La brutta storia del Premio Strega

Offese a Michela Murgia: male Mari, ma peggio chi ha deciso di fregarlo…

Tutti inorriditi dalle parole dello scrittore che ha insultato Murgia. Sì, certo, parole (private) sbagliate. Ma che dire di chi (e perché) le ha rese pubbliche?

Cultura - di Mimmo Gangemi

2 Luglio 2026 alle 20:30

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Offese a Michela Murgia: male Mari, ma peggio chi ha deciso di fregarlo…

Nella fucina sul monte Olimpo il dio del fuoco Efesto starà dando un gran daffare ai suoi Ciclopi a che approntino le aureole con cui avvolgere il capo di quanti, puri di santità e immuni dalle maldicenze, hanno gridato allo scandalo e dato dell’appestato a Michele Mari per le offese a Michela Murgia, più gravi in quanto appese a un suo difetto fisico – presunto il difetto e insensato il giudizio, i canoni della bellezza sono personali, gli occhi tarano a modo loro l’estetica. Comunque, Mari ci è andato giù pesante – ma la Murgia non è che fosse tenera in certe uscite e non ha senso beatificarla solo perché non c’è più. Mari non ha tenuto a bada l’opacità che mai si discosta dallo scintillio dello scrittore, da una sofferenza interiore in conflitto con l’anima e che però affina la sensibilità e il talento.

Detto questo, sposta molto che si sia trattato di una conversazione privata all’interno di un minivan, presenti i finalisti del premio Strega. L’argomento non doveva emergere. Più colpevole di Mari è il divulgatore. Averlo trasformato in inchiostro e in cronaca, su cui i media si sono lanciati più che le mosche su una cacca fumante, lo configura pettegolezzo. E forse calcolo, da indurre quelli come me, che l’aureola non la meritano di sicuro, a non escludere una malafede condita d’omertà e a risuscitare il pragmatismo dell’ingegnere, chiedendosi: cui prodest? Beh, magari ce ne faremo un’idea, non per forza corretta, allo spoglio delle schede, vedendo per chi, strega o strego, rulleranno i tamburi. E spero non rullino per l’opera purga che nemmeno con un chilo di bicarbonato sarei riuscito a mandare giù. Perché un fatto è certo: Mari, prima dato favorito per distacco e per merito, lo Strega se lo sogna; tra i 400 amici della domenica ci saranno pure dei bacchettoni perbenisti, eterni padroni dell’etica e della morale, che indosseranno la toga dei giudici inflessibili, non gliela perdoneranno e lo relegheranno nelle retrovie, con buona pace del valore e della qualità – non sarà novità. Invece Mari non fa che incarnare il genere umano. Mari è tutti noi, con le nostre debolezze, gli egoismi, l’invidia, le ipocrisie, la misantropia, il cannibalismo. Siamo fatti così, male, tranne naturalmente quelli dell’aureola a cui sta provvedendo Efesto. Ci macchiamo eccome di fregnacce e cattiverie, di giudizi feroci. Con la differenza che rimangono rintanati nell’ombra delle complicità, delle confidenze da tacere. Apposta non condivido le facce inorridite, le mani a stirarsi all’orrore le guance.

La vicenda offre spunto per sbirciare nei guasti dell’editoria. È troppo sbilanciata sull’aspetto commerciale a scapito di quello qualitativo. I grandi premi letterari sanno di taroccato e di spartizione. Spesso prevalgono opere così così. Nel valutarle, contano le logiche di appartenenza e di complicità. Gli scrittori creano cordate e si sponsorizzano a vicenda. Uno/a della cerchia scrive un romanzo ciofeca e si alternano a dirne meraviglie, ad annotare le alte vette raggiunte, le cime innevate, l’Olimpo del nostro Efesto. Tanto, saranno ricambiati in un’occasione futura. Brutta razza, noi scrittori. A parte le cordate, campeggiano gelosie, mal di pancia, ipocrisia, e sempre la maschera cerimoniosa, le sdolcinature – i fendenti accidiosi, pochi passi più in là. Oh, generalizzo, non vale per l’intera categoria – con me, Giancarlo De Cataldo è stato amico generoso, un impareggiabile altruista. Resta che avanzano i guasti. E i trucchi: c’è chi ricorre all’AI pur di elevarsi da scrivente a scrittore, c’è chi si affida ad abili, e costosissime, agenzie letterarie che sanno sfornare opere a sedici mani ma con un’unica firma in copertina. Già, l’AI. E se diventasse la livella di Totò? Tutti al palo, tutti autori artificiali e indistinguibili. Però… Non è malvagio: varrebbero le rare eccezioni artigianali, purché le si riconosca tali. Sono stato feroce anch’io. Perché sono vecchio e stanco e i vecchi stanchi sono brontoloni, ma sanno ancora ribellarsi.

2 Luglio 2026

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