Le migliori pellicole dedicate ai profughi

Quando il cinema ci ha aiutato a restare umani: da “Pummarò” a “Io Capitano”, i film sui migranti che hanno sfidato l’odio

L’immigrazione albanese degli anni 90, le storie vere che da Lampedusa sono diventate opere come “Terraferma” e “Fuocoammare”, l’immigrazione di seconda generazione di Giovannesi

Spettacoli - di Chiara Nicoletti

28 Giugno 2026 alle 20:25

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AP Photo/Domenico Stinellis
AP Photo/Domenico Stinellis

Su queste pagine nei giorni scorsi è stata constatata un’amara deriva, sottolineata dal direttore Sansonetti: l’Europa democratica delle origini, quella accogliente e inclusiva, è stata sconfitta. Il voto a favore del Parlamento europeo alla “remigrazione”, con l’uso di campi dove detenere i migranti indesiderati presso paesi terzi, porta grande sconforto in chi crede in uguaglianza, dignità e diritti umani. Se la paura viene dalla non conoscenza, il cinema si è fatto finestra su situazioni e realtà che non conosciamo e che attraverso il grande schermo prendono corpo e vita. Nella speranza che un film possa far conoscere la verità di chi è costretto a vivere da “altro” ed è trattato da tale, 10 pellicole che dagli anni 90 a oggi hanno raccontato l’immigrazione in Italia, per una riflessione concreta su cosa abbiamo vissuto e stiamo vivendo.

Pummarò, 1990

Ad inaugurare il filone dei film sull’immigrazione africana c’è l’esordio alla regia di Michele Placido, presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard. Il film nacque dall’esigenza di raccontare un’Italia appena uscita dal suo status di paese di emigranti e diventata Terra promessa per il Terzo mondo. Prese spunto dall’uccisione nel 1989 di un contadino emigrato sudafricano e racconta di Kwaku, ragazzo ghanese laureatosi, che sbarca clandestinamente a Napoli alla ricerca del fratello Giobbe, soprannominato Pummarò per il suo lavoro nella raccolta dei pomodori. Scritto da Sandro Petraglia e Stefano Rulli, il film fu definito un viaggio attraverso le varie forme del razzismo quotidiano e rimane, a quasi 36 anni di distanza, purtroppo attuale.

Lamerica, 1994

Gioca fin dal titolo con l’Italia diventata improvvisamente luogo di speranze, Lamerica di Gianni Amelio: per gli albanesi degli anni 90 il nostro paese rappresenta “L’America”, con tutte le sue contraddizioni. Presentato alla 51ª Mostra di Venezia, racconta di due italiani che arrivano in Albania per mettere in piedi una società fittizia, usando come prestanome un anziano ex detenuto politico. La fuga di quest’ultimo li costringerà a un viaggio inaspettato dentro un’Albania allo sbando per poi scoprire che l’anziano fuggiasco è in realtà un italiano che confonde l’Albania con la Sicilia e crede di star per viaggiare verso l’America. Amelio ci ricorda, in un film dall’urgenza contemporanea, il nostro passato di migranti.

Quando sei nato non puoi più nasconderti, 2005

La “non” paura dell’altro viene dall’innocenza di un bambino non ancora programmato ad averla. È il punto di partenza dell’opera con cui Marco Tullio Giordana, con Petraglia ancora co-sceneggiatore, insieme al regista e a Maria Pace Ottieri, autrice del libro da cui è tratto il film, racconta di Sandro, figlio di un industriale bresciano finito disperso in mare durante una vacanza. A salvarlo, due clandestini romeni che lo caricano sul barcone con cui stanno arrivando in Italia. Lo sguardo grato e senza pregiudizi del giovane ribalta i ruoli di salvatore e salvato, offrendo una diversa prospettiva sugli “extracomunitari”.

