Il ricordo dell'attivista

È morto Anubi D’Avossa Lussurgiu, leader della Pantera e dei Disobbedienti: “Era il modello di militante”

Lutto nel mondo dell'attivismo. Classe 1970, per anni militante in Rifondazione Comunista. "Ha incarnato un radicalismo e una fiducia nella possibilità di cambiare il mondo"

News - di Redazione Web

3 Luglio 2026 alle 13:52

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© MARCO MERLINI / LAPRESSE 16-11-2002 ROMA POLITICA MANIFESTAZIONE CONTRO GLI ARRESTI DI FRANCESCO CARUSO E ALTRI ESPONENTI DEL MOVIMENTO NO GLOBAL NELLA FOTO ANUBI D’AVOSSA, FAUSTO BERTINOTTI E PIERO BERNOCCHI
© MARCO MERLINI / LAPRESSE 16-11-2002 ROMA POLITICA MANIFESTAZIONE CONTRO GLI ARRESTI DI FRANCESCO CARUSO E ALTRI ESPONENTI DEL MOVIMENTO NO GLOBAL NELLA FOTO ANUBI D’AVOSSA, FAUSTO BERTINOTTI E PIERO BERNOCCHI

Lo stanno ricordando per il suo impegno, l’attivismo, un mix tra intelligenza e spregiudicatezza, per la sua cultura: per una stagione politica appassionata e difficile che lo aveva visto protagonista e promotore. Lo stanno ricordando ancora sconvolti, sconfortati, i compagni e i conoscenti che hanno saputo questa mattina della morte, improvvisa e tragica, di Anubi D’Avossa Lussurgiu, stroncato da un infarto ad appena 55 anni. Leader del movimento della Pantera, portavoce dei Disobbedienti romani, per anni militante in Rifondazione Comunista, collaboratore del quotidiano Liberazione. Negli ultimi anni viveva a Napoli dove lavorava come funzionario alla Biblioteca Nazionale.

Nipote del generale Gianalfonso D’Avossa, il nonno Giovanni era il capitano che nel 1941 tenne testa all’esercito britannico a Bardia, al confine tra Libia ed Egitto. Come ricordava Il Giornale, l’uomo che fece scrivere al generale nazista Erwin Rommel nel suo diario: “Tutto è crollato. Ma i carri Ariete combattono”. Medaglia d’oro al valor militare su segnalazione del nemico. E invece era stato tutt’altro percorso, quello del nipote.

Prima leader della Pantera, il primo movimento di protesta dopo la caduta del Muro di Berlino e l’ultimo prima della fine della Prima Repubblica che dalle università dilago nelle strade e nelle piazze di tutta Italia tra il 1989 e il 1990. Si susseguivano in quei giorni le segnalazioni di un avvistamento di una pantera a Roma: i manifestanti rivendicarono quelle notizie e ne fecero uno slogan. “La Pantera Siamo Noi”. Anubi Lussurgiu D’Avossa divenne in seguito portavoce dei Disobbedienti, tra i manifestanti del G8 di Genova represso brutalmente, durante il quale era caporedattore inviato di Liberazione e coordinatore del dipartimento cultura del PRC, nel coordinamento del Social Forum Europeo di Firenze nel 2002 e nel Comitato Nazionale “Fermiamo la guerra” nel 2003. Fu anche accusato di aver partecipato a un fallito attentato dinamitardo contro la sede di Confindustria nel 1992: venne completamente assolto tre anni dopo.


Sui social tantissimi i ricordi di personalità dell’area. Non trova le parole, per esempio, il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: “Non riesco nemmeno a scrivere due parole perché ho il cuore spezzato. Ciao amico mio, ciao Anubi”. Tra i primi a condividere un ricordo anche Gennaro Migliore. “Quando ti ho conosciuto, durante la Pantera all’università, ho capito che di fronte a me c’era un rivoluzionario. Non hai mai smesso di esserlo, con la vita immersa nelle lotte e il pensiero vagante tra mille scoperte intellettuali. Abbiamo vissuto tanto insieme e per troppo tempo ci siam persi di vista. Scrivere di te che non ci sei più è un fardello grave, fatto di ricordi felici, emozionanti e di rimpianti dolorosi. Ti hanno voluto bene in tanti, carissimo Anubi, te ne ho voluto sempre tanto anche io. Ti sia lieve la terra”.

Risale invece al No Border Camp in Puglia il ricordo di Alfonso De Vito: “Stavamo preparando una contestazione molto determinata del Cpt di Bari e ti vedo te che fai da ‘traduttore’ nel confronto con alcune delle aree politiche presenti. Perché eri cosi, maneggiavi con familiarità e rispetto la dialettica babilonese del più periferico dei gruppetti, eri ironico e brillante. Avevi la cultura di un marxista accademico e la conoscenza profonda delle strade e dei movimenti sociali in cui hai speso la tua esistenza. Anche di fronte al tempo e al disincanto, alla possibilità di fare carriera hai messo avanti la volontà di restare per sempre dalla stessa parte della barricata. E ne hai pagato un prezzo. La Pantera, il G8, l’Onda, i movimenti di lotta per l’abitare, la tua famiglia, il lavoro di questi ultimi anni al palazzo reale di Napoli … Davvero le tue tante vite sono finite in questa mattina di luglio? Non è ingiusto? Non è troppo presto!?”.

Altro ricordo che torna agli anni dell’attivismo quello di Christian Raimo: “È stato il modello di militante per molti della mia generazione, quando eravamo cretini – sicuramente ero – senza cultura politica né coraggio all’università. Mi sono innamorato del fare politica a Roma anche sentendolo parlare in interventi fiume, colti e appassionati, leggendo i suoi pezzi su Liberazione e ovunque. Come pochi altri che ho conosciuto in vita ha incarnato un radicalismo e una fiducia nella possibilità di cambiare il mondo, a partire dal mondo qui e ora, senza pensare a nessun tornaconto e nemmeno a un po’ di comodità. Meritava tutto di più, una vita più lunga, e un mondo più felice“.

3 Luglio 2026

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