La divisione
Scisma nella Chiesa cattolica, i lefebvriani sfidano Papa Leone: consacrati 4 vescovi in Svizzera, si va verso la scomunica
L’appello di Papa Leone XIV è caduto nel vuoto, con i lefebvriani che hanno mantenuto il punto. Mercoledì mattina a Écône, in Svizzera, il movimento tradizionalista della Chiesa cattolica ha consacrato quattro nuovi vescovi sancendo così la scomunica automatica e lo scisma, con una comunicazione ufficiale e formale del Vaticano che potrebbe arriva in giornata o nel volgere di poche ore. Il là lo hanno dato monsignor Bernard Fellay, ex superiore, e lo spagnolo Alfonso de Gallareta, che con l’imposizione delle mani sul capo dei nuovi vescovi, e sussurrando al microfono le formule liturgiche rigorosamente in latino, hanno sancito lo strappo col Papa.
Ad assistere alla consacrazione dei nuovi vescovi, lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, c’erano diverse migliaia di fedeli giunti nel paesino svizzero con ore di anticipo. “Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa” ha detto il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani. Prima della messa, don Pagliarani ha fatto leggere un testo in cui parla di “circostanza del tutto eccezionale” dovuta al fatto che, a suo dire, le autorità della Chiesa dal Concilio Vaticano II in poi mostrerebbero “un atteggiamento contrario alla fede”. Il documento si chiude senza ambiguità: “Riteniamo che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore“. Nell’omelia, lunga circa 40 minuti secondo Repubblica, il Superiore della Fraternità ha respinto le accuse di slealtà verso Papa Leone XIV: “Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo, ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo che non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori”.
Dopo 38 anni si ripete dunque lo scisma nella Chiesa cattolica. Era già accaduto il 30 giugno del 1988, quando Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza autorizzazione di Giovanni Paolo II. In pochi giorni dal Vaticano arrivò la scomunica dello stesso Lefebvre, del vescovo co-consacrante Antonio de Castro Mayer e dei quattro nuovi vescovi di allora: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Wojtyla parlò di “un atto di disobbedienza” e lo qualificò come “atto scismatico”.
Oggi il movimento tradizionalista fondato da monsignor Marcel Lefebvre può contare su due vescovi, 733 preti, 264 seminaristi, 145 fratelli e 250 suore. Una minoranza che, alimentata anche all’interno della Chiesa dai suoi settori più conservatori, da decenni ormai tiene aperto il dibattito sulla liturgia e l’eredità del Concilio Vaticano II. Fu all’epoca che monsignor Lefebvre, feroce oppositore ad ogni contaminazione tra fede cattolica e “modernità”, ruppe con Roma: alla guida di un piccolo ma battagliero numero di fedelissimi, Lefebvre si mise all’opposizione dei risultati ottenuti dal Concilio Vaticano II che, tra il 1962 e il 1965, aprì all’ecumenismo e alla libertà di coscienza, al ruolo dei laici e all’uso della “lingua volgare” per la messa, fino alla rottura del 1988. Scisma che provò a ricucire il successore di Karol Wojtyla, Benedetto XVI, che cancellò la scomunica, ma con Papa Francesco che chiuse di fatto la porta ad un ritorno del movimento. La rottura appare ora definitiva con la scelta della consacrazione dei quattro vescovi in Svizzera.