L'intesa

Iran-Usa, c’è l’accordo tra le parti: venerdì la firma in Svizzera tra i nodi di Hormuz, Libano e del nucleare di Teheran

Esteri - di Carmine Di Niro

15 Giugno 2026 alle 10:03

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AP Photo/Alex Brandon
AP Photo/Alex Brandon

Fragile e dai punti oscuri, ma l’accordo c’è. Venerdì 19 giugno Iran e Stati Uniti firmeranno in Svizzera un accordo per mettere fine alla guerra in corso dallo scorso febbraio nel Golfo Persico e in Medio Oriente, come annunciato domenica sera dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, colui che ha personalmente mediato tra le parti per ottenere l’intesa. Un memorandum ufficialmente confermato da entrambe le parti, sia dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che d’altra parte dava per imminente un accorda da diversi giorni, sia dal regime di Teheran tramite il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.

Sui punti dell’intesa resta però il mistero. Sharif ha dichiarato che l’accordo che verrà firmato il 19 giugno in Svizzera prevede la fine “immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano”, lì dove l’Iran è presente politicamente e militarmente grazie ad Hezbollah, il “partito di Dio” finanziato da Teheran che da mesi è obiettivo di Israele, che così sta inoltre occupando chilometri e chilometri del Libano meridionale.

Non a caso stamani il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha escluso il ritiro dell’IDF dal Libano, non considerandosi vincolato dalla clausola contenuta nell’accordo con l’Iran. Secondo fonti israeliane, Netanyahu ha chiarito che le Forze di Difesa Israeliane manterranno le loro attuali posizioni in Libano e continueranno a operare per contrastare la minaccia di Hezbollah. Tesi ribadita anche dal suo ministro Itamar Ben Gvir, esponente dell’estrema destra religiosa: “L’accordo di Trump non ci vincola. Israele non è subordinato agli Stati Uniti. Siamo un Paese indipendente e sovrano”, le parole del ministro della Sicurezza interna a commento dell’intesa tra Washington e Teheran.

D’altra parte Israele ha un ruolo chiave nel Medio Oriente e nella vicenda iraniana, da alleato di Trump ma anche come “sabotatore” di diversi tentativi di intesa. Anche quest’ultimo, faticosamente raggiunto grazie alla mediazione del Pakistan, era stato messo a repentaglio da un violento attacco dell’IDF nel Libano mentre le parti erano ad un passo dal via libera all’accordo. Bombardamenti su Beirut che avevano spinto Trump all’ennesima reazione furiosa contro l’amico Bibi: “L’attacco di questa mattina a Beirut non sarebbe dovuto accadere, soprattutto in un giorno così speciale, quando siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran”, aveva scritto il presidente Usa su Truth. Ben diversi i toni utilizzati in una intervista al giornalista di Axios Barak Ravid: “Perché Bibi ha dovuto sferrare quel cazzo di attacco? Ero davvero incazzato nero. Gliel’ho fatto sapere. Non ha un cazzo di buon senso. Gliel’ho fatto sapere”, le parole al veleno del tycoon.

Ma cosa prevede l’intesa che verrà siglata venerdì in Svizzera? Secondo Trump l’accordo raggiunto col regime dell’Ayatollah Khamenei consentirà la riapertura dello stretto di Hormuz “permanentemente esente da pedaggi”, ha spiegato il leader Usa al New York Times. In realtà, secondo l’agenzia iraniana Fars che cita fonti informate, l’Iran avrebbe aggiunto all’ultimo momento nell’accordo con gli Stati Uniti una clausola sull’imposizione di un pedaggio alle navi in transito dallo Stretto di Hormuz: la fase senza addebiti resterebbe in vigore solamente per 60 giorni. Questo – viene sottolineato da Fars – significa che gli Usa avrebbero “accettato il principio della riscossione di tariffe” ottenendo però un’esenzione provvisoria.

Non è chiaro cosa contenga l’accordo sull’altra questione dirimente per Washington, ovvero il futuro del programma nucleare iraniano su cui il regime non si è mostrato disposto a fare concessioni. Quel che è certo è che l’intesa darà il via ad un periodo di negoziazione di 60 giorni volto a raggiungere un accordo finale tra le parti, con colloqui preparatori tra Stati Uniti ed Iran che si terranno a Doha prima del vertice di Ginevra di venerdì.

E l’Europa? Bruxelles si dice pronta a dare il proprio contributo con una propria missione marittima internazionale per “accompagnare” la riapertura dello Stretto di Hormuz e provvedere a “sminare” il corso d’acqua. Anche l’Italia, come dichiarato dalla premier Giorgia Meloni, potrebbe essere della partita: “Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, le parole di Meloni.

15 Giugno 2026

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