Il Pontefice in Spagna

Papa Leone, il discorso storico alle Canarie dal ‘porto della vergogna’: “Europa non può abituarsi a Mediterraneo cimitero di migranti”

News - di Carmine Di Niro

11 Giugno 2026 alle 16:19

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Papa Leone, il discorso storico alle Canarie dal ‘porto della vergogna’: “Europa non può abituarsi a Mediterraneo cimitero di migranti”

Un discorso storico che ribadisce l’impegno della Chiesa nei confronti degli ultimi, dei migranti che sfidano il Mediterraneo e i governi nazionali impegnati da anni in una continua guerra agli immigranti e alle Ong, per raggiungere l’Europa. Dal “porto della vergogna” di Arguineguín, nella costa meridionale di Gran Canaria, in Spagna, Papa Leone XIV sul solco del suo predecessore Francesco spende nuove parole nette sull’immigrazione, da Las Palmas sembra infatti risuonare la voce di Bergoglio e del suo storico discorso del 2014 da Lampedusa, dove Papa Francesco denunciò la “globalizzazione dell’indifferenza”.

In attesa di tornare sull’isola siciliana, Leone è atteso a Lampedusa il 4 luglio prossimo, Papa Prevost sceglie Gran Canaria per tenere un discorso chiave sull’immigrazione che segna ancora una volta la distanza tra la Chiesa e le cancellerie europee, impegnate da anni nella guerra ai migranti.

Parole che arrivano alla vigilia dell’entrata in vigore del controverso Patto sulla migrazione e l’asilo della Ue, che introdurrà nuove restrizioni sull’immigrazione irregolare e apre agli hub all’estero per le espulsioni, in parte sul modello albanese del governo Meloni.

Non è un caso se Leone si rivolga proprio alle istituzioni europee. Parlando ai migranti radunati nel porto di Arguineguín, dove nel 2020 3mila persone rimasero ammassate per mesi in uno spazio di duecento metri, il Papa lo spiega senza mezzi termini: “Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”. Leone chiede di “non abituarsi a contare i morti” perché “la dignità umana non ha passaporto né perde valore quando attraversa una frontiera”. “Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”, si chiede il pontefice statunitense.

Non siete numeri, né fascicoli! – ricorda ancora Prevost -.  Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono ‘canti delle sirene’, sono industrie di morte”. Il Papa quindi ascolta le testimonianze dei sopravvissuti, poi rende omaggio ai migranti lanciando una corona di fiori in mare, quindi si reca presso l’edicola della Vergine del Carmelo per la benedizione di una croce realizzata con il legno di un’imbarcazione di migranti.

11 Giugno 2026

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