La risoluzione della Camera Alta
Trump ‘sfiduciato’ dai repubblicani: il Senato limita i poteri di guerra del tycoon
Il documento è stato approvato con 50 sì e 48 no, e chiede anche la fi ne del conflitto contro la repubblica islamica, a meno che non ci sia l’autorizzazione del congresso. Decisivo il sostegno di 4 senatori del GOP.
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Il “cameriere” del tycoon, quello che chiama Trump “paparino” (“Daddy”) ha sbugiardato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Altroché orgoglio nazionale, Sigonella 2.0. Il “cameriere” in questione, il segretario generale della Nato Mark Rutte in un’intervista a Fox News ha sottolineato il sostegno europeo all’azione militare Usa contro l’Iran, rivelando che migliaia di voli sono partiti da basi europee per supportare la missione. “Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme”. “Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo”, ha affermato Rutte.
Ma il datore di lavoro del “cameriere” della Nato ha poco da gioire. Uno schiaffo politico: il Senato degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicano, sfida Donald Trump sulla guerra in Iran. 50 voti a favore, 48 contrari: la camera alta ha approvato una risoluzione che limita i poteri di guerra del presidente e chiede la fine del conflitto contro la repubblica islamica, a meno che non ci sia l’autorizzazione del congresso. La misura non ha forza di legge, ma possiede un forte valore politico. A farla passare è il sostegno di quattro senatori repubblicani: Rand Paul (Kentucky), Lisa Murkowski (Alaska), Susan Collins (Maine) e Bill Cassidy (Louisiana). Altri due esponenti del Grand Old Party, notoriamente favorevoli alla stretta, erano assenti. È l’esito del crescente disagio che la gestione trumpiana della guerra contro Teheran ha causato all’interno del partito. Trump non ha infatti mai richiesto l’autorizzazione del Congresso. Durissima è stata non a caso la sua reazione alla risoluzione. «Ho l’Iran alle corde, pronto a crollare, e il Senato degli Stati Uniti decide di tenere una votazione inopportuna e insignificante sul War Powers Act», ha scritto sul social Truth.
È la prima volta dall’approvazione della War Powers Resolution del 1973 in cui entrambe le Camere approvano una risoluzione congiunta che impone al presidente di mettere fine a una guerra. La bocciatura sull’Iran mette il Senato in rotta di collisione con Trump. La Camera aveva già approvato la misura questo mese, dopo che i leader repubblicani, inizialmente contrari, non erano riusciti a mantenere il partito compatto nel voto. Diversi esponenti repubblicani hanno espresso preoccupazioni per i costi economici dell’operazione: l’Amministrazione Trump si prepara a chiedere almeno 80 miliardi di dollari aggiuntivi per finanziare il conflitto. Permangono inoltre dubbi sulla tenuta del cessate il fuoco raggiunto e sull’esito delle trattative in corso a Lucerna per normalizzare le relazioni tra Washington e Teheran con un accordo più ampio e duraturo. Il Congresso è rimasto sostanzialmente escluso dal processo che, la scorsa settimana, ha portato alla firma del Memorandum che sancisce l’intesa tra Usa e Iran. Lo scontro istituzionale arriva in un momento delicato anche sul fronte dell’opinione pubblica. Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, l’indice di approvazione di Trump è sceso al 34%, il livello più basso del suo secondo mandato. In calo anche la fiducia degli americani sulla sua capacità di utilizzare la forza militare in modo appropriato: il 38% degli intervistati si dice fiducioso nelle sue decisioni in materia, contro il 46% registrato nell’estate dello scorso anno.
Tra gli accordi Usa-Iran c’è la fine dell’occupazione israeliana in Libano. Israele non si ritirerà dal sud del Libano, nemmeno se lo chiederanno gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz alla Conferenza del Centro per il Governo Locale, affermando che “anche se ci fosse una richiesta americana, le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno dal Libano meridionale”. Katz ha aggiunto che “non lasceremo la zona di sicurezza in Siria e Libano. Questo è il concetto di sicurezza. Le Forze di Difesa Israeliane devono stare dove c’è il nemico e difendere le comunità dall’interno del territorio stesso. Soldati dentro, residenti fuori. Non ci ritireremo”. Immediata la replica di Teheran. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore nei colloqui tra Iran e Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato o che l’Iran non ha mai abbandonato i suoi amici e partner strategici nelle situazioni più difficili e complesse. “Per noi, il cessate il fuoco in Libano è importante quanto il cessate il fuoco in Iran e la fine della guerra in quel Paese è altrettanto importante quanto la fine della guerra in Iran”, ha sottolineato.