Domenico e Dina in Italia

Flotilla, liberati i due attivisti italiani detenuti per un mese in Libia: “Tajani non ha condannato le violazioni”

Cronaca - di Redazione

24 Giugno 2026 alle 10:18

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Flotilla, liberati i due attivisti italiani detenuti per un mese in Libia: “Tajani non ha condannato le violazioni”

Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, i due attivisti italiani della Global Sumud Flotilla che erano detenuti in Libia da un mese, sono stati liberati martedì 23 giugno. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Con Centrone e Alberizia è stato liberato anche Matia Alvarez Rodriguez, attivista dell’Uruguay con anche la cittadinanza italiana: i tre facevano parte di una spedizione di circa 200 persone che stava attraversando i Paesi del Nordafrica con l’obiettivo di portare cibo, medicinali, ambulanze e altri beni di prima necessità nella Striscia di Gaza passando dal varco di Rafah, al confine con l’Egitto.

I due attivisti italiani erano stati arrestati assieme ad altre otto persone il 24 maggio scorso, quando il loro convoglio era stato fermato al confine tra la Libia occidentale, la Tripolitania controllata dal Governo di Unità Nazionale guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, esecutivo riconosciuto dalle Nazioni Unite, e la Libia orientale, la Cirenaica dominata politicamente dalla Camera dei Rappresentanti (il parlamento di Tobruk) e militarmente dall’Esercito Nazionale con la leadership di fatto nelle mani del generale Khalifa Haftar. Gli attivisti della FLotilla, tra cui Centrone e Alberizia, avevano attraversato il confine per chiedere alle autorità della Libia orientale di far passare il resto degli attivisti e dei mezzi: per questo erano stati arrestati con l’accusa di ingresso illegale nel Paese e trasferiti in carcere a Bengasi, la sede del governo di Haftar. Tajani ha dato notizia della liberazione solo dei due attivisti italiani e di Alvarez Rodriguez: non è chiaro al momento se siano stati liberati anche gli altri sette membri della Flotilla.

Dopo l’arresto da parte delle autorità libiche, la Global Sumud Flotilla aveva fatto sapere che i dieci attivisti erano in sciopero della fame per protestare contro la detenzione, i maltrattamenti e l’impossibilità di avere assistenza legale. L’organizzazione aveva anche denunciato che durante la reclusione a Bengasi gli attivisti erano stati sottoposti a maltrattamenti psicologici, a lunghi interrogatori con le autorità locali che avevano negato loro le visite mediche. Solo grazie all’intervento del console generale italiano a Bengasi, Filippo Andrea Colombo, Centrone e Alberizia avevano ottenuto il diritto di chiamare la famiglia, fare una doccia e avere un cambio di vestiti.

La loro liberazione è arrivata al termine di lunghe e complicate trattative, con la detenzione dei due attivisti italiani che era stata prolungata dalle autorità libiche e con l’udienza che ne doveva stabilire l’espulsione era stata rinviata senza preavviso né motivo.

Il rientro dei tre cooperanti in Italia è previsto già in giornata grazie a uno sforzo congiunto che ha visto collaborare i canali diplomatici e gli apparati di sicurezza dello Stato. “Ha aggiunto il ministro Tajani: «Grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, domani faranno finalmente rientro in Italia. Ringrazio il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro”, sono state le parole di Tajani.

Di diverso avviso la Global Sumud  Flotilla, che attacca proprio l’operato del governo italiano ed in particolare di Tajani: “Oltre al silenzio assordante dei trenta giorni appena trascorsi, nelle dichiarazioni del Ministro non si trova alcuna traccia di una condanna formale per le violazioni del diritto internazionale subite dagli attivisti durante la prigionia, né un riconoscimento per il ruolo cruciale giocato dalla mobilitazione internazionale della società civile. Continua infatti anche oggi mercoledì 24 giugno, la campagna in collaborazione con Amnesty “Free Them All” in una nuova giornata di mobilitazione nazionale: sono previsti presidi e incontri in numerose città italiane e presso le sedi istituzionali di Milano, Bologna, Parma, Bari, Napoli”. “Esigiamo che le nostre istituzioni si muovano con interventi diplomatici ad alto livello, formali condanne contro le violazioni del diritto, attivazione di sanzioni mirate contro i responsabili e la sospensione di ogni forma di cooperazione- si legge nella nota della Global Sumud Italia- La liberazione di Dina e Domenico è un primo passo, ma la comunità internazionale non può chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti umani e sulla criminalizzazione del crescente movimento internazionale verso la Palestina, oggetto di impedimento e rischio su tutti i fronti”.

di: Redazione - 24 Giugno 2026

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