L'iniziativa di Prigozhin

“La Russia si sta disgregando, Prigozhin e la minaccia di Armageddon”, parla Silvio Pons

Il capo della Wagner ha affermato che la guerra scatenata in Ucraina era senza fondamento. Parole che squarciano un velo

Interviste - di Umberto De Giovannangeli - 27 Giugno 2023 alle 15:30

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“La Russia si sta disgregando, Prigozhin e la minaccia di Armageddon”, parla Silvio Pons

Le fiamme non sono state spente. Lo scontro di potere in Russia è tutt’altro che risolto. E’ tregua. Una tregua armata. L’Unità ne discute con uno dei più autorevoli studiosi del “pianeta” russo: Silvio Pons. Professore Ordinario di Storia dell’Europa orientale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Pons è presidente della Fondazione Gramsci. E’ autore di numerosi libri e saggi sulla storia dell’Unione Sovietica e della guerra fredda, molti dei quali tradotti in lingua inglese.

La marcia su Mosca. Poi la mezza marcia indietro. Professor Pons, ad oggi che bilancio si può trarre da una vicenda tutt’altro che conclusa e come incide sugli equilibri di potere a Mosca?
Innanzitutto ha indebolito l’autorità di Putin. Questo mi sembra il punto fondamentale. Putin ha evocato il precedente storico della prima guerra mondiale e della guerra civile in Russia, sia pure impropriamente, con una enfasi estrema che lo ha spinto ad affermare “siamo stati pugnalati alle spalle, come nel 1917”. Non è affatto vero nel caso della Russia.

Perché, professor Pons?
Nel ’17 ci fu una rivoluzione vera, di massa, quella del febbraio 1917 che detronizzò lo zar. Questo per dire che anche il suo immaginario è improprio e devastato. Putin si è esposto in una dichiarazione estrema, di fatto riconoscendo che c’era una minaccia gravissima. Non c’è traccia di compromesso possibile in quella dichiarazione né equivoci nell’interpretazione. Dopodiché la vicenda sembra risolversi, ma che sia così è tutto da vedere. Io non credo in una fuoriuscita anomala di Prigozhin, il capo dei ribelli, negoziata da un altro capo di stato, Lukashenko. Con il principale responsabile, chiamato terrorista e tacciato di essere un traditore della patria da Putin, che se ne va impunito in Bielorussia. Stando così le cose l’autorità di Putin è gravemente scossa. Il vero cambiamento mi pare essere questo.

Chi c’è dietro Yevgeny Prigozhin?
La verità è che noi non sappiamo quasi niente delle componenti interne del regime russo e delle loro eventuali frizioni. Mi azzarderei a dire che è abbastanza impensabile che Prigozhin si sia mosso da solo. La milizia Wagner non è formalmente inquadrata nell’esercito russo, anzi rivendica una sua autonomia che è poi fonte di tensioni, ma è certamente parte essenziale dello sforzo militare dell’aggressione russa in Ucraina. In questo senso ha una sua rilevanza “istituzionale” e rapporti con gli apparati della forza in Russia, c’è chi dice soprattutto con i servizi segreti militari, non la Fsb ma il Gru. Non è chiaro chi c’è dietro, ma degli elementi se non di sostegno perlomeno di empatia verso la rivolta contro Putin ci possono essere nell’establishment russo. D’altra parte, il fatto che la mezza marcia della Wagner verso Mosca non abbia incontrato alcun tipo di resistenza ci dice qualcosa su eventuali complicità che possono esserci state. C’è una cosa che a me sembra non sia stata abbastanza valorizzata in tutta questa confusione…

Vale a dire?
Fino a pochi giorni fa, Prigozhin era noto per il suo conflitto con il ministro della Difesa Shoigu, nell’essere portatore di un maggiore impegno dell’esercito russo nella guerra, di una più forte capacità ed efficacia nella cosiddetta “Operazione speciale”, accusando di inefficienza e quant’altro i vertici militari. Una specie di falco. Questa era l’immagine di Prigozhin e questo è rimasto anche nei giorni della sua insubordinazione. Sembra che ci sia stata una richiesta a Putin di far dimettere i vertici militari. Bisogna rimarcare che Prigozhin non ha detto niente contro Putin. Tutto questo resta. Ma c’è un elemento in più.

