Il pressing su L'Avana

Cuba come il Venezuela, il dipartimento di Giustizia Usa incrimina l’ex presidente Raúl Castro: Trump punta al “regime change”

Esteri - di Carmine Di Niro

21 Maggio 2026 alle 10:34

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Cuba come il Venezuela, il dipartimento di Giustizia Usa incrimina l’ex presidente Raúl Castro: Trump punta al “regime change”

Fare di Cuba un nuovo Venezuela, ovvero portare il regime di L’Avana al collasso come fatto lo scorso gennaio con l’arresto-sequestro dell’ormai ex presidente Nicolas Maduro, sostituendolo con un leader più “compiacente” con la Casa Bianca come l’attuale presidente Delcy Rodriguez.

È questo l’obiettivo di Donald Trump, che non lo nasconde neanche in pubblico, nelle interviste e sui social. Per accelerare questo piano a Washington si è fatto ricorso al dipartimento della Giustizia, che tramite la procura federale di Miami ha incriminato per omicidio Raúl Castro, 94 anni, ex presidente di Cuba e fratello dello storico leader cubano Fidel Castro.

Si tratta di un obiettivo simbolico per colpire il regime cubano: Castro infatti, pur non avendo alcun incarico ufficiale di governo, è ancora considerato un personaggio particolarmente influente per la politica dell’isola, seppur non appaia in pubblico da tempo e il suo stato di salute sia probabilmente fragile.

L’episodio contestato è quello dell’abbattimento nel 1996 di due piccoli aerei di un’associazione statunitense che forniva assistenza e soccorso alle persone che scappavano da Cuba via mare. I due Cessna partiti da Miami, parte della missione dell’associazione Hermanos al Rescate, fondata alcuni anni prima da esuli cubani anti-castristi, vennero abbattuti un jet Mig cubano: la Difesa di L’Avana sosteneva che i due aerei fossero entrati nello spazio aereo cubano. Un “incidente” in cui morirono tre cittadini statunitensi e un cubano residente negli Usa.

Con Raúl Castro, all’epoca ministro della Difesa e responsabile delle forze armate, sono imputate cinque persone, di cui non è stata diffusa l’identità: l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata all’uccisione di cittadini statunitensi, omicidio e distruzione di un aeromobile. In particolare la procura federale di Miami accusa Castro di aver espressamente autorizzato l’operazione militare.

L’attuale presidente Miguel Díaz-Canel l’ha definita una manovra politica “priva di ogni fondamento legale” che si basa su una versione “distorta dei fatti”. Si tratta, come evidente, di un procedimento giudiziario strumentale alle politiche trumpiane, che da mesi minaccia di “prendersi” l’isola di Cuba e rovesciare il regime comunista che da decenni governa il Paese: atteggiamenti e azioni che vanno nella direzione opposta ai timidi tentativi di trattative tra le parti, in corso da alcune settimane tra Washington e il governo del presidente Miguel Díaz-Canel con l’arrivo sull’isola anche del direttore della CIA.

Tra il metodo utilizzato in Venezuela e quello ora in atto contro Cuba c’è un parallelo evidente: anche Maduro, prima dell’arresto, venne incriminato formalmente per traffico di droga. Le somiglianze però si fermano qui. È improbabile allo stato attuale che la Casa Bianca inizi in tempi brevi un’operazione militare contro Cuba, anche perché le sue forze militari allo stato attuale sono largamente impegnate in Medio Oriente. Ci sono poi differenze sul piano politico interno: a Caracas l’opposizione politica al regime di Maduro era forte, seppur indebolita da arresti indiscriminati, mentre a L’Avana è praticamente inesistente e le proteste, seppur in crescita, restano sporadiche e poco organizzate.

21 Maggio 2026

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