La denuncia di Save The Children

Gaza, l’ecatombe dopo mille giorni di guerra: la Striscia rasa al suolo tra 21mila minori morti e 800mila sfollati

Esteri - di Redazione

2 Luglio 2026 alle 12:41

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AP Photo/Abdel Kareem Hana
AP Photo/Abdel Kareem Hana

Mille giorni di guerra. È quanto trascorso dal 7 ottobre 2023, dall’attacco compiuto in Israele dai miliziani palestinesi di Hamas, provocando oltre mille morti nel Paese e colpendo in particolare città e kibbutz vicini alla Striscia di Gaza, ma soprattutto dalla reazione dello stato ebraico contro la stessa Gaza, sostanzialmente rasa al suolo dall’offensiva brutale dell’IDF che ancora oggi continua “a fuoco lento” mentre i tribunali internazionali valutano la possibilità che quello compiuto da Israele a Gaza sia a tutti gli effetti un genocidio.

D’altra parte a Gaza il numero delle vittime reso noto dal ministero della Salute della Striscia, al giugno 2026, supera quota 73mila morti con oltre 170mila feriti. A queste cifre vanno aggiunte migliaia di persone tuttora ufficialmente disperse sotto i detriti e i decessi indiretti causati dalla fame, dalla distruzione del sistema sanitario e dalle condizioni igienico-sanitarie catastrofiche.

A soffrire maggiormente le conseguenze del conflitto sono stati i bambini di Gaza: 21mila i minori morti nell’offensiva israeliana, denuncia Save the Children, mentre altre migliaia di ragazzi e ragazze palestinesi hanno perso la casa, la scuola, il senso di sicurezza, affrontando ogni giorno una sfida proibitiva anche semplicemente per ottenere un pasto. Ci sono poi altri numeri che raccontano in maniera chiara la portata del disastro di Gaza: secondo il Site Management Cluster (Smc), il numero di bambini e adolescenti sfollati supera gli 800mila – circa l’80 per cento dei minori di Gaza – e 7mila sono i minori non accompagnati o separati dalle proprie famiglie. Una “lost generation” che ha perso anche la possibilità di ricevere una istruzione: sono 625mila i bambini e gli adolescenti in età scolare di Gaza che hanno tre anni di istruzione formale, la maggior parte di loro ha subito interruzioni del percorso scolastico a causa delle continue escalation del conflitto.

Il “cessate il fuoco” dello scorso ottobre, accordo a dir poco fragile che Israele non ha mai rispettato, è quotidianamente infranto dall’IDF che continua le sue operazioni militari nella Striscia e che occupa ormai oltre il 60% dell’enclave palestinese. Da quella dichiarazione di stop alla guerra altri 275 minori sono stati uccisi dalle forze israeliane. Tra gli attacchi più recenti, si segnala la morte di un bambino di otto anni, colpito lunedì da un drone israeliano mentre si trovava in una tenda che ospitava sfollati a Deir el-Balah (Gaza centrale), e quella di una ragazza di 13 anni, uccisa nel fine settimana nel sud di Gaza dalle schegge di un bombardamento di un carro armato israeliano. Il mese scorso, la diciottenne Raghad Ashour è rimasta uccisa in un attacco israeliano mentre si recava a sostenere gli esami di maturità.

“Potremmo morire da un momento all’altro. Spero che la guerra finisca per noi”, ha raccontato a Save the Children Amani, una 14enne che vorrebbe che i bambini palestinesi avessero gli stessi diritti di qualsiasi altro coetaneo. “Spero che la guerra finisca, così da poter proseguire gli studi a Gaza e godere dei miei diritti come essere umano, proprio come le ragazze di altri Paesi. Vorrei vivere una vita serena, all’insegna dell’amore e della pace. A Gaza ci sono tanti bambini le cui voci rimangono inascoltate“, ha aggiunto Amani.

“Ogni giorno, negli ultimi 1.000 giorni, il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni”, spiega Ahmad Ahendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa dell’Est. “Mentre i loro corpi giovani e fragili venivano fatti a pezzi da bombe e missili, il mondo vendeva quelle stesse armi al governo israeliano – aggiunge -. Mentre i bambini morivano di fame e malattie e il governo israeliano non adempiva ai propri obblighi legali di garantire l’accesso umanitario – compreso l’ingresso a Gaza di cibo nutriente a sufficienza – il mondo manteneva in vigore gli accordi commerciali con il governo di Israele”.

di: Redazione - 2 Luglio 2026

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