Quale?
La dichiarazione di Prigozhin secondo la quale la guerra scatenata in Ucraina era senza fondamento. Questo è uno squarcio sul fatto che esistono in Russia dei poteri forti che pensano che ci sia stato un gravissimo errore di valutazione, come in effetti c’è stato. Non è detto che siano delle colombe della pace, certamente Prigozhin non lo è, sono però componenti che ritengono che siano stati fatti degli errori gravissimi fin dall’inizio e che qualcosa non abbia funzionato, perfino nella percezione dell’Occidente. In quella dichiarazione, Prigozhin ha anche detto che non c’era una minaccia diretta verso la Russia al momento in cui Putin ha scatenato la guerra. Beh, questa è una visione radicalmente diversa da quella raccontata dal regime. Dopodiché lui non l’ha detto come una critica a Putin, come se in questo gioco della conquista dei favori dello zar, Prigozhin ritenesse che il Presidente fosse stato mal consigliato. Resta il fatto, che l’esternazione del capo della Wagner ha aperto uno squarcio che non è soltanto sulla condotta della guerra ma sulle motivazioni e il senso della guerra stessa. Se le cose stanno così, allora la questione è tutt’altro che finita. Questo strano accordo bielorusso non credo che preluda ad una intesa, ma appare come una tregua che non sappiamo dove porti.

Rivela il New York Times: “Gli Stati Uniti sapevano dei piani di Prigozhin”. E’ attendibile?
Direi di sì. Nel senso che ci fosse nell’aria la preparazione di qualcosa di clamoroso, cioè una ribellione della Wagner nei confronti del Ministero della Difesa russo, questo mi pare attendibile. Ho l’impressione che Prigozhin sia andato molte oltre. Si parla di colpo di stato. Mi sembra più una grave insubordinazione militare che poteva anche preludere a un colpo di stato. In realtà, insisto su questo, Prighozin non ha mai attaccato Putin. Potremmo anche pensare che l’obiettivo di Prigozhin fosse una specie di scommessa, e cioè che Putin, invece di bollarlo come traditore, avrebbe potuto cogliere l’occasione della rivolta per liberarsi di una certa componente all’interno del suo regime che è quella che ha portato al disastro della guerra. C’è chi ha parlato di gioco delle parti, tra lo zar e il capo della Wagner, ma francamente non credo che sia così. Semmai c’è stata una scommessa persa da Prigozhin, cioè sfidare il potere dei militari e di quegli apparati della forza che sono preminenti in questo momento nell’influenzare Putin, sperando che Putin modificasse il suo atteggiamento. Per tornare alla domanda, è credibile che l’intelligence americana abbia percepito una preparazione di Prigozhin ma alla fine tutti sono stati sorpresi dal livello della sfida e anche dalla dinamica un po’ strana…

In che senso, professor Pons?
Una forza militare ragguardevole ma pur sempre limitata, come quella della Wagner, che addirittura viene presentata dallo stesso Putin come una minaccia di guerra civile nel paese. E’ il segno che ci sono delle crepe forti dietro la figura di Putin.

Come potrebbero incidere gli eventi di questi giorni interni alla Russia sulla guerra in Ucraina?
E’ molto difficile da dire perché noi sappiamo sempre molto poco delle operazioni militari. E’ in atto una controffensiva ucraina. C’è chi sostiene che sia più lenta di quello che ci si aspettava. Sembra evidente che questo atto di Prigozhin possa soltanto indebolire la capacità di conduzione della guerra da parte della Russia. Se è vero, come sembra essere, che l’armata di Prighozin è stata accolta e salutata con applausi e strette di mano da parte della popolazione in strada a Rostov, qualcosa questo vorrà pure dire. Non è un’opposizione alla guerra, piuttosto la manifestazione di una forma di simpatia, di empatia popolare verso un’azione che scopre le carte e che mette a nudo la prepotenza e anche l’insipienza dei poteri militari. E’ l’anticamera di una possibile resistenza passiva dei russi alla guerra. In tutto questo c’è un paradosso incredibile…

Quale?
Un consistente gruppo di mercenari, perché di questo stiamo parlando, che si presenta come la forza più patriottica di tutte le altre… Sono cose dell’altro mondo. Questi della Wagner hanno una indubbia capacità operativa, l’hanno dimostrata in Siria, in Africa. Ma che adesso si presentino, anche in modo apparentemente credibile, come degli autentici patrioti rispetto alle armate regolari della Russia è un fatto sconcertante che ci fa fare le previsioni più fosche sul futuro della Russia. Il rischio di disgregazione esiste. Che poi sia uno scenario che l’Occidente debba favorire o di cui temere, questo è tutto un altro discorso. In questi giorni abbiamo intravisto come realistico uno scenario – quello della disgregazione della Federazione Russa – che era stato qualche volta invocato anche da commentatori politici e intellettuali come conseguenza di una sconfitta di Putin in Ucraina. Intravvedendo questo scenario, pare a me giusto chiedersi se è uno scenario, quello della disgregazione della Russia, che ci dobbiamo augurare o no. Tutti ci auguriamo che il regime di Putin cada e che venga sostituito da qualcuno più realista, più moderato, capace di capire i veri interessi della Russia. Ma quello della disgregazione può essere uno scenario da incubo. In questi giorni Prigozhin ha il “merito” di aver fatto tornare la minaccia di una Armageddon nucleare incontrollabile. Uno scenario che era stato un po’ rimosso in tanti commenti occidentali nei mesi passati. E su questo occorre riflettere molto ma molto seriamente.

27 Giugno 2023

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