La guerra lampo

Nagorno Karabakh, l’Armenia capitola in 24 ore: la regione separatista sotto controllo azero, proteste contro il premier “traditore”

Esteri - di Carmine Di Niro

21 Settembre 2023 alle 12:06

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Nagorno Karabakh, l’Armenia capitola in 24 ore: la regione separatista sotto controllo azero, proteste contro il premier “traditore”

Sono bastate 24 ore di guerra, costate la vita ad almeno 200 persone secondo un primo bilancio armeno, a far capitolare il Nagorno Karabakh. Tanto è durata l’offensiva lampo delle forze militare azere nella regione separatista filo-armena prima di costringere il premier Nikol Pashinyan a siglare un cessate il fuoco col ‘nemico’ Azerbaijan che di fatto è una resa su tutti i fronti: il presidente azero Ilham Aliyev ha infatti ottenuto la smilitarizzazione delle forze separatiste presenti in Nagorno Karabakh, cui farà seguito un processo di “integrazione della popolazione sulla base della costituzione e delle leggi dell’Azerbaijan”.

Il conflitto lampo era iniziato martedì pomeriggio, quando le forze armate azere avevano avviato una operazione militare “antiterrorismo” nella regione separatista: una mossa decisa dopo che negli scorsi giorni alcuni civili e poliziotti azeri erano morti a causa dell’esplosione di una mina.

La storia e i conflitti

Una tensione che nell’area si vive ormai da decenni. Il Nagorno Karabakh è una regione di circa 120mila abitanti di etnia armena (e religione a maggioranza cristiana) e fa parte dell’Azerbaijan (paese a maggioranza musulmana).

Nel 1988 il governo locale chiese l’annessione all’Armenia causando uno scontro tra le milizie armene e quelle azere. All’epoca entrambi i paesi facevano parte dell’Unione Sovietica. Nel 1991, dopo il crollo dell’Urss, venne a mancare la forza diplomatica e militare sovietica e così scoppiò il primo conflitto. La guerra causo circa 30mila morti. Nel 1994 ci fu la fine dello scontro mediata dall’Onu. Intanto, però, il Nagorno Karabakh aveva proclamato la propria repubblica autonoma, quella di Artsakh, con capitale Stepanakert. Quest’ultima non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale che ha sempre considerato la regione parte dell’Azerbaijan.

Nel 2020 si sono riaccese le ostilità. Questa volta è stata Baku a lanciare l’offensiva approfittando della propria superiorità militare. L’Armenia dopo 44 giorni di guerra ha dovuto dichiarare la resa. Erevan ha negoziato i termini con il supporto della Russia mentre il governo azero ha potuto contare sul sostegno turco. L’Azerbaijan con quell’attacco si è impossessato di circa 150 chilometri quadrati di territorio. Martedì l’ultimo assalto, dopo che da tempo Baku aveva messo nel mirino il corridoio di Lachin. Quest’ultimo è un tratto che collega il Nagorno – Karabakh all’Armenia, garantendo il passaggio di aiuti, merci e beni primari. Il transito era salvaguardato dalle truppe russe. Ma il Cremlino, dopo l’invasione dell’Ucraina, ha perso di vista il Caucaso.

La ‘resa’ e le proteste in Armenia

In sole 24 ore l’operazione militare delle forze armate azere e i bombardamenti su Stepanakert, capitale de facto del Nagorno Karabakh, ha costretto il governo di Nikol Pashinyan a siglare un contestatissimo cessate il fuoco.

Poco dopo la fine delle “ostilità” la capitale azera Yerevan e in particolare Hanrapetut’yan Hraparak, la piazza della Repubblica su cui si affaccia il palazzo del Governo, sono state invase da manifestanti che hanno preso di mira proprio il premier Pashinyan, accusato di essere un “traditore”.

L’opposizione interna ha annunciato anche l’avvio di un processo di impeachment contro il premier, accusato di non aver difeso gli armeni della regione indipendentista, dove secondo i manifestanti vi sarebbe il serio rischio di un “genocidio” ai danni della popolazione locale cristiana.

Pur rassicurando le circa 120mila persone di etnia armena che abitano il territorio del Nagorno Karabakh di voler garantire loro il diritto a praticare la religione cristiana e di partecipare alle elezioni azere, le rassicurazioni di Ilham Aliyev non hanno fatto “breccia” nell’Artsakh (il nome armeno del Nagorno Karabakh): migliaia di cittadini stanno scappando dalla regione per raggiungere l’Armenia tramite l’aeroporto di Stepanakert.

 

21 Settembre 2023

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