Dopo 33 anni
Elisa Claps, riaperte le indagini a Potenza: l’inchiesta su complicità e silenzi per la morte della 16enne scomparsa nel 1993
“Da due anni la Procura di Potenza ha riaperto con coraggio le indagini sul ritrovamento del corpo e sulle complicità”. A rivelare la clamorosa novità sul caso di Elisa Claps, la ragazza scomparsa nel 1993 e i cui resti furono rinvenuti nel 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza, è il fratello Gildo. Parole arrivate nel corso della trasmissione tv di Rai3 ‘Chi l’ha visto?’, giunta all’ultima puntata della stagione e all’ultima conduzione di Federica Sciarelli, che per anni ha seguito la vicenda di Elisa Claps. Gildo Claps, insieme alla madre Filomena Iemma, ha sottolineato “la forza” e “il coraggio” della Procura potentina nel riaprire le indagini sulla sorella morta a soli 16 anni. “È un’indagine difficile, complessa, però – ha aggiunto – siamo ottimisti. E credo che sia un bel segnale anche per le tante famiglie i cui casi sono ormai sepolti: non disperate mai”.
Elisa Claps, come accertarono gli esami autoptici, venne uccisa in un tentativo di violenza sessuale il 12 settembre 1993. Sospettato un ragazzo che frequentava la parrocchia e che aveva dato appuntamento a Elisa. Danilo Restivo raccontò di essersi ferito cadendo nel cantiere delle scale mobili. La 16enne fu uccisa con sedici coltellate nel sottotetto della chiesa, che venne chiusa 13 anni fa, il 17 marzo del 2010, dopo il ritrovamento del cadavere. I resti erano parzialmente scheletrizzati e in parte mummificati: Claps morì dissanguata a causa delle ferite. Restivo, che intanto si era trasferito a Bournemouth in Inghilterra, è stato condannato a 30 anni per l’omicidio di Claps: sempre in Inghilterra nel 2002 ha ucciso la vicina di casa Heather Barnett, omicidio per il quale sta scontando una pena di 40 anni inflitta da una corte britannica.
Le indagini riaperte due anni fa dalla Procura di Potenza sul caso Claps potrebbero riservare nuovi colpi di scena sulla morte della ragazza, nonostante il trascorrere del tempo. Se infatti la condanna di Restivo chiuse il processo per omicidio accertando il colpevole, restano i dubbi sulle eventualità responsabilità di chi avrebbe potuto sapere della scomparsa e della sorte di Elisa, ma non parlò. La famiglia di Claps ha accusato in più occasioni il parroco don Domenico “Mimì” Sabia di aver in qualche modo occultato o aiutato ad occultare il cadavere e la verità. Il parroco morì nel 2008, prima del ritrovamento del corpo di Elisa nella chiesa.