La maxi indagine

Frana di Niscemi, 13 indagati per i mancati interventi: ci sono gli ultimi 4 presidenti della Regione, anche il ministro Musumeci

Cronaca - di Redazione

15 Aprile 2026 alle 12:26

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Frana di Niscemi, 13 indagati per i mancati interventi: ci sono gli ultimi 4 presidenti della Regione, anche il ministro Musumeci

Una maxi inchiesta che vede sul registro degli indagati 13 tra tecnici e “big” della politica. È arrivata l’attesa svolta nelle indagini sulla frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove un enorme smottamento del terreno ha trascinato a valle della cittadina decine di case, con altri immobili rimasti sospesi nel vuoto costringendo ad evacuare e sfollare circa 1500 persone.

Tra le persone indagati figurano in particolare tutti i presidenti della Regione Sicilia in carica dal 2010 al 2026: si tratta di Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci (oggi ministro per la Protezione civile e per le politiche del mare nel governo Meloni, ndr) e Renato Schifani, indagati sia in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana, che in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico. Le ipotesi di reato sono di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.

Assieme ai quattro presidenti sono indagati dalla Procura anche i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Ati (associazione temporanea di imprese, ndr) che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000 dopo la prima frana del 1997. Le contestazioni non riguardano il primo periodo dopo il contratto, in cui vennero in effetti realizzate alcune opere, ma criticità emerse dopo il 2010.

Questione ripresa nel corso della conferenza stampa tenuta stamattina dal Procuratore capo di Gela Salvatore Vella: ”Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori”, ha ricordato il magistrato che coordina le indagini.

Nell’ambito della inchiesta per disastro colposo la Procura nei prossimi giorni sentiranno i primi indagati.  Vella ha poi precisato che la Procura si è data un programma diviso in tre fasi per l’indagine: la prima, ha spiegato il Procuratore, “riguarderà l’accertamento sulla mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto o evitare l’evento del 2026 o ridurlo perché i lavori previsti dopo la frana del ‘97 non sono stati realizzati. È la fase in cui ci troviamo e che ha generato gli attuali 13 indagati”, le parole di Vella.

Le indagini serviranno poi ad accertare perché le abitazioni nella cosiddetta “zona rossa”, quella più colpita dalla frana dello scorso gennaio e già interessata dalla frana del 1997, non siano state sgomberate e demolite, e perché siano stati costruiti lì altri edifici in seguito.

di: Redazione - 15 Aprile 2026

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