Il film a Cannes 76

Quando il Papa rubò un bambino: il lato violento della fede in “Rapito” di Marco Bellocchio

Cinema - di Chiara Nicoletti - 24 Maggio 2023 alle 16:03

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Quando il Papa rubò un bambino: il lato violento della fede in “Rapito” di Marco Bellocchio

L’Italia in concorso alla 76esima edizione del Festival di Cannes fa finalmente il suo ingresso con il primo dei tre cineasti in gara, il nostro regista più libero e giovane, nel coraggio e nell’entusiasmo: Marco Bellocchio con Rapito. Nel 2021, proprio qui alla Croisette, Paolo Sorrentino lo definiva come nel pieno della sua seconda giovinezza al ricevere la Palma d’onore alla carriera e presentare Marx può aspettare, film che, a detta di molti, lo ha definitivamente liberato dei fantasmi del suo passato familiare, politico, ideologico. Con la giusta distanza e l’abilità di non giudicare mai fatti e personaggi, in Rapito, questa volta Bellocchio si ispira al romanzo Il Caso Mortara di Daniele Scalise e racconta il rapimento, nel 1858 all’interno del quartiere ebraico di Bologna, del piccolo Edgardo Mortara di 7 anni, da parte della Chiesa Cattolica poiché, avendo segretamente ricevuto il battesimo, secondo la legge papale dell’epoca, il bambino doveva ricevere un’educazione cattolica e abbandonare famiglia e il credo ebraico. Come la storia testimonia, nonostante il supporto alla famiglia Mortara da parte di comunità ebraica e opinione pubblica, il piccolo divenne simbolo e mezzo per il Papa Pio IX per prolungare l’egemonia del suo potere temporale, ormai in declino. Il resto è la storia di una conversione inizialmente forzata del piccolo Edgardo che però, una volta libero, scelse di rimanere fedele al Papa e alla fede cattolica.

“Io ho letto il libro di Messori (Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX) che contiene anche una piccola autobiografia di Mortara, un libro che è tutto in difesa del Papa e la storia mi aveva molto affascinato”, esordisce il maestro Bellocchio che non è stato il solo a voler raccontare questa vicenda. “Ci siamo fermati perché Spielberg stava già preparando il film e facendo provini – prosegue – poi, durante la promozione de Il traditore, in America, sapemmo che si era fermato”. “È un film che sarebbe stato difficile fare in inglese, in Italia – ipotizza – e questo lo ha reso prudente”. Per la sua riflessione sul rapporto con il potere e con la religione, Rapito è, come tutte le altre opere di Bellocchio, un film che parla con il presente e potrà avere ripercussioni e reazioni nell’attualità: “Quello che noi abbiamo immaginato ricade anche nella storia di oggi, ma io personalmente non ho minimamente pensato a fare un film che potesse andare contro la Chiesa, il Papa o contro la cecità della religione, mi affascinava questa storia, quello che verrà dopo è storia di oggi e di domani”.

Prima di Cannes, c’è stata una visione privata del film da parte di rappresentanti della comunità cattolica e di quella ebraica? Risponde con la giusta ironia Bellocchio, senza però fare nomi: “Alcuni sacerdoti lo hanno visto ed erano molto emozionati. Pensierosi, ecco. Lo hanno visto poi anche alcuni ebrei, anche di un certo livello di cui non faccio i nomi e loro hanno espresso una commozione più evidente. Nel mio team di lavoro nessuno è ebreo, abbiamo rischiato di sbagliare e questa reazione positiva mi ha fatto piacere. Ho scritto al Papa per farglielo vedere – confessa infine – ma non mi ha ancora risposto. So che ha mille cose da fare ma spero in una serata divertente, rilassante, tra amici. Attendo”. Nelle sue note di regia Marco Bellocchio definisce il rapimento Mortara un delitto in nome di un principio assoluto: “Io ti rapisco perché Dio lo vuole. E non posso restituirti alla tua famiglia. Sei battezzato e perciò cattolico in eterno”.

Tra i titoli del film che Bellocchio aveva considerato c’era proprio “Non Possumus” dalla legge papale imposta da Pio IX, interpretato nel film da un illuminato, preciso e inquietante Paolo Pierobon: “Anche Papà Francesco – commenta Bellocchio – che è generoso, aperto, caritatevole non credo metta in discussione i 10 comandamenti o i principi della fede”. Nonostante l’assenza di giudizio da parte di Bellocchio che lo sospende lasciando agli spettatori la libertà di affrontare questo percorso doloroso e di ingiustizia da soli, rimane aperto il quesito sulla conversione del giovane Edgardo che, come accennato, non tornerà mai ebreo, anzi, si farà prete. Una vera conversione? “Per gli ebrei assolutamente no – commenta il regista – però lì rimane il mistero. Per loro è stata un’estrema violenza, un bambino di meno di sette anni che in una situazione assolutamente ignota può sopravvivere solo se in qualche modo si converte, quindi una conversione forzata. Il fatto che però una volta libero decida di restare fedele al Papa, che lui definisce il suo vero padre, è un mistero. Mi fermo qui, perché non so rispondere”.

Giovane, giovanissimo Bellocchio nella lucidità della messa in scena e nella chiarezza delle sue profonde riflessioni. Come ci riesce? “Ringrazio mia moglie e i miei figli!” risponde subito e aggiunge: “Ho constatato che non siamo eterni e la vita finisce e per questo cerco di non correre in modo compulsivo. Ci sono miei colleghi che proprio per questo fanno un film ogni anno o più, io lavoro solo su cose che mi coinvolgono profondamente ed è chiaro che l’età ha solo degli svantaggi ma ti dà un’esperienza e una chiarezza, vedi meglio, come in questo caso. Spetterà a chi vedrà il film giudicare, reagire ma non c’era intento ideologico o politico”. Marco Bellocchio con Rapito è il primo dei tre italiani in concorso a Cannes 76 quest’anno. Lo seguiranno Nanni Moretti e Alice Rohrwacher. Quella del regista di I Pugni in tasca è la quarta volta consecutiva al Festival francese dove, oltre alla Palma d’onore, non è stato mai premiato: “Non ho ricevuto mai nessun premio a Cannes quindi se non vinco, non cambia nulla – commenta – ma spero che, all’uscita del film in Italia, il 25 maggio, qualche spettatore vada al cinema”. Rapito sarà nelle sale grazie a 01 distribution e l’AD di Rai Cinema Paolo Del Brocco ha annunciato che l’incasso nazionale del primo giorno sarà devoluto alla Regione Emilia-Romagna, per l’emergenza in corso.

24 Maggio 2023

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