Musica

Perché “Foreign Tongues” può essere l’ultimo disco dei Rolling Stones: l’indizio che riporta agli esordi nel 1963

L'album della "Greatest Rock'n'Roll in the World" in uscita il prossimo 10 luglio a tre anni da Hackney Diamonds. Gli ospiti e le cover a sorpresa

Cultura - di Redazione Web

26 Giugno 2026 alle 16:42

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Ronnie Wood, left, Mick Jagger, and Keith Richards attend The Rolling Stones’ “Foreign Tongues” album launch event on Tuesday, May 5, 2026, in New York. (Photo by Evan Agostini/Invision/AP)
Ronnie Wood, left, Mick Jagger, and Keith Richards attend The Rolling Stones’ “Foreign Tongues” album launch event on Tuesday, May 5, 2026, in New York. (Photo by Evan Agostini/Invision/AP)

Si chiamerà Foreign Tongues e uscirà il 10 luglio per Polydor/ Capitol Records il nuovo album di inediti dei Rolling Stones. L’ultimo? Forse. Chi può dirlo. Ci saranno di certo quei riff, le melodie aperte da grandi arene, le consuete energia e sensualità, anche uno spunto più politico all’interno dei brani rispetto ad altri lavori. E un’infilata di ospiti piuttosto sorprendenti in alcuni casi, una manciata di cover che incuriosiscono e sparigliano. E la certezza: che finché potranno, gli Stones faranno gli Stones.

Still life, come intitolarono quel disco registrato live nel 1982, dopo l’ultima tournée negli Stati Uniti. Ancora vita, ancora musica. Ancora energia, ancora rock’n’roll. La “greatest rock’n’roll band in the world” di sempre. Foreign Tongues sarà il 25esimo album in studio del gruppo, cinque anni dopo la morte del batterista Charlie Watts, a tre anni da Hackney Diamonds che invece uscì 18 anni dopo l’ultimo disco di inediti. 14 brani prodotti da Andy Watt – già al lavoro con Paul McCartney, Elton John, Iggy Pop e Michael Stipe. E tra gli ospiti Paul McCartney, Robert Smith, Benmont Tench degli Heartbreakers, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, Bruno Mars e Stevie Winwood. La batteria di Watts compare in alcuni brani rimasti inediti dalle sessioni di registrazione di Hackney Diamonds. La band è completata dal bassista Darryl Jones, il batterista Steve Jordan e Matt Clifford alle tastiere.

 

 

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Ad anticipare il disco una serie di manifesti disseminati per Camden Town, a Londra, con lo pseudonimo Cockroaches, e i singoli Rough and Twisted, Jealous Lover e In the Stars. Nessun salto nel vuoto, nessun esperimento: dalle recensioni in anteprima Foreign Tongues si annuncia come un disco fedele al marchio di fabbrica. Riff alla Richards, la chitarra solista da rock band più iconica di sempre che si intreccia con quella di Ronnie Wood, inni da stadio. A chiudere il disco è la cover di Chuck Berry Beautiful Delilah, come nel 1963 il primo singolo di esordio della band era stata una cover di Come On dello stesso Berry.

“Non direi che è stato intenzionale”, ha dichiarato Keith Richards al Guardian quando qualcuno ha cominciato a vedere in questa scelta una sorta di chiusura di un cerchio: l’annuncio di Foreign Tongues come ultimo album. “Voglio dire, all’improvviso ti giri e dici: Cristo, ho 82 anni. È un lungo periodo su cui riflettere. Ma è una cosa affascinante, soprattutto ora che stiamo entrando nella fase dei pronipoti. All’improvviso ti offrono un altro specchio in cui guardare da dove vieni. Non so: si chiama maturazione o qualcosa del genere?”

Per la rivista Rolling Stone, l’album in uscita è migliore del predecessore. “Dà l’impressione di essere la continuazione del lavoro del gruppo e lo dico in senso positivo, perché il metodo di registrazione ha prodotto risultati altrettanto efficaci”. Se fosse l’ultimo album, sarebbe “un finale all’altezza della loro leggenda” insomma. Se a tratti “ci sono anche momenti chiave in cui l’anima degli Stones traspare”, per Mojo nel disco ci sono “i Rolling Stones che fanno le cose dei Rolling Stones – sicuramente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ma a quanto pare no, visto che Foreign  Tongues accumula le apparizioni degli ospiti come cocaina su un rider del 1972”.

 

 

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26 Giugno 2026

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