La Guerra Russia-Ucraina

Vertice di Vilnius, la Nato evita la rottura

Luce verde di Erdogan all’ingresso della Svezia, riapertura delle comunicazioni tra Ue e Ankara, passi avanti sull’inclusione dell’Ucraina: a Vilnius l’Alleanza ha sciolto nodi che rischiavano di far deragliare il convoglio

Esteri - di Piero Fassino - 13 Luglio 2023

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Vertice di Vilnius, la Nato evita la rottura

La politica si sa è fatta anche di “segnali”. E il vertice Nato di Vilnius non è sfuggito a questa regola. Anzi, si può dire che un vertice circondato da molte aspettative, è riuscito a evitare delusioni e recriminazioni con una attenta emissione di segnali. Un primo segnale è stata la luce verde di Erdogan all’adesione della Svezia alla Nato, su cui per molti mesi la Turchia aveva una posizione ostile. Un atto importante a cui tuttavia – per essere efficace – occorre che segua un esplicito voto della Grande Assemblea, il Parlamento di Ankara.

Erdogan ha rilanciato chiedendo a sua volta che l’Unione europea rimuova il blocco all’adesione della Turchia: richiesta a cui il Presidente del Consiglio europeo Michel ha risposto sollecitando l’Alto Rappresentante Borrell a presentare un Rapporto sullo stato dei rapporti UE/Turchia. Non è la rimozione del blocco, ma un segnale di apertura dopo anni di incomunicabilità. Analoga dinamica per ciò che riguarda il tema centrale dell’adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica. Alla vigilia del Vertice, da Biden sono venute parole inequivoche: prima la fine della guerra, poi l’adesione. Posizione peraltro espressa anche da altri leader, in primis Scholz e Macron.

E tuttavia per non frustrare le aspirazioni ucraine e evitare di compiere atti che possano essere interpretati a Mosca come una minore solidarietà a Kiev, il vertice ha dato due segnali chiari: la semplificazione e accelerazione del percorso di adesione e la costituzione del Consiglio Ucraina/NATO. Scelte importanti che – pur senza soddisfare la richiesta Ucraina di un immediato ingresso – ribadiscono però la appartenenza dell’Ucraina al campo occidentale e la volontà di tutelarne sovranità e indipendenza. E infine è un segnale importante il riconoscimento che le criticità da cui sono investiti Mediterraneo e Vicino Oriente richiedono un salto di qualità nelle strategie di sicurezza per la regione.

Insomma, sta in questi segnali l’esito di un Vertice da cui l’Alleanza Atlantica esce più coesa avendo sciolto nodi che alla vigilia apparivano in grado di far deragliare il convoglio. La strada per l’ingresso della Svezia è ormai aperta; l’inclusione dell’Ucraina nella Nato ha compiuto passi in avanti; si profila una riapertura di relazioni tra la UE e Ankara. Il tutto reso più forte dalla conferma di forniture militari e di piani di addestramento che consentano all’Ucraina di sviluppare la propria offensiva per la liberazione dei territori occupati da Mosca.

Nel vertice è stata evocata da più di un premier la prospettiva di un negoziato connettendola al successo della controffensiva ucraina.
Ciò che fin qui ha impedito l’avvio di un negoziato è la decisione di Putin – dopo aver annesso la Crimea – di annettere anche le regioni occupate del Donbass. Il che significa che Mosca non ha alcuna disponibilità a restituire all’Ucraina i territori annessi. Putin, Lavrov e il portavoce Peskov sono stati espliciti: un negoziato è possibile solo riconoscendo il nuovo stato di fatto, cioè l’annessione. Ma giustamente gli ucraini non sono disponibili ad accettare una mutilazione del loro Paese. Insomma quel che pretende Mosca è l’opposto di quel che vuole Kiev. Ne è riprova che mentre tutto il mondo invoca negoziati, non ne parlano né russi, né ucraini.

In altri termini la possibilità di un negoziato dipende da un interrogativo: i confini dell’Ucraina devono rimanere quelli del febbraio 2022 o sono negoziabili ? Mosca ovviamente chiede la negoziabilità perché il suo obiettivo è la sottrazione del Donbass alla sovranità ucraina. Kiev rifiuta – e con piena ragione – un’alterazione dei confini da cui deriverebbe una perdita di sovranità. Allo stato tertium non datur. Dal che deriva che ad oggi la possibilità di porre fine alla guerra è affidata o alla revoca russa dell’annessione – a cui allo stato Mosca non appare disponibile – o alla liberazione militare dei territori annessi da parte dell’Ucraina. Vilnius ha confermato la volontà di sostenere Kiev in questa seconda opzione. Sarà il tempo a dirci con quali esiti.

13 Luglio 2023

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