Il pantano iraniano
Netanyahu vuol far fallire la (fragile) tregua: Israele cerca la guerra eterna nel pantano iraniano e libanese
Il Libano devastato dai bombardamenti. 1500 morti in pochi giorni. Israele ha deciso di cercare di boicottare la tregua. Trump sbanda e fa un po’ di propaganda.
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Sul Libano cala il velo della “Oscurità eterna”, nome in codice della massiccia operazione militare israeliana: in un tempo piccolo, dieci minuti appena, 50 jet da combattimento sganciano qualcosa come 160 bombe su 100 obiettivi in vari quartieri della capitale Beirut, sulla valle della Beqaa e nel Sud del Paese. Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano è di 254 morti e 1.165 feriti. Lo riferisce Al Jazeera citando la Protezione civile libanese.
Gli attacchi israeliani contro il Libano rappresentano un «grave pericolo» per il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, ha avvertito il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, come riporta Afp. «La prosecuzione dell’attività militare in Libano rappresenta un grave pericolo per il cessate il fuoco e per gli sforzi volti a una pace duratura e globale nella regione», ha affermato il portavoce in una dichiarazione, ribadendo l’;appello per la cessazione immediata delle ostilità. «Hezbollah ha trascinato il Libano nella guerra, ma il diritto di Israele all’autodifesa non giustifica l’infliggere una distruzione così massiccia: gli attacchi israeliani hanno causato centinaia di vittime la scorsa notte, rendendo difficile sostenere che azioni così pesanti rientrino nell’ambito dell’autodifesa». Lo afferma l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas su X.
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Gli attacchi israeliani di mercoledì sul Libano sono stati i più intensi e violenti dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Sono stati attacchi diversi anche per le zone colpite: aree densamente popolate che finora erano state considerate perlopiù sicure perché non direttamente collegate al gruppo Hezbollah, alleato dell’Iran e nemico di Israele. A un certo punto gli israeliani hanno compiuto un centinaio di attacchi nel giro di 10 minuti, senza lasciare praticamente tempo alla popolazione di cercare riparo. Negli attacchi sono state uccise intere famiglie e distrutti edifici abitati da centinaia di persone. Gli ospedali della città sono andati in crisi per il gran numero di feriti arrivati nel giro di poco tempo e sono stati lanciati appelli per le donazioni di sangue in tutto il paese. Oltre 1,2 milioni di libanesi sono stati sfollati dall’inizio della guerra, più di 130mila sono ospitati in 660 centri sovraffollati a Beirut, come scuole o impianti sportivi. Molti degli sfollati provengono dalla zona a sud del fiume Litani (anche chiamato Leonte), oggetto di operazioni militari israeliane che hanno ormai le dimensioni di un’invasione. Israele ha posizionato sei divisioni del suo esercito all’interno del territorio libanese (più di 60mila soldati) e ha distrutto tutti i ponti sul fiume Litani, che scorre parallelamente al confine, circa 25 chilometri più a nord.
L’obiettivo è isolare questa parte di Libano e, almeno ufficialmente, creare una zona a protezione delle comunità che abitano il nord di Israele e che vengono frequentemente colpite dai lanci di razzi di Hezbollah. Le componenti più radicali del governo di destra israeliano guidato da Benjamin Netanyahu parlano però espressamente di annessione dell’area, sostenendo che il fiume debba essere il nuovo confine tra Israele e Libano. La Francia condanna con “la massima fermezza i massicci attacchi aerei condotti da Israele contro il Libano, che hanno colpito numerosi quartieri di Beirut” si legge in una nota diffusa dal ministero degli Esteri della Francia, dopo la condanna già espressa ieri sera dal presidente, Emmanuel Macron. “Le autorità libanesi – prosegue il Quai d’Orsay – hanno inizialmente riportato un bilancio preliminare di almeno 250morti e oltre 800 feriti, tra cui molti civili. Queste cifre portano il numero totale delle vittime a oltre 1.500. Questi attacchi – proseguono a Parigi – sono tanto più inaccettabili in quanto mettono a repentaglio il cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran”. La tregua, ribadisce la diplomazia d’Oltralpe, “deve includere il Libano per porre fine alle ostilità su scala regionale e aprire la strada a una soluzione della crisi che garantisca le condizioni per una pace regionale duratura”.
