Chiusi i negoziati tecnici in Svizzera

Usa e Iran verso la pace, ma resta il nodo Libano

Gli Stati Uniti hanno accettato di sbloccare “immediatamente” 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, a seguito della conclusione dei negoziati tecnici tenutisi in Svizzera

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

24 Giugno 2026 alle 18:30

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Nathan Howard/Pool Photo via AP – Associate Press/ LaPresse
Nathan Howard/Pool Photo via AP – Associate Press/ LaPresse

I negoziati tecnici sono finiti. E subito ha inizio il can can mediatico su chi ha vinto e chi ha perso tra Usa e Iran. Nella guerra e non ai mondiali di calcio. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno accettato di sbloccare “immediatamente” 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, a seguito della conclusione dei negoziati tecnici tenutisi in Svizzera. “È stato concordato che gli accordi firmati relativi allo sblocco dei 12 miliardi di dollari di fondi congelati entreranno in vigore immediatamente”, ha dichiarato Gharibabadi, che ha guidato la squadra negoziale tecnica iraniana, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irna. Il viceministro degli Esteri lo ha annunciato dopo aver affermato che i negoziati tecnici sono conclusi. Gharibabadi ha riferito, inoltre, che la fase successiva coinvolgerà un comitato di alto livello, senza specificare una data, oltre alla costituzione di quattro Commissioni tematiche di natura tecnica.

Queste dichiarazioni contrastano con quanto affermato lunedì dal vicepresidente statunitense J.D. Vance. “I fondi non saranno sbloccati a meno che non si continuino a registrare progressi, che saranno senza dubbio un aspetto chiave dei negoziati nei prossimi giorni”, aveva spiegato il vicepresidente alla stampa prima di imbarcarsi sul volo di ritorno a Washington dalla Svizzera, dopo i colloqui quadrilaterali di domenica. Nel frattempo, il governatore della Banca Centrale dell’Iran, Abdolnaser Hemmati, ha dichiarato all’agenzia di stampa Tasnim che la prima tranche di 6 miliardi di dollari sarà utilizzata in parte per l’acquisto di “beni essenziali e medicinali”. Il secondo stanziamento, pari ad altri 6 miliardi di dollari, non è limitato all’acquisto di beni essenziali, ha sottolineato il governatore. Quanto a Trump, prova a vestire i panni del vincitore. «Abbiamo due cose: uno Stretto aperto e un Paese che non avrà mai armi nucleari», dice dallo Studio Ovale, e precisa che il blocco navale è stato più efficace delle bombe. «Se l’Iran non rispetta l’accordo, farò quello che devo fare». Su Truth scrive che gli iraniani «accetteranno ispezioni dell’Aiea per garantire la trasparenza nucleare». A Teheran rispondono con la freddezza di sempre. Il portavoce Esmaeil Baghaei chiarisce che non ci sono «nuovi impegni» e che ogni cooperazione con l’Aiea avverrà «secondo le procedure esistenti». Sul nucleare ci sono stati solo «brevi colloqui», e Araghchi ha già invitato gli americani a evitare «richieste eccessive».

Di certo, resta irrisolto il nodo-Libano.  Per Israele non cambia nulla. «La direttiva è chiara e non è cambiata. Le nostre forze rimarranno nel Libano meridionale finché sarà necessario e godono di piena libertà d’azione per contrastare qualsiasi minaccia diretta o potenziale contro di loro o contro gli abitanti del nord del nostro Paese», ha detto ieri in un videomessaggio condiviso sul social X il premier Benjamin Netanyahu. Ma ai ministri ultra-oltranzisti neanche questo basta. “Tutto il Libano dovrebbe essere il nostro campo da gioco, il nostro obiettivo. Netanyahu deve andare dal presidente Trump, abbracciarlo ma dirgli che non possiamo rispettare questo accordo. Il capo della Casa Bianca non tollererebbe la presenza di nazisti al suo confine. Lo apprezziamo, ma prima di tutto vengono i nostri soldati e i nostri cittadini», tuona Itamar Ben-Gvir, secondo il quale Israele «è al punto più vicino a una vittoria decisiva». In rotta con Trump, pressato dai falchi, per Netanyahu la situazione è tale che il quotidiano conservatore americano Wall Street Journal può scrivere in un editoriale che Trump e gli ayatollah, pur divisi da tante cose, su un punto sono d’accordo: nello scaricare le colpe su Israele.

24 Giugno 2026

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