"Dire grazie a Lea"
Legge Bacchelli per Lea Melandri: la mobilitazione per l’attivista, scrittrice, saggista, insegnante femminista
"Una presenza di infinita generosità, votata a un impegno che ha sempre seguito strade lontane dal denaro e dal potere. È arrivato il momento di dirle grazie"
Cultura - di Antonio Lamorte
Si mobilita la base e oltre, non soltanto il mondo del femminismo, per Lea Melandri. Saggista, scrittrice, giornalista, attivista, insegnante, femminista di spicco del movimento italiano. Per oltre cinquant’anni impegnata e attiva a livello politico e intellettuale. A 85 anni non ha un reddito. Per sostenerla è stata lanciata la campagna per assegnarle il vitalizio sulla base della legge Bacchelli. È stata chiamata: Dire grazie a Lea.
“Intere generazioni hanno potuto incontrare la ricchezza delle analisi di Lea Melandri nelle assemblee dei movimenti – si legge nel testo che invita alla mobilitazione – durante la sua attività di divulgazione o nei suoi corsi di ‘scrittura di esperienza’. Una presenza di infinita generosità, votata a un impegno che ha sempre seguito strade lontane dal denaro e dal potere. È arrivato il momento di dirle grazie. Oggi Lea è anziana e indigente. Rischia di non avere i mezzi per curarsi. Sosteniamo la sua candidatura per l’assegnazione del contributo economico vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli a favore di persone che si sono distinte per meriti eccezionali nei campi della cultura, delle arti, della ricerca scientifica e dell’innovazione ma si trovano in condizioni di particolare ristrettezza. Sarebbe il dovuto riconoscimento materiale da parte della Repubblica nei confronti di una vita spesa per cause giuste e per un’opera che oggi è patrimonio della cultura italiana”.
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Figlia di due mezzadri romagnoli, provincia di Ravenna, diplomata con il massimo dei voti al liceo classico, vinse il concorso per accedere alla Scuola Normale superiore di Pisa che lasciò dopo due anni per “lo studio ottusamente specialistico” e l’ambiente che descriveva come classista. Si sarebbe laureata in lettere e filosofia all’Università di Bologna e divenne insegnante alle medie e al liceo, insegnò anche nei corsi per l’istruzione di lavoratori e lavoratrici.
Ha attraversato il femminismo degli anni Sessanta, ha sempre mantenuto un legame forte con i movimenti degli anni ’70, si è scontrata quelli della differenza degli anni ’80. Ha partecipato al movimento degli insegnanti non autoritari, ha scritto per Il Corriere della Sera, L’Unità, Il Fatto Quotidiano tra gli altri, ha fondato le riviste L’erba voglio e Lapis, ha scritto Amore e violenza: il fattore molesto della civiltà e Come nasce il sogno d’amore, altri scritti sono stati inseriti nel volume L’infamia originaria tradotto anche all’estero. In La mappa del cuore – Lettere di adolescenti a una femminista ha raccolto le lettere che le scrivevano ragazze e adolescenti. Melandri ha contribuito a introdurre nel dibattito italiano sul femminismo la psicanalisi e l’esperienza personale.
La legge Bacchelli venne approvata nel 1985 durante il governo del Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi, istituiva un fondo di sostegno per “cittadini illustri”. I requisiti per accedervi sono un particolare stato di necessità economica, nessuna condanna penale, speciali meriti nei campi culturale, scientifico, sportivo e sociale. I meriti vengono valutati da una commissione. Lo scrittore Riccardo Bacchelli morì prima di poter usufruire del vitalizio. Della legge in passato hanno beneficiato tra gli altri la poetessa Alda Merini, i poeti Dario Bellezza e Aldo Nove, lo scrittore Daniele Del Giudice, la scrittrice Anna Maria Ortese.
“Penso che pure nella varietà delle pratiche, c’è una base comune: la lotta per sottrarre il corpo delle donne alla materialità dell’oppressione, e la conquista della loro individualità al di fuori di ruoli e funzioni con cui sono sempre state identificate. Oggi si parla di generi nel senso maschile e femminile ma non si dice che genere femminile per millenni è stato solo la donna, non le donne. Il femminile era considerato un tutto omogeneo, mentre gli uomini si sono sempre pensati come individui distinti”, ha dichiarato in un’intervista a Simonetta Sciandivasci su La Stampa. “Lea Melandri continua a essere un punto di riferimento imprescindibile per le nuove generazioni – ha scritto su Internazionale Annalisa Camilli – intervenendo con generosità e capacità di ascolto su riviste e giornali e con i suoi laboratori di scrittura, una presenza preziosa capace di costruire ponti e ancora smascherare i meccanismi profondi di violenza, sopraffazione e potere”.