
Secondo me i femminicidi non sono il risultato della cultura del patriarcato ma sono il risultato della crisi della cultura del patriarcato. Il patriarcato è in crisi da molti anni, anzi da alcuni secoli: ha ragione chi afferma questo. Questa volta il patriarcato è in crisi perché è nato un movimento femminista molto ampio nel mondo ormai da oltre 50 anni; e questa volta il patriarcato è in crisi perché c’è stata una rivoluzione femminile. Perché poi c’è uno strano meccanismo nelle cose che sto leggendo in questi giorni. Uomini importanti, editorialisti, filosofi. dicono: “ah ma di cosa vi lamentate non è colpa del patriarcato ma della crisi del patriarcato”. Sì, appunto, la crisi del patriarcato che, secondo me, si manifesta con dei colpi di coda nel tentativo di eliminare quelle che sono le libertà femminili. E allora perché dobbiamo parlare di patriarcato? Ovvio, nessuno di noi ha mai sentito parlare di donne che ammazzano gli uomini perché non vogliono la loro libertà, quindi se parliamo di uomini che ammazzano le donne perché non vogliono la loro libertà, intanto stiamo parlando di uomini, quindi di potere maschile e nel senso più lato di patriarcato. Che poi il patriarcato sia in crisi perché c’è oggi una forza femminile che lo mette in crisi è un discorso vero. Ma c’è un piccolissimo problema, ovvero che a questo punto questi uomini che parlano di crisi del patriarcato come risultato del loro discorso dicono: “e quindi gli uomini sono fragili e non ci si può far niente”. Anche no! Si può fare e si può fare molto. A me sembra l’ennesimo pretesto per dire che insomma gli uomini sono fragili, poveracci: che cosa ci si può fare…

Su Facebook ha parlato dell’ “uso politico-partitico della morte atroce di Giulia”. Aggiungendo: “Che schifo!”
La cosa che mi ha molto colpito è stato il dibattito politico dopo, perché c’è stata soprattutto, e devo dire da una parte di una certa sinistra, una certa sinistra che egemonizza molte trasmissioni televisive, un meccanismo un po’ orripilante: Giulia è stata uccisa dal patriarcato. Punto e a capo. Il centrodestra è l’espressione massima del patriarcato in Italia; quindi, il governo di centrodestra esprime patriarcato e quindi è responsabile del femminicidio di Giulia, quindi anche la leader Meloni, che è capo del Governo. Invece di dire che il governo fa promesse annunciate senza mantenerle e non c’è una lira per i centri antiviolenza che hanno una grande importanza. Questo uso così orrendo del femminicidio di Giulia da parte della politica mi ha fatto un po’ orrore, perché non si può trasformare questa vicenda in una cosa dove la responsabilità è partitica. La responsabilità è di tutti noi, è di una società che essendo a prevalenza di potere maschile deve spingere gli uomini a farsene un po’ più carico. E devo dire che volendo trovare una piccola dose di ottimismo, che la povera Giulia un qualche risveglio l’ha provocato nella coscienza maschile, perché oggi secondo me – ma non so quanto durerà, eh – si è molto più vigili su questioni del genere. Ci sono episodi che dimostrano come i giovani siano più attenti… quindi è possibile cambiare e anche l’interesse che gli editorialisti maschi hanno dimostrato per quanto accaduto, al di là del fatto che i maschi non appena una cosa diventa importante se ne appropriano, è indicativo del fatto che inizia un processo di ripensamento su questa questione. Il problema è che tutto questo potrebbe finire domani, cioè il giorno dopo il funerale si potrebbe tornare alla situazione di prima mentre i femminicidi continuano e continueranno.

Questo governo è in grado di affrontare il femminicidio e cercare una soluzione anche con l’aiuto dell’opposizione?
Secondo me no, anche perché non c’è un’opposizione che possa dare dei suggerimenti. C’è stato un accordo del tutto formale nel quale governo e opposizione si dicono contro il femminicidio. E ci mancherebbe pure! Dopodiché, in genere quando si dice che bisogna combattere il femminicidio si parte subito parlando di misure, aumento delle pene, e questo fa parte di una cultura diciamo di destra, per cui l’aumento delle pene dovrebbe risolvere il problema. Ma io ho quasi la nausea del dire questa cosa: qualcuno mi deve dimostrare scientificamente che all’aumento della pena per un qualunque reato le conseguenze sono state le riduzioni del reato. Chi afferma una cosa del genere deve avere anche il coraggio di dimostrarmela. Poi in genere si individuano degli strumenti: i centri antiviolenza in Italia esistono, spesso nelle regioni più avanzate, spesso con strutture adeguate ma i centri antiviolenza sono anche fatti di una stanza con un telefono. Allora se si vuole fare qualcosa, la prima cosa è sostenere economicamente questi centri. Ci sono tantissime cose che si possono fare. Ci vogliono le risorse e, se non sbaglio, non mi pare che siano state messe a disposizione.

Sotto accusa è finito anche il linguaggio della musica trap.
La colpa dei femminicidi non è sicuramente della musica trap, però devo dire che è proprio brutta… La canzone è un momento di immedesimazione nel quale la musica e le parole coinvolgono la parte dell’anima. Il fatto che l’animo venga coinvolto dalla sensazione di voluttà provocata da una violenza francamente non mi piace. Dopodiché io sono sempre perché nessuno venga punito, le cose vengano indirizzate: non sono per demonizzare nessuno però se mi chiedi se questa tipologia di musica mi piace ti dico di no. Anzi, mi fa orrore.

6 Dicembre 2023

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