Il caso del Presidente

Caso camici, il governatore Fontana assolto anche in appello

Il presidente della Regione Lombardia: «Mi aspettavo questa conferma. Ho sempre agito nell’interesse dei lombardi». Era imputato per frode in pubbliche forniture

Giustizia - di Angela Stella - 11 Luglio 2023 alle 15:30

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Caso camici, il governatore Fontana assolto anche in appello

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana non va processato per il cosiddetto “caso camici”. Lo hanno ribadito ieri i giudici dell’appello di Milano che hanno respinto la richiesta del pg Massimo Gaballo, il quale, condividendo l’atto di appello della procura, ribadiva la richiesta di rinvio a giudizio per gli imputati.

Fontana era già stato prosciolto lo scorso 13 maggio dal gup Chiara Valori, la quale aveva stabilito il non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste” in merito all’accusa di frode in pubbliche forniture mossa nei confronti del governatore lombardo, del cognato Andrea Dini, proprietario della società Dama, di Pier Attilio Superti, vicesegretario generale della Regione, di Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex dg e dirigente di Aria, la centrale acquisti della Regione. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.

Al centro dell’indagine l’affidamento da parte di Aria spa, di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75mila camici e altri dpi a Dama. Fornitura accordata durante il primo periodo della pandemia, quando era più difficile reperire dispositivi di protezione. Quello che si contestava nel ricorso della procura – il pg ha insistito affinché i cinque imputati fossero mandati a processo – è il modo in cui è stato considerato il contratto tra la Regione e la società Dama, ossia come un accordo tra privati e non con la pubblica amministrazione. Ieri invece la Corte di Appello di Milano ha confermato il proscioglimento come già fatto, in precedenza, dal gup Valori che nelle sue motivazioni aveva sottolineato come la “trasformazione” del contratto riguardo la consegna dei camici – in piena emergenza Covid – da fornitura a donazione “si è realizzata con una novazione contrattuale che è stata operata in chiaro, portata a conoscenza delle parti, non simulata ma espressamente dichiarata” e quindi non ci fu “inganno”, ma “un risparmio per Regione Lombardia”.

“Sono contento e mi aspettavo questa conferma perché ho sempre agito nell’interesse dei lombardi che ho l’onore di rappresentare”: ha scritto su Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, aggiungendo: “Su questo ‘caso camici’ hanno parlato in tanti, a sproposito e dal divano di casa mentre qui in Regione tutti, dirigenti, dipendenti, staff, lottavamo in prima linea lasciando perdere le polemiche”. Infine il politico si augura che “questa notizia arrivi a quante più persone possibile, perché dopo il discredito, venga ristabilito il giusto riconoscimento a chi, per mesi e anni, ha lavorato sodo e in silenzio. Ora al lavoro”.

“Non doveva neppure iniziare. Energie, spese di risorse umane, graticole, sofferenze per tre anni, invasione nelle vite private: tutto inutile. Come spesso avviene” ha invece commentato il suo avvocato Jacopo Pensa.Da ministro ovviamente non commento mai nessuna vicenda riguardante i vari governatori regionali” – ha affermato Roberto Calderoli, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie e senatore leghista – ma stamattina (ieri, ndr) sono contento, da parlamentare e da storico esponente leghista, per il completo proscioglimento, da parte della Corte d’Appello, del governatore lombardo Attilio Fontana dalla vicenda dei camici, dopo un lungo iter giudiziario durato tre anni”.

11 Luglio 2023

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