Maggioranza in ordine sparso

Le “vacanze romane” di Pahlavi, il figlio dell’ex Scià spacca la destra: Terzi contro il “rappresentante del regime”

Esteri - di Carmine Di Niro

16 Aprile 2026 alle 13:23

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Le “vacanze romane” di Pahlavi, il figlio dell’ex Scià spacca la destra: Terzi contro il “rappresentante del regime”

Interviste, incontri, una presenza da vera star. È stata la giornata romana di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià dell’Iran deposto dalla rivoluzione nel 1979 che portò poi Teheran sotto la guida del regime degli Ayatollah.

Sostanzialmente scaricato da Donald Trump, che non ha mai visto in lui, che pure vive da oltre 40 anni negli Stati Uniti, l’uomo giusto per guidare l’Iran o la transizione verso una forma di democrazia nel Paese, Pahlavi ha ricevuto ben altra accoglienza dalle nostre parti.

Intervistato da Bruno Vespa in Rai, dal filo-israeliano Maurizio Molinari su Repubblica, ma soprattutto ricevuto da diversi esponenti di spicco del centrodestra di governo, con le varie photo-opportunity comparse sui social in compagnia di Maurizio Gasparri e Stefania Craxi, presidente della Commissione Esteri e Difesa e neo capogruppo di Forza Italia al Senato.

Pahlavi li ha incontrati mercoledì pomeriggio a Montecitorio in un meeting assieme ad una delegazione di parlamentari del centrodestra, in particolare una folta delegazione della Lega, a partire dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari seguito da un buon numero di parlamentari del Carroccio. “Sono arrivato a Roma per incontrare i leader politici e aziendali italiani. Mi assicurerò che la voce del popolo iraniano non sia messa a tacere e discuterò dell’unica vera via per la pace, la sicurezza e la prosperità del mondo: la liberazione dell’Iran dalla Repubblica Islamica”, era stato il messaggio lanciato via social da Pahlavi per annunciare la sua visita in Italia.

Eppure non tutta la maggioranza di governo rema nella stessa direzione del figlio dello Scià. C’è infatti chi mostra pubblicamente una posizione nettamente in contrasto con la narrativa in favore di Pahlavi e di un suo possibile ritorno in Iran come “salvatore della patria”: è quella di Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri nel governo Monti e oggi senatore di Fratelli d’Italia dopo una lunga carriera diplomatica.

Le sue sono parole di fuoco e, beninteso, fondate: Terzi definisce Pahalavi come “rappresentante di un regime dittatoriale che ha ucciso migliaia di iraniani e intende conquistare il potere in Iran con l’aiuto di potenze straniere per portare avanti le stesse politiche perseguite da suo padre”, sottolineando come sia “risaputo” che “negli ultimi due mesi ha ripetutamente esortato gli Stati Uniti e Israele ad attaccare l’Iran”.

Terzi non è un sostenitore del regime attuale, anzi, tutt’altro. Ma nella lotta di potere in corso anche nell’opposizione all’Ayatollah, l’ex ministro è schierato per un altro “partito”, quello di Maryam Rajavi.

Presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, che l’ha addirittura designata come “presidente della resistenza iraniana per il periodo di transizione della sovranità al popolo”, Rajavi rappresenta di fatto l’eredità dei Mujahedeen-e Khalq, “i mujahiddin del popolo” che oggi sono la principale componente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ma con minor seguito dei monarchici filo-Pahlavi in Iran e nella resistenza all’estero. Per oltre un decennio Stati Uniti ed Unione Europea hanno designato il MEK come “organizzazione terrorista”. Terzi da tempo ormai sostiene le iniziative di Rajavi e del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, condividendo anche via social la piattaforma politica della leader del MEK.

16 Aprile 2026

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