Fino al 18 luglio

Guerra del grano, rinnovato l’accordo tra Russia e Ucraina ma “Mosca usa il cibo come arma e ricatto”

Esteri - di Antonio Lamorte - 18 Maggio 2023

CONDIVIDI

Guerra del grano, rinnovato l’accordo tra Russia e Ucraina ma “Mosca usa il cibo come arma e ricatto”

L’accordo sull’esportazione del grano tra Russia e Ucraina, negoziato dalle Nazioni Unite e dalla Turchia, è stato rinnovato per altri due mesi. Sarebbe scaduto giovedì 19 maggio. Era stato già rinnovato due volte dopo l’entrata in vigore l’estate scorsa, quando era stato battezzato “Iniziativa per il grano sul Mar Nero”. L’ultimo accordo risaliva a marzo 2023. La terza firma estende l’accordo fino al 18 luglio. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in corsa per il ballottaggio alle presidenziali che si terrà il 28 maggio, ha annunciato l’intesa e ringraziato il Presidente russo Vladimir Putin.

L’accordo era stato firmato lo scorso luglio a Istanbul da Mosca e Kiev con la mediazione di Onu e Turchia. L’Ucraina è uno dei Paesi maggiori esportatori di grano e altre derrate alimentari in tutto il mondo. Prodotti che vendono trasportati via mare dai porti ucraini nel Mar Nero. L’invasione della Russia nel febbraio 2022 aveva bloccato le spedizioni, con conseguenze soprattutto su Medio Oriente e Africa. L’accordo firmato nell’estate scorsa prevedeva che Mosca avrebbe acconsentito a lasciar passare le navi cargo ucraine nel mar nero mentre Ankara avrebbe ispezionato ogni carico per controllare che trasportasse soltanto grano.

La contrattazione è stata piuttosto lunga. Mosca aveva minacciato di abbandonare i negoziati e aveva rallentato le spedizioni di grano e cereali. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva dichiarato che “le disparità” dei benefici per le parti dovranno essere “corrette nel modo più veloce possibile”. Secondo il Cremlino nell’applicazione dell’accordo non era mai stata rispettata una parte relativa alla revoca delle limitazioni per le esportazioni di cereali e fertilizzanti russi.

“Sbloccato l’accordo sul grano, continuerà ad essere valido fino al 18 luglio. Il mondo continuerà a ricevere prodotti ucraini grazie agli sforzi dei nostri partner – Turchia e Onu. Siamo grati ai partner”, ha dichiarato il vice primo ministro ucraino Oleksandr Kubrakov. “Accogliamo con favore il proseguimento del lavoro dell’Iniziativa, ma sottolineiamo che deve funzionare efficacemente. Per farlo, bisogna eliminare i problemi che la Russia sta creando da diversi mesi. Speriamo che i partner facciano del loro meglio per far sì che l’accordo funzioni e che la Russia smetta di usare il cibo come arma e ricatto“.

Ad oggi 30,4 milioni di tonnellate di prodotti agricoli sono già stati inviati alle necessità del mondo. Da metà aprile, la Russia ha iniziato senza fondamento a limitare il lavoro dell’Iniziativa, e da maggio, infatti, l’ha bloccata, rifiutandosi di registrare una nuova flotta e condurre ispezioni nei porti ucraini. Quasi 70 imbarcazioni sono in attesa nelle acque territoriali della Turchia, il 90% è pronto a consegnare i prodotti dei nostri agricoltori nel mondo”.

Il 54% dei prodotti agricoli esportati dall’Ucraina negli ultimi dieci mesi, pari a 30,2 milioni di tonnellate, è salpato dai tre porti ucraini sul Mar Nero inclusi nell’accordo dell’Onu. Il Centro Studi Divulga a partire dai dati Onu ha rivelato che la metà del totale è mais, il 26,9% è grano tenero, il 5,5% è farina di girasole e il 5,1% olio di girasole. L’Italia ha importato due milioni di tonnellate di prodotti con il Black Sea Grain Initiative, il 6,7%. È il quarto Paese per quantità ad aver beneficiato dell’Iniziativa. Da agosto 2022 sono arrivate 1,3 milioni di tonnellate di mais, 427 mila tonnellate di grano tenero, 127 mila tonnellate di soia e 100mila tonnellate di olio di girasole.

“Si tratta di quantità importanti di prodotti agricoli, la cui assenza – ha spiegato Felice Adinolfi, Direttore del Centro Studi Divulga – è motivo di forte squilibrio nei mercati, come sperimentato nei mesi che hanno preceduto l’accordo di luglio, questa forte movimentazione di grano, mais, olio di girasole in questi mesi ha scongiurato il rischio di una nuova primavera araba che, come ricorderemo, fu innescata dall’aumento dei prezzi del pane”.

18 Maggio 2023

Condividi l'articolo