La vittoria alle elezioni

Geert Wilders: chi è il politico islamofobo e di estrema destra che ha vinto in Olanda, alleato di Salvini e Le Pen

Altra vittoria dell'estrema destra in Europa. Non è detto che il Partito per la Libertà riuscirà a formare un governo. Wilders ha proposto in passato di chiudere tutte le moschee e di vietare l'ingresso a tutti gli immigrati

Esteri - di Redazione Web - 23 Novembre 2023

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Geert Wilders, leader of the Party for Freedom, known as PVV, reacts to first preliminary results of general elections in The Hague, Netherlands, Wednesday, Nov. 22, 2023. (AP Photo/Peter Dejong)
Geert Wilders, leader of the Party for Freedom, known as PVV, reacts to first preliminary results of general elections in The Hague, Netherlands, Wednesday, Nov. 22, 2023. (AP Photo/Peter Dejong)

Geert Wilders ha esultato: “Ora non potete più ignorarci”. Ha vinto le elezioni in Olanda, il suo Partito per la Libertà, Pvv, è stato il più votato nelle elezioni parlamentari. Ha preso oltre il 23% dei voti, quasi il dieci per cento in più di quanto avevano previsto i sondaggi alla vigilia. L’Olanda era guidata da undici anni da Mark Rutte, primo ministro di posizioni centriste e conservatore, del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, in Europa affiliato al gruppo Renew. Pvv è alleato invece in Europa della Lega, del francese Rassemblement National di Marine Le Pen, del tedesco Alternative für Deutschland.

La vittoria dell’estrema destra è un risultato clamoroso e ancora una volta significativo in vista delle elezioni europee che si terranno il prossimo giugno. Wilders è il leader con il programma più radicale almeno in materia di religione musulmana e immigrazione. Ha chiesto più volte la chiusura di tutte le moschee e il divieto di ingresso nel Paese per i musulmani. È anche un sostenitore dell’uscita dall’Unione Europea, un programma definito “Nexit”. Il suo posizionamento è deducibile dalla sua propaganda basata su slogan trumpiani: “Gli olandesi torneranno al primo posto”.

Chi è Geert Wilders

Geert Wilders si dice agnostico, antifascista, filosemita e sionista. Ha 60 anni, è nato a Venlo, figlio di madre di origini indonesiane, è uno dei politici che da più tempo siede in parlamento. Ha cominciato a fare politica nel 1990 nel Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, è stato per anni assistente del politico Frits Bolkestein e portavoce del partito. Quando le sue posizioni, soprattutto su immigrazione e islam, divennero inconciliabili con quelle del partito – che tra le altre cose si era detto favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea – fondò una sua formazione nel 2004. Quello che oggi è conosciuto come Partito per la Libertà.

Si paragonava a Silvio Berlusconi, smentiva un’alleanza con Le Pen, si ispirava a Margaret Thatcher anche se i temi economici sono sempre stati sullo sfondo della sua propaganda. “Non odio i musulmani, odio l’Islam”. Sosteneva che la religione islamica fosse incompatibile con la società occidentale. Wilders ha paragonato in passato il Corano al Mein Kampf di Adolf Hitler. A causa delle diverse minacce di morte che ha ricevuto, è stato messo sotto scorta. Da anni è accompagnato da almeno sei agenti di polizia. Ha raccontato in passato di riuscire a incontrare la moglie soltanto un paio di volte a settimana e in un luogo segreto. È stato processato due volte per le sue dichiarazioni contro l’islam, una volta è stato assolto e un’altra condannato.

Le sue posizioni sono diventate sempre più radicali: è arrivato a chiedere la chiusura di tutte le moschee, il divieto di ingresso a tutti gli immigrati, il ritiro dei permessi d’asilo, l’espulsione di tutte le persone con precedenti penali dalla doppia nazionalità e una legge per complicare il ricongiungimento familiare. Dopo le elezioni del 2010, alle quali il suo partito aveva ottenuto il 15%, concesse un appoggio esterno alla coalizione di centrodestra prima di ritirarsi dall’accordo nel 2012. Alle ultime europee il Partito per la Libertà ha registrato il minimo storico del 3,54%.

La formazione del governo

Alla linea anti-migranti dei liberali, che avevano candidato Dilan Yesilgoz-Zegerius, ministra della Giustizia del governo di Mark Rutte, gli olandesi hanno preferito l’originale: quella del candidato dai capelli sparati e biondo ariano, sotto scorta da 17 anni per le sue esternazioni anti-islamiche. E in più la candidata dei liberali non aveva escluso un’alleanza con Wilders. Ha raccolto appena il 15%. Avrà una ventina di parlamentari nella prossima legislatura. Dietro il Partito per la Libertà è arrivata la coalizione tra Partito laburista e Sinistra verde, guidata dall’ex vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans.

Difficilmente Wilders diventerà primo ministro. I partiti più votati hanno già annunciato in campagna elettorale di non voler far parte di una coalizione guidata da Pvv. La maggioranza necessaria in parlamento per formare un governo è di 76 seggi. Sono 15 i partiti arrivati in parlamento. Servirebbe un accordo tra quasi tutto il resto delle forze politiche. Wilders intanto ha detto di essere disposto a tornare e rivedere le sue posizioni più radicali su moschee e islam per formare una coalizione di governo che al momento è un rebus.

23 Novembre 2023

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