Terraferma, 2011

Chiude una trilogia sulla sua Sicilia Emanuele Crialese, dopo Respiro e Nuovomondo, che raccontava l’esodo dei migranti siciliani verso l’America nel Novecento, con questo film ambientato a Lampedusa, divenuta prima costa accessibile ai migranti nel Mediterraneo. Al centro, la legge del mare che impone di salvare qualsiasi essere umano stia per annegare, in contrasto con l’apparente illegalità del salvataggio di Sara, una donna africana e il suo bambino, tenuta nascosta alle autorità da una famiglia di pescatori. L’Italia, terra di passaggio, è chiamata ancora una volta a fare i conti con il suo passato migrante.

Io sono Li, 2011

Con Zhao Tao, attrice feticcio del regista cinese Jia Zhangke nel ruolo della Shun Li protagonista, Andrea Segre realizza, alla sua prima regia di finzione, la storia di un’amicizia silenziosa e interculturale tra la barista cinese del titolo, trasferitasi da poco a Chioggia e un pescatore di origine slave. Solitudini che si incontrano tra stereotipi scardinati e migrazioni forzate, fotografate poeticamente da Luca Bigazzi.

Il villaggio di cartone, 2011

Ermanno Olmi racconta di un parroco affranto per la sua chiesa in dismissione, svuotata di tutti gli arredi sacri, che verrà “salvata” come rifugio per un gruppo di clandestini, rinascendo come il piccolo villaggio del titolo. Se Terraferma affermava la legge del mare come più forte di quella dello Stato, il film di Olmi ne sovrappone a quest’ultima, una ancora più alta, quella di Dio che accoglie tutti, soprattutto gli ultimi. Olmi dichiarò, citando il titolo: “Se non apriamo le nostre case, compresa la casa più intima, che è il nostro animo, siamo solo uomini di cartone”.

Alì ha gli occhi azzurri, 2012

“Dietro ai loro Alì dagli Occhi Azzurri, usciranno da sotto la terra per uccidere, usciranno dal fondo del mare per aggredire, scenderanno dall’alto del cielo per derubare”, scriveva Pasolini nel 1962 nella poesia Profezia. Da quell’opera premonitrice Claudio Giovannesi trasse ispirazione per la storia di Nader, sedicenne musulmano di origine egiziana in bilico tra la voglia di una vita “normale” e il senso di appartenenza. Giovannesi racconta i drammi della seconda generazione, nata e cresciuta in Italia ma continuamente discriminata, entrando nel cuore della periferia romana in pieno spirito pasoliniano.

Fuocoammare, 2016

Da una parte Samuele, bambino di Lampedusa con il suo occhio pigro che rifiuta di vedere; dall’altra i migranti tra morti, corpi in stiva e soccorsi in mare. È il capolavoro di Gianfranco Rosi, Orso d’oro a Berlino e film documentario più conosciuto internazionalmente sul tema. Punto di congiunzione tra le due realtà parallele è il dottor Pietro Bartolo, medico di Lampedusa da decenni, alter ego di Rosi che per realizzare il film si è trasferito per più di un anno sull’isola.

Nour, 2019

Si ispira al libro scritto da Pietro Bartolo con la giornalista Lidia Tilotta, Lacrime di sale, il film di Maurizio Zaccaro, presentato al Torino Film Festival con Sergio Castellitto nei panni del medico. Qui Bartolo da simbolo diventa figura paterna per l’undicenne siriana del titolo, aiutata a ritrovare la madre dispersa in Libia prima del viaggio in barcone. Zaccaro, amico e collaboratore di Ermanno Olmi, gli dedica il film.

Io Capitano, 2023

A chiudere questa riflessione non poteva che esserci il film di Matteo Garrone, innovativo nel suo punto di vista: tutto attraverso gli occhi di Seydou e Moussa, due cugini senegalesi di sedici anni che vogliono emigrare in Europa per diventare cantanti famosi. Tra favola e amare disillusioni, Garrone confeziona un racconto empatico capace di far entrare lo spettatore nei panni di ragazzi che cercano di realizzare un sogno, come i loro coetanei dall’altro lato del mondo. Leone d’argento alla regia a Venezia 80, il film ha rivelato l’esordiente Seydou Sarr, vincitore del Premio Marcello Mastroianni.

28 Giugno 2026

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