Le rivelazioni alla soglia dei 40 anni
Di Maio: “Pensavo di diventare premier, rivendico il reddito di cittadinanza ma facevamo i fenomeni”
L'ex leader del Movimento 5 Stelle, vice premier e ministro: "Con Salvini, davanti alla macchinetta del caffè, decidemmo per la soluzione Conte premier". Oggi è rappresentante UE per il Golfo Persico
Politica - di Redazione Web
Lo ha confessato apertamente, Luigi Di Maio, che si aspettava di fare il Presidente del Consiglio. “Nel 2018, quando sfiorammo il 33% e Salvini aveva preso il 17%. Lo davamo per scontato”, ha raccontato l’ex vice primo ministro e ministro, ex leader del Movimento 5 Stelle in una lunga intervista al settimanale del Corriere della Sera Sette. “Io e Salvini non riuscivamo a metterci d’accordo. Mi ricordo un pomeriggio al Pirellone. Matteo voleva che una parte del contratto con gli italiani si scrivesse a Milano, non solo a Roma. Proposi anche una staffetta tra me e lui. Poi davanti alla macchinetta del caffè, prendendo atto dell’impasse, decidemmo per la soluzione di Conte premier, raccomandata da Alfonso Bonafede”.
Tra i ragazzi terribili del primo Movimento 5 Stelle, quello che avrebbe dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, quello che effettivamente ci entrò in aula e mise fine a un bipolarismo tra destra e sinistra, che quello stesso bipolarismo lo aveva cavalcato arrivando e accompagnandosi al governo prima con la Lega e poi con il Partito Democratico. Stesso premier: Giuseppe Conte. Di Maio prima vice primo ministro e ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, quello che aveva abolito la povertà grazie al reddito di cittadinanza, chiese l’impeachment del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e successivamente ministro degli Esteri nel governo Draghi.
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Rivendica tutt’oggi il reddito di cittadinanza: “Su questo non torno indietro. Però abbiamo peccato di troppo ottimismo. Andava fatto diversamente, con più controlli. Io ero profondamente convinto, da ministro del Lavoro, che quella misura servisse a liberare le persone in difficoltà dal ricatto e dalle prepotenze”. Però di qualcosa si è pentito di “quando volevamo fare i fenomeni”.
Ha rotto con Alessandro Di Battista, mai più sentito dopo l’appoggio a Draghi, e con Giuseppe Conte, che lo ha attaccato più volte per la stessa ragione. È grato a Beppe Grillo per l’opportunità di entrare e di scalare il M5s ma “quello che non mi è piaciuto per niente è stato che, dopo il 2022 e il mio 0,6%, abbia iniziato a fare spettacoli contro di me. Sono stato costretto a rispondergli pubblicamente. Non avrei voluto ricordargli che prendeva 300mila euro di consulenza dal partito e da Conte. Quella cosa fu l’inizio della sua fine”. No comment su Bibbiano.
Oggi Di Maio è rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico. La politica italiana, “nel senso di essere protagonista, non mi manca”. Continua a seguirla ma ha definito “romanzi fantasy” le voci che lo vorrebbero in preparazione per le elezioni politiche del 2027. Nel 2022 ha preso lo 0,6% con Impegno Civico. “Fu un bagno di realtà. Persi tutto. In un giorno feci gli scatoloni al ministero e pure a casa, perché io e la mia precedente compagna ci lasciammo. Volai a Berlino a trovare degli amici. Ero rimasto solo. Decisi di cambiare aria e lì incontrai Alessia, che era già stata candidata del M5S nel 2018, ma ci eravamo persi di vista per anni”.