Verso la scissione

Lefebvriani, pronto lo scisma nella Chiesa cattolica: il movimento tradizionalista ordina 4 nuovi vescovi e dice addio

News - di Redazione

29 Giugno 2026 alle 15:58

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Foto Vatican Media/LaPresse
Foto Vatican Media/LaPresse

La Chiesa cattolica si appresta a vivere una separazione in casa. A Écône, in Svizzera, i lefebvriani sanciranno la loro scissione: l’appuntamento è fissato per mercoledì primo luglio, quando la consacrazione di quattro vescovi porterà il gruppo fuori dalla confessione.

Oggi il “movimento” tradizionalista fondato da monsignor Marcel Lefebvre può contare su due vescovi, 733 preti, 264 seminaristi, 145 fratelli e 250 suore. In Svizzera don Davide Pagliarani, il nuovo superiore, consacrerà lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier: l’obiettivo è quello di evitare che con la morte dei due presuli ancora in vita, lo svizzero Bernard Fellay, ex superiore, e lo spagnolo Alfonso de Gallareta, si “spenga la fiamma” del movimento lefebvriano.

Una minoranza che, alimentata anche all’interno della Chiesa dai suoi settori più conservatori, da decenni ormai tiene aperto il dibattito sulla liturgia e l’eredità del Concilio Vaticano II. Fu all’epoca che monsignor Lefebvre, feroce oppositore ad ogni contaminazione tra fede cattolica e “modernità”, ruppe con Roma: alla guida di un piccolo ma battagliero numero di fedelissimi, Lefebvre si mise all’opposizione dei risultati ottenuti dal Concilio Vaticano II che, tra il 1962 e il 1965, aprì all’ecumenismo e alla libertà di coscienza, al ruolo dei laici e all’uso della “lingua volgare” per la messa. La rottura definitiva arrivò nel 1988 quando, sfidando Papa Giovanni Paolo II, Lefebvre ordinò quattro vescovi per garantire una successione apostolica al suo movimento ottenendo così la scomunica. Uno scisma che provò a ricucire il successore di Karol Wojtyla, Benedetto XVI, che cancellò la scomunica, ma con Papa Francesco che chiuse di fatto la porta ad un ritorno del movimento. La rottura appare ora definitiva con la scelta della consacrazione dei quattro vescovi in Svizzera: nei mesi scorsi, come ricorda Repubblica, don Paragliani era stato ricevuto in Vaticano dal capo dell’ex Santo Uffizio, il cardinale argentino Victor Manuel Fernández, ma dal faccia a faccia non era emersa alcuna concessione per i lefebvriani.

Da qui la decisione di tirare dritto e sfidare frontalmente Papa Leone XIV e la Chiesa. D’altra parte da Roma non si potrà fare altro che prendere atto di quanto accadrà a Écône: si procederà automaticamente alla scomunica nel momento stesso in cui verranno consacrati i nuovi vescovi, la scissione appare inevitabile.

di: Redazione - 29 Giugno 2026

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