La rottura
Picierno lascia il PD, il lungo addio della “separata in casa” in rotta con Schlein: “La casa dei riformisti non c’è più”
Politica - di Carmine Di Niro
Il lungo addio si è concretizzato in una intervista a Il Foglio, quotidiano di Claudio Cerasa che l’ha spesso ospitata per mandare bordate al suo stesso partito, in cui annuncia la scelta di lasciare il PD. Pina Picierno, eurodeputata casertana, vicepresidente del Parlamento europeo, molla i Democratici dopo esser stata da mesi una “separata in casa”.
Formalmente Picierno uscirà dal gruppo S&D al Parlamento Europeo, i Socialisti e Democratici, per entrare in quello di Renew, i liberali europei che sono la “famiglia” di Italia Viva e Azione: per il momento Picierno non ha annunciato il passaggio in altri partiti, ma appare probabile nel futuro prossimo un passaggio tra le fila proprio del partito di Carlo Calenda.
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Tanti i punti di rottura in questi mesi tra Picierno e la nuova linea del Partito Democratico impressa dalla segreteria Elly Schlein, ultimo il referendum sulla giustizia per cui la vicepresidente del Parlamento Ue aveva fatto campagna per il Sì, schierandosi assieme ad altri esponenti dell’ala cosiddetta “riformista” contro il suo stesso partito. Posizione di minoranza che aveva scatenato anche una notevole campagna social contro di lei da parte degli stessi iscritti Dem, che ne chiedevano “la testa” e dunque l’uscita, volontaria o meno, dal partito. Ultima goccia però è stato il via libera dal Nazareno alla candidatura del capogruppo Nicola Zingaretti nella corsa alla vicepresidenza del Parlamento europeo che andrà al rinnovo nella seconda metà della legislatura, al posto della stessa Picierno.
Quindi gli altri due temi di scontro con la leadership del suo partito: l’Ucraina e i rapporti col Movimento 5 Stelle. Su Kiev per Picierno “se oggi esiste un luogo nel quale si misurano la credibilità, la forza e persino il futuro delle democrazie europee, quel luogo è Kiev”, spiega a Il Foglio l’ormai ex esponente Dem. “Per questo continuo a guardare con stupore ai distinguo, ai silenzi e alle esitazioni che accompagnano il dibattito italiano sull’Ucraina. Come se la guerra scatenata da Putin fosse una questione periferica e non la più radicale sfida all’ordine democratico europeo dalla fine della Guerra fredda. Ma c’è un aspetto che troppo spesso viene ignorato. In questi anni l’Ucraina non ha soltanto difeso il proprio territorio. Ha dato una lezione all’Europa”, le sue parole.
Quindi la questione dei rapporti col Movimento 5 Stelle, che secondo Picierno “è cambiato profondamente rispetto alle sue origini” avendo “perso carica di novità, talvolta confusa ma certamente dirompente, che aveva caratterizzato la sua fase iniziale e si è progressivamente adattato ai rituali più tradizionali della politica italiana. Sono passati dall’uno vale uno al Conte al governo vale”. Ma soprattutto per Picierno il punto “non è il destino del Movimento” ma “l’influenza culturale che il populismo ha esercitato sull’intero sistema politico italiano”.
Quanto all’addio, che nel Pd segue quello dell’altra “riformista” Marianna Madia, deputata passata tra le fila di Italia Viva, Picierno dice che “di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito Democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste”. “La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”, la ‘summa’ del pensiero picierniano.
Tra i primi a commentare l’uscita dell’europarlamentare dal Partito Democratico, non a caso, è proprio Carlo Calenda. “Pina Picierno ha avuto il coraggio di lasciare il Partito democratico per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l’europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera – Ucraina in primis – non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi. Spero che potremo lavorare insieme per costruire un’alternativa europeista, liberale e riformatrice al bipopulismo”, ha scritto su X il leader di Azione.