Tre dei dieci punti proposti da Teheran per un accordo di tregua con gli Usa e definiti da Donald Trump come “una buona base di negoziazione” sono stati “apertamente e chiaramente violati”. Lo sottolinea in una nota il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, capo negoziatore degli ayatollah, avvertendo che “in questa situazione una tregua bilaterale e i colloqui sono irragionevoli”. Nella nota, Ghalibaf punta il dito sulla “violazione” del punto che “includeva anche il Libano” nella tregua. Il Libano chiede colloqui diretti con Israele, riferisce Al Jazeera. Ma per ora Netanyahu fa come gli pare. E ciò che gli pare è la guerra perpetua. Israele continuerà a colpire il movimento sciita libanese filoiraniano Hezbollah «ovunque sia necessario» in Libano, ha detto il primo ministro israeliano, in un messaggio in lingua ebraica su X, dopo che l’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso Ali Yusuf Harshi, segretario del leader di Hezbollah Naim Qassem. «Il nostro messaggio è chiaro: chiunque agisca contro i civili israeliani sarà preso di mira. Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario». «Continuiamo a colpire Hezbollah con forza, precisione e determinazione», ha sottolineato il premier. Nel suo vocabolario non esiste la parola “tregua”. Tantomeno “pace”.
In questo scenario tutt’altro che pacificato, arriva l’immancabile twittata del tycoon. “Tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitensi, con munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la persecuzione e la distruzione letale di un nemico già sostanzialmente indebolito, rimarranno in Iran e nelle aree circostanti fino a quando il vero accordo raggiunto non sarà pienamente rispettato». Lo ha scritto il presidente Usa Donald Trump sul social network Truth. «Se per qualsiasi motivo – ha aggiunto Trump – ciò non dovesse accadere, il che è altamente improbabile, allora “inizieranno gli scontri a fuoco più grandi, migliori e più forti di quanto si sia mai visto prima. Nel frattempo, il nostro grande esercito si sta preparando e riposando, in attesa della sua prossima conquista. L’AMERICA È TORNATA!». Tornata indietro. “Nonostante l’Iran abbia subito ingenti danni materiali e gravi perdite di vite umane, ne esce strategicamente più forte”, ha affermato Peter Ricketts, ex consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito. “Il regime è sopravvissuto. Ha dimostrato l’enorme leva che gli conferisce il controllo dello Stretto di Hormuz.” ”Non è affatto una vittoria, nel senso che gli Stati Uniti non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi militari”, rimarca Dalia Fahmy, direttrice delle relazioni internazionali alla Long Island University, a Bloomberg TV. “Anzi, la guerra è costata agli Stati Uniti molto più del previsto.”
Inoltre, annota il report di Bloomberg, “Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica resta intatto e potrebbe probabilmente radicalizzarsi ulteriormente e ricostruire rapidamente il proprio programma missilistico, hanno affermato le fonti. Teheran avrebbe concluso che le sue capacità con i droni sono sufficienti a creare problemi significativi agli Stati del Golfo e avrebbe ottenuto la conferma che la sua leva sullo Stretto di Hormuz è in grado di innescare una crisi energetica globale tale da scoraggiare futuri attacchi. Resta inoltre poco chiaro fino a che punto la guerra abbia indebolito il programma nucleare iraniano, e i leader potrebbero essere stati incentivati a rilanciare le ambizioni di dotarsi della bomba, secondo diplomatici europei. Un elemento chiave ancora incerto è l’influenza che Teheran sarà in grado di esercitare nel lungo periodo sullo stretto, ha osservato uno dei funzionari, sottolineando con preoccupazione che nel comunicato sul cessate il fuoco si afferma che il transito sarà consentito in coordinamento con l’esercito iraniano. Se l’Iran riuscisse a dettare le condizioni di passaggio o addirittura a imporre pedaggi, ne uscirebbe in parte rafforzato dal conflitto, hanno aggiunto. Secondo una fonte a conoscenza dei negoziati, che ha chiesto di non essere identificata per la sensibilità delle informazioni, l’Iran punta a ottenere un controllo permanente della via marittima dopo la fine della guerra. Durante la tregua, Teheran cercherebbe di garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto sotto il coordinamento delle proprie forze armate, gettando le basi per un assetto futuro”.
La conclusione è una sentenza per il tycoon. “C’è stato un enorme danno, un costo economico e umano che non abbiamo ancora davvero quantificato”, ha dichiarato Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Nord Africa di Chatham House, a Bloomberg TV. “Le relazioni nella regione sono state riportate indietro, direi, di un decennio se non di